Fotografia: l’eterna rivalità tra “La Bussola” e “La Gondola”

Giuseppe Cavalli e Paolo Monti furono i due maggiori rappresentanti

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Foto di Paolo Monti
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  • di Gianluca Donati:

Il Gruppo fotografico La Bussola è stato un’associazione di fotografi italiana creata nel 1947 a Milano con l’obiettivo di promuovere la fotografia come arte dal punto di vista professionale, e non semplicemente documentario, secondo un’idea di rinnovamento. Il fondatore e ideatore del gruppo fu il maestro Giuseppe Cavalli che insieme a Mario Finazzi, Ferruccio Leiss, Federico Vender e Luigi Veronesi, firmarono il Manifesto del gruppo fotografico La Bussola, pubblicato, nel maggio del 1947, sul numero 5 della rivista “Ferrania” al quale aderì Fosco Maraini.

È importante comprendere il contesto storico e il clima ideologico – politico che ispirò il gruppo; l’Italia era appena uscita dal regime fascista e dalla tragedia della guerra, e durante il ventennio, anche la fotografia, come ogni forma d’arte, aveva risentito dell’influenza dell’ideologia fascista, sia sul piano dei contenuti sia su quello formale. Giuseppe Cavalli fu avvocato, uomo di lettere, profondo conoscitore del filosofo liberale Benedetto Croce (citerà spesso a memoria passi del “Breviario” al giovane Giacomelli, chiedendogli poi opinioni a cui il “nostro” risponderà invariabilmente “non ho capito” o “non sono d’accordo”) ma anche esperto di tecnica e storia della fotografia.

Nel Manifesto pubblicato da “Ferrania”, lo storico circolo esprime chiaramente le loro idee “liberali-crociane”, idee che influenzano forme e contenuti della fotografia, in chiara discontinuità con la retorica fascista. Lo stile di Cavalli prevede spesso soggetti astratti, spesso apparentemente insignificanti, ma fotografati in modo insolito e sempre in “High key” (chiave alta), ovvero immagini sovraesposte, quindi molto chiare, luminose e con tonalità di bianco e grigio tagliando fuori i toni scuri, stile estetico che ha come scopo quello di “idealizzare” e “spiritualizzare” la realtà, di trascenderla (le opere d’arte, per Croce, sono sostanzialmente immagini interiori, esistono solo “nelle anime che le creano o le ricreano”).

Tutti i fotografi de La Bussola, si ispirano a questi ideali, tanto che possiamo considerare il loro circolo fotografico, come “impegnato politicamente” con la “destra liberale”. Presto però, il gruppo di Cavalli dovrà confrontarsi con il Circolo Fotografico Venezia, “la Gondola”, fondata nel 1948 dal maestro Paolo Monti, considerato uno dei più grandi intellettuali della fotografia italiana, e che assieme ad alcuni amici (Gino Bolognini, Giorgio Bresciani e Luciano Scattola), firmarono un “contromanifesto” ispirato al neorealismo (e quindi politicamente schierato con il marxismo).

La rivalità tra La Bussola e la Gondola fu forte, e soprattutto tra i due reciproci fondatori: Cavalli e Monti, che avevano due concezioni diametralmente opposte della fotografia. In seguito a un aumento del numero dei membri del suo gruppo, Giuseppe Cavalli decise di fondare nel 1954 un nuovo gruppo denominato Associazione Fotografica Misa, indubbiamente il miglior circolo fotografico italiano di sempre. Tra i nuovi membri c’erano fotografi giovani come, Renzo Tortelli, Ferruccio Ferroni, Piergiorgio Branzi, Alfredo Camisa e soprattutto, il maestro Mario Giacomelli, probabilmente il più grande fotografo italiano di sempre.

Esattamente come l’adesione a La Bussola, era in qualche modo vincolata alla condivisione del Manifesto “liberale – crociano”, anche il Misa era influenzato da questa idea, ma contrariamente a La Bussola, lasciava maggior libertà e autonomia ad ogni singola scelta stilistica degli autori. E se Giacomelli fu il pupillo di Cavalli (il quale lo stimava enormemente), paradossalmente lo stile di Giacomelli si distaccò enormemente da Cavalli, prediligendo bianchi e neri fortemente contrastati, molto ispirati proprio dalla fotografia del “rivale” Paolo Monti. Raccontava Giacomelli: “Cavalli diceva che era il nemico pubblico n° 1, ma a me Monti mi faceva morire!”.

Nel “Misa” non c’è la presenza egemone delle idee di Cavalli come ne “La Bussola”, è un gruppo aperto, dove ognuno è libero di condurre le ricerche che vuole, e sono così inevitabili gli scontri, soprattutto tra Giacomelli e Cavalli stesso: “Cavalli purtroppo vedeva solo da una parte e allora litigavamo sempre”, avrà modo di dire Giacomelli. A differenza di Cavalli, Giacomelli dedicò tutta la sua carriera fotografica ai temi “sociali”, ma usando uno stile che oltrepassava il realismo documentaristico, interiorizzando la realtà, investendola di una spiritualità umana. E non a caso una sua foto del portfolio “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”, è diventata la foto italiana più famosa in Usa. Lo stile di Giacomelli appartiene alla corrente del “realismo magico”, ed egli fu probabilmente, il Federico Fellini della fotografia italiana.

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