Totò, a 50 anni dalla morte, resta il Principe della risata

Famose le sue "macchiette" mimiche

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Totò nei panni di Pinocchio
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  • di Gianluca Donati:

Quest’anno sono 50 anni dalla morte del grande Totò (Antonio de Curtis), conosciuto e amato da più generazioni, soprattutto per i suoi film (molti dei quali recitati al fianco di un altro grande: Peppino De Filippo); egli fu anche drammaturgo, poeta, paroliere e cantante e diede un grande contributo al teatro.

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Una scena memorabile del film “Totòtruffa ’62”

Totò fa la sua apparizione in teatro in una regolare compagnia nel 1928. Debuttò a Napoli nei teatrini vicini alla ferrovia e nelle recite in provincia, insieme ai fratelli De Filippo.  Dal 1932 sino al 1939, Totò si dedica completamente all’avanspettacolo con varie compagnie che graviteranno tutte intorno alla sua persona.

L’avanspettacolo fu una forma di spettacolo che si avvaleva di compagnie dall’organico ridotto con due spettacoli al giorno della durata di 45 minuti circa, con copioni spesso improvvisati e pesanti battute a doppio senso, costumi di poco prezzo, in piccoli teatri dove si proiettavano i film di terza visione. Dal 1937 quando l’avanspettacolo inizia il suo periodo d’oro, si segnalano le macchiette mimiche de “Il pazzo“, “Il chirurgo“, “Il manichino“, che vengono molto apprezzate dal pubblico.

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Totò con Anna Magnani

Totò formò una compagnia teatrale che ebbe come spalla Mario Castellani e come prima donna, la grande Anna Magnani, futura premio Oscar (si rincontreranno  poi nel 1960, recitando insieme nel film di Mario Monicelli “Risate di gioia”). Tra le opere che i due grandi attori mettono in scena, da segnalare “Quando meno te l’aspetti“: lo spettacolo ottenne successi notevolissimi e fu rappresentato in tutta Italia fino al giugno del 1941.

Nel 1943 l’opera “Che ti sei messo in testa?” va in scena al “Valle” di Roma. Il titolo originale sarebbe dovuto essere “Che si sono messi in testa?” ma la censura lo fa cambiare a causa di allusioni alla pretesa nazifascista di tenere soggiogati interi popoli e di conquistare il dominio sul mondo. Una sera si sparge la voce dell’attentato a Hitler e Totò, che adatta il copione all’attualità di quei giorni, si presenta improvvisamente in scena con i baffetti e col ciuffo incerottato e fasciato, e attraversa la scena nel bel mezzo di un numero che tratta tutt’altro, e zoppicando scompare tra l’ilarità generale. Quella sera stessa un colonnello tedesco, suo amico, gli confida che il mattino seguente avrebbero arrestato sia lui che i fratelli De Filippo, (poiché anche loro avevano preso in giro i nazisti). Dopo aver avvertito Peppino, Totò scappa a Valmontone. Dopo la liberazione Totò riprende l’attività con “Con un palmo di naso” in cui Totò finalmente può mettersi nei panni di Mussolini e di Hitler.

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Totò e Peppino, il grande sodalizio

Nella biografia del principe della risata, c’è anche un aneddoto drammatico, relativo ad una relazione finita in tragedia che Totò ebbe con un’attrice e ballerina ligure dal burrascoso passato, Liliana Castagnola, che il 12 dicembre del 1929, si reca al Teatro Nuovo per ammirare Totò, e lo conquista con il suo conturbate fascino da femme fatale, così, dopo un breve corteggiamento, prenderà vita una relazione incendiata da una passione che si trasformerà in una morbosa gelosia, che finirà con il prendere il sopravvento su tutto il resto, segnandone il destino: la bella storia d’amore, com’è noto, finirà nel peggiore dei modi, la giovane “sciantosa” si ucciderà il 3 dicembre 1930 con il veleno in un alberghetto vicino a piazza Borsa.

Sconvolto dal gesto, Totò decise che le spoglie dell’amata perduta riposassero nella Cappella di famiglia e volle dare il suo nome alla figlia: Liliana. Totò le dedicherà anche una poesia e, inoltre, avrebbe conservato negli anni un fazzoletto sporco di rimmel, raccolto nella stanza della pensione che aveva visitato dopo la morte dell’attrice, ritenendo verosimilmente che Liliana vi si fosse asciugata le lacrime prima di morire.

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