Recensione. “A che servono gli uomini”, una storia attuale ricca di spunti sociologici

Sul palco ieri sera Nancy Brilli

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di Gianluca Donati

LIVORNO – Domani 9 febbraio la celebre regista e sceneggiatrice Lina Wertmüller riceverà l’Oscar alla carriera, durante la cerimonia dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences che si svolgerà al Dolby Theatre di Los Angeles. Già nel 1977 sfiorò l’Oscar per la migliore regia con il film, “Pasqualino Settebellezze”. Quella di domani sarà per lei una consacrazione totale, che s’impreziosisce anche dell’ottimo successo riscosso dalla commedia teatrale da lei diretta: “A che servono gli uomini”, interpretata da Nancy Brilli. Lo spettacolo è andato in scena ieri venerdì 7 febbraio al Teatro Goldoni.

Nancy Brilli impersona Teodolinda (per gli amici “Teo”), una donna in carriera delusa dagli uomini, che si considera realizzata nella sua vita da single, ma che sente la mancanza di un figlio. Un giorno viene a scoprire che il suo vicino di casa, lavora per un istituto di ricerche genetiche nel quale si pratica l’inseminazione artificiale. Con un pretesto, Teo trafugherà una provetta, riuscendo così a diventare madre, evitando i fastidi di un rapporto con l’altro sesso. Durante la gravidanza, in Teo crescerà il desiderio di conoscere l’identità del donatore e con uno stratagemma ci riuscirà, ma da questo momento in poi accadranno una serie di eventi e colpi di scena esilaranti.

Le note di “Com’è bella la città” di Giorgio Gaber, precedono l’apertura del sipario, ma a sorpresa, la Brilli entra in scena direttamente in mezzo alla platea cantando tra gli applausi del pubblico, per poi salire sul palcoscenico, dando inizio così allo spettacolo.

La scenografia (di Sissy Granata), è ben ingegnata, moderna e classica al tempo stesso. L’azione sul palco si svolge su due piani: in “larghezza”, e in “profondità”. La parte interna del palcoscenico è divisa in tre diverse aree, coincidenti a distinti appartamenti (due confinanti), rappresentati in modo semplice ed efficace da dei gradini, che conducano alle relative porte; abitazioni separate da “mura invisibili”, e che consentono al pubblico di seguire contemporaneamente gli avvenimenti nei diversi domicili.

La parte più esterna del palco invece, è occupata solitamente da un divano, dove si svolge gran parte della recita, e raffigura, alternamente le diverse abitazioni. Durante lo spettacolo, a scena aperta, il divano di casa Teo viene opportunamente retratto, facendolo scivolare lateralmente fino a uscire di scena, e dal lato opposto viene fatto entrare un altro divano che figura quello del vicino. In altre occasioni, brevi smorzamenti di luce consentono di apportare piccole modifiche alla scenografia. 

La commedia è molto divertente e ha strappato risate e applausi a scena aperta. La recitazione è intramezzata da numeri di canto e danza che si avvalgano delle musiche di G. Gaber e Jacopo Fiastri. Ci sono dei momenti di magia, come quando in un’azione che si svolge in città, tramite l’uso di appositi mascherini, le luci proiettano sullo sfondo, l’ombra della sagoma di palazzi che sono facilmente riconoscibili nello skyline di Roma. 

Al termine dello spettacolo gli attori hanno ripetuto più volte l’inchino, acclamati e applauditi da un pubblico che si è sinceramente divertito, e ha apprezzato un’esibizione che attraverso la leggerezza della commedia e del musical, ha raccontato una storia attuale ricca di spunti sociologici.   

Gli interpreti tutti bravi e simpatici – oltre alla protagonista Nancy Brilli – Giulia Gallone, Igi Meggiorin, Nicola D’Ortona, Daniele Antonini e Fioretta Mari. Testo di Jaja Fiastri, adattamento di Lina Wertmüller, Valerio Ruiz e Nancy Brilli. Musiche di Giorgio Gaber e Jacopo Fiastri. Luci di Luraj Saleri, scene di Sissy Granata, costumi di Andrea Sorrentino, coreografie di Irma Cardano, coordinamento artistico Pierluigi Iorio, regista assistente Valerio Ruiz. Lo spettacolo è stato realizzato da Primoatto produzioni.

 

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