Stanislavskij e il suo metodo sul concetto di immedesimazione

Opposto a quello di Bertolt Brecht

Stanislavskij
Konstantin Sergeevič Stanislavskij
  • di Gianluca Donati:

La settimana precedente abbiamo parlato di Bertolt Brecht e sulla sua tecnica recitativa basata sullo “straniamento” (clicca qui), ovvero, sul distacco formale dell’attore e della messa in scena. Questa volta invece, parleremo del metodo opposto, teorizzato da Konstantin Sergeevič Stanislavskij, detto: “Metodo Stanislavskij”, che pone alle basi dell’arte della recitazione, il concetto dell’immedesimazione.

Si tratta di una tecnica d’insegnamento della recitazione generalmente chiamata “psicotecnica”, inventata nei primi anni del 900, e che ha influenzato tutto il teatro e il cinema moderno. Il suddetto metodo, si fonda su un’azione di approfondimento psicologico del personaggio operato dall’attore, e sulla ricerca di una relazione tra l’interiorità del personaggio con l’attore che lo interpreta, dove, attraverso l’interpretazione, si tende a esternare intime emozioni interiori da provare realmente sulla scena.

StanislavskijI frutti della ricerca di Stanislavskij, furono raccolti in diversi libri, come ad esempio: “Il lavoro dell’attore su se stesso” o “Il lavoro dell’attore sul personaggio”. Fonte d’ispirazione per Stanislavskij fu il “Teatro d’arte di Mosca”, dal quale egli cercò di cogliere le diverse tecniche recitative, cercando di insegnarle alle future generazioni d’attori.

Secondo Stanislavskij, alla base dell’interpretazione, due sono i grandi processi: quello della personificazione e quello della reviviscenza. Il processo di personificazione prevede una tecnica di rilassamento muscolare, uno sviluppo dell’espressività fisica, dell’impostazione della voce, della logica e coerenza delle azioni fisiche e della caratterizzazione esteriore. Il processo di reviviscenza, invece, prevede che l’attore, onde evitare di finire col rappresentare sulla scena degli stereotipi, debba arricchire il più possibile il proprio bagaglio emotivo interiore, dal quale attingere, per mettere in scena dei sentimenti e delle emozioni del personaggio, realmente vissute dall’attore. Per raggiungere quest’obiettivo, tale bagaglio deve essere costantemente accresciuto tramite letture, viaggi, ed esperienze di ogni tipo. La reviviscenza è indispensabile affinché il “rivissuto” non resti un processo meccanico e inespressivo, ma perché la reviviscenza sia realmente autentica, occorre che sia in perfetta armonia con la personificazione, soltanto così l’attore sarà realmente capace di trasmettere quello che realmente “sente”.

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