Pino Daniele e la sua Napoli a tre anni dalla scomparsa

Ci ha lasciato in eredità un’infinità di canzoni bellissime

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Pino Daniele
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  • Stefano Lucarelli:

Il 4 gennaio è stato il terzo anniversario della morte di Pino Daniele, un cantante, un musicista che ho amato immensamente e che ci ha lasciato in eredità un’infinità di canzoni bellissime.

Giuseppe Daniele, detto Pino, nasce nel centro storico di Napoli nel 1955. Sin da piccolo si appassiona alla musica ed impara a suonare la chitarra come autodidatta. Dopo aver esordito con un gruppo chiamato New Jet, Pino, insieme a musicisti come Rino Zurzolo, Enzo Avitabile ed altri dà vita a quella che è stata la sua prima significativa esperienza musicale, ovvero il gruppo musicale chiamato Batracomiomachia, che lo introduce alla professione musicale vera e propria vedendolo partecipare come chitarrista alla realizzazione di album di Jenny Sorrenti, sorella del più famoso Alan, Gianni Nazzaro ed altri. Nel 1976 entra a far parte, come bassista, del gruppo Napoli Centrale capitanato dal sassofonista e suo grande amico, James Senese.

Nel frattempo Pino invia una cassetta alla Emi che decide di cominciare a prendersi cura di questo atipico artista napoletano nel quale si trova una inedita fusione fra blues, soul e canzone napoletana. Viene quindi inciso il 45 giri “Che Calore” che fa da apripista all’album di esordio, del 1977, “Terra mia” che contiene fra l’altro un capolavoro quale “Napule è”, una struggente, amara, dichiarazione d’amore di Pino verso la propria città. In “Terra mia” è presente anche una canzone che viene notata e successivamente lanciata in radio da Renzo Arbore e che apre le porte del successo a Pino Daniele. La canzone si intitola “’Na tazzulella ‘e cafè”.

Gli anni ’70 vedono alla loro chiusura, l’uscita del secondo album di Pino Daniele, quello che – a mio avviso – è forse il più bello di tutta la carriera del cantautore partenopeo, “Pino Daniele”, quello che contiene canzoni come “Je sto vicino a te”, “Putesse essere allero” e quella che è una delle più conosciute canzoni di Pino, “Je so’ pazzo”. Gli anni ’80 sanciscono la “consacrazione” del nostro. È il decennio che vede la pubblicazione di album come “Nero a metà” (1980), contenente “Quanno chiove”, “A me me piace o Blues”, “I say ‘i sto ccà” etc.

Del 1981 è invece “Vai mo”, nel quale si fa sentire ancora di più quella commistione di suoni fra tradizione musicale campana, blues, funky, jazz etc. riscontrabile soprattutto in brani come “Yes I know my way”, “Have you seen my shoes” etc.

Il decennio ’80 è quello che vede iniziare, da parte di Pino, la collaborazione con importanti musicisti internazionali. Infatti nei suoi lavori, oltre ai grandi musicisti italiani quali Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo, Tony Esposito, James Senese cominciano ad essere presenti nomi di musicisti di altissima levatura come in “Bella ‘mbriana” (1982), Alphonso Johnson al basso e Wayne Shorter al sax (entrambi ex Weather Report); in “Musicante” del 1984 troviamo Nana Vasconcelos alle percussioni, e Mel Collins (King Crimson) al sax; “in “Ferryboat” del 1985 troviamo il grande Steve Gadd alla batteria, Gato Barbieri al sax e Mino Cinelu alle percussioni.

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Daniele con Troisi

Le importanti collaborazioni internazionali proseguono per tutto il decennio e si chiudono con la realizzazione di “Mascalzone Latino”, disco col quale Pino Daniele torna alle origini partenopee. All’inizio degli anni ’90 Pino è costretto a ridurre l’attività musicale per problemi legati alla sua salute. Pino infatti – come il suo fraterno amico Massimo Troisi per il quale incide la colonna sonora del film “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, nella quale spicca il brano “Quando” – soffre di una grave cardiopatia.

Continuano le importanti collaborazioni sia in studio (Chic Corea, Ralph Towner) che in tournee (Eros Ramazzotti, Jovanotti) . Mi piace ricordare in particolare il tour del 1995, al quale ho avuto la fortuna di assistere, che vede Pino Daniele affiancato dal grande chitarrista Pat Metheny.

Negli anni successivi Pino continua la sua prolifica attività discografica, con album che vedono la presenza di cantanti come Giorgia e Irene Grandi, e concertistica come il tour con Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori e Ron o come il concerto in Piazza del Plebiscito a Napoli, del 2008, insieme a Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Joe Amoruso e Rino Zurzolo, con la partecipazione di numerosi ospiti (tra gli altri Giorgia, Irene Grandi, Avion Travel, Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio) al quale fa seguito la pubblicazione di un dvd. Fra dischi come “La Grande Madre” e concerti insieme a personaggi quali Elisa, Mario Biondi, Fiorella Mannoia, Emma e Francesco Renga, arriviamo velocemente al triste epilogo.

È la sera del 4 gennaio 2015 e Pino, nella sua casa di Orbetello ha un infarto. Giunto gravissimo all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dopo vari tentativi di rianimazione viene dichiarato morto alle 22.45. Il 7 gennaio 2015 Pino viene salutato dalla sua Napoli in Piazza del Plebiscito, dove più di centomila persone si ritrovano per una cerimonia officiata dal Cardinale Crescenzio Sepe.

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