Vicende umane e sentimenti taciuti in “Il silenzio grande”, pièce teatrale dal gusto quasi cecoviano

Ieri sera, 30 gennaio, in scena al Teatro Goldoni

Stefania Rocca e Massimiliano Gallo
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Pubblicato ore 14:00

  • di Simonetta Del Cittadino

LIVORNO – Dopo i successi del Commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone, Maurizio de Giovanni si è cimentato in questa sua prima pièce teatrale dal gusto quasi cecoviano che tocca una serie di corde intime, in una Napoli colta e borghese degli anni ’60; sono squarci di vita concentrati in pochi dialoghi e in uno spazio di tempo ristretto.

Protagonista della vicenda è Valerio Primic, Massimiliano Gallo, un famoso scrittore che da qualche tempo, ha la sindrome della pagina bianca ovvero non riesce più a scrivere e trascorre il suo tempo, chiuso nella biblioteca di casa limitando al massimo i suoi rapporti con la moglie Rose e i due figli: solo la domestica, come un’ombra fedele, condivide e chiarisce tutti i punti neri di una storia che arriva alla narrazione onirica e straniata e quindi modernissima. Ma le esigenze aumentano e la casa, vero tempio per Primic, va venduta e con essa tutte le storie che vi si sono snodate.

Il silenzio grande. Foto: M. Giusto

Perché la vita, quella vera a volte non la conosciamo, o volutamente la ignoriamo, preferendo, come spesso succede, tanti piccoli silenzi a cui occorre un tempo infinito per essere accettati ma il tempo in questo struggente lavoro, si dilata, si fa ricordo intriso di verità non svelate. E allora ecco il “Silenzio grande” (in scena ieri sera, 30 gennaio al Teatro Goldoni), un susseguirsi di sorprese, dove ciascuna scena è al contempo tragica e comica e seppure le dinamiche familiari siano ricche di omissioni, silenzi, segreti, sono al contempo ricche di sentimenti spesso non espressi, perché quello che non manca è la presenza di affetto profondo che lega tutti i componenti e un senso di continuità che unisce il passato al presente carico di preoccupazioni. Nessuna parola va perduta, pare che dica l’autore, tutto ritornerà in un giro eterno di cui, con un assoluto coup de theatre, ripercorreremo alla fine l’ultimo miglio.

Ottima la regia di Gassmann che, come in altri precedenti lavori, ci suggerisce, se mai ce ne fosse bisogno, quanto il teatro ricerchi e rappresenti la realtà e che la condivisione di un’emozione può avvenire soltanto sulla scena perché lì e solo lì si crea un’energia fantastica tra attori e spettatori.

Sul palco, molto bravi e sempre in parte, Stefania Rocca, Antonella Merea, una bravissima Bettina, Paola Senatore e Jacopo Sorbini. Ma a raccontare la bellissima umanità di Maurizio De Giovanni, è stato Massimiliano Gallo, un artista immenso, antico e moderno, popolare e non, che ha stupito e inchiodato il pubblico mostrando la duttilità che deve avere un grande attore nel rappresentare il grande mistero della vita che ci stupisce sempre.
Massimiliano Gallo e Alessandro Gassman: due figli d’arte che non hanno sbagliato mestiere, il che non è scontato. Applausi lunghissimi del numeroso pubblico presente. Fa bene al cuore vedere tanta gente in sala.

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