Teatro Kabuki, l’arte di portare tutto all’estremo

La parola è formata da tre ideogrammi: ka (canto), bu (danza), ki (abilità)

kabuki
Un momento di uno spettacolo
  • di Gianluca Donati:

In una celebre intervista a Steven Spielberg, il regista racconta di una sua vecchia conversazione con l’amico Stanley Kubrick, il quale gli chiese se l’era piaciuto il suo film “Shining”; Spielberg, con sincerità gli disse che non gli era piaciuto molto (successivamente cambierà idea considerandolo addirittura uno delle sue pellicole preferite), e tra le cose che non aveva gradito, citò la recitazione di Jack Nicholson, che pur bravissimo, aveva “esagerato” con la sua recitazione da teatro “Kabuki”.

kabukiSe la recitazione teatrale è generalmente più “caricata” di quella cinematografica, nel teatro Kabuki, tutto è spinto all’estremo. E non solo la recitazione, ma anche il trucco, i costumi, le scenografie, ogni cosa appare quasi caricaturale. Il Kabuki, nasce in Giappone attorno all’inizio del XVII secolo (la leggenda narra nel 1603); la parola “kabuki” è formata da tre ideogrammi che significano, ka (canto), bu (danza), ki (abilità). La tradizione popolare tramanda il mito secondo il quale il Kabuki sarebbe stato fondato da un “miko” (una sacerdotessa dei santuari shintoisti), tale Izumo no Okuni, che reclutò alcune donne emarginate e le insegnò a cantare, danzare e recitare. Queste esibizioni divennero progressivamente sempre più popolari, e molte compagnie teatrali ne imitarono lo stile, diventando una delle forme d’intrattenimento più diffuse nei quartieri a luci rosse di Tokyo e di Kyoto.

In questa “prima fase”, il teatro Kabuki era recitato esclusivamente da attrici donne, anche per i ruoli maschili, e spesso, dopo gli spettacoli, queste donne, erano disponibili anche a prostituirsi. Nel 1629, questo genere di spettacoli fu proibito e le donne furono sostituite da giovani ragazzi e successivamente solo da maschi adulti che interpretavano ogni ruolo, sia maschile sia femminile; da allora nacque il Kabuki moderno tuttora praticato in Giappone, dove le danze hanno gradualmente lasciato sempre più spazio alla recitazione come fulcro degli spettacoli.

kabukiSe il teatro occidentale, è una derivazione del teatro che a partire dall’antica Grecia si è sviluppato e tramandato fino ad oggi, diversamente il Kabuki, ha uno schema differente, le sue opere non trattano argomenti esistenziali o meditazioni filosofiche e pure la trama e la caratterizzazione dei personaggi sono sostanzialmente fragili: gli avvenimenti sono narrati attraverso l’emotività dei personaggi singoli; il particolare prevale sempre su considerazioni morali o politiche di carattere generale, senza che tuttavia ciò impedisca che la tensione emotiva resti sempre altissima.

Il Kabuki fu l’espressione teatrale preferita dalla classe borghese cittadina emergente, che comprendeva commercianti, professionisti, artigiani e la novità di queste opere consisteva nella rappresentazione di fatti, solitamente drammatici, realmente accaduti. Il periodo d’oro per il Kabuki è stato quello Genroku (1673-1841); tra questi 2 secoli furono scritte molte delle opere più celebri, tra cui quelle del più celebre drammaturgo della storia giapponese, Chikamatsu Monzaemon. Le opere di teatro Kabuki sono raggruppate in tre categorie principali: Jidai-mono, le opere a tema storico, che raccontano soprattutto il mito degli antichi samurai, con storie spesso caratterizzate da elementi fantastici e leggendari, ispirati da poemi epici classici o da testi storici, addizionati da elementi magici e misteriosi. Sewa-mono sono invece ambientate nel mondo contemporaneo in cui furono scritte, raccontando storie di gente comune e il realismo delle storie viene rafforzato anche dalla forma della rappresentazione, scenografica e dei costumi. Shosagoto, le opere di danza.

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