“Piccola città”, in scena al Vertigo, è il teatro nella sua assoluta purezza

Lo spettacolo, in tre atti, in scena anche stasera e domani

Un momento dell spettacolo
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  • di Gianluca Donati

LIVORNO– Il fascino ipnotico del teatro è fondato su principi opposti rispetto a quelli del cinema; quest’ultimo è esplicativo, e va diventandolo sempre di più. Il teatro – come la letteratura – è “evocativo”: coinvolge il pubblico in uno spettacolo che “accenna” e richiede la “partecipazione attiva” degli spettatori che devono “completare” la messa in scena con la loro fantasia.

La rappresentazione di “Piccola città” che è andata in scena ieri sera, 31 gennaio, al Teatro Vertigo nella sala Enzina Conte, è in tal senso, teatro nella sua assoluta purezza. Infatti, il testo magistrale del grande drammaturgo Thornton Wilder, è ottimamente diretto da Edoardo Ripoli con la collaborazione di Deborah Pellini, e forgia una scenografia scarna, essenziale, dove gli attori bevono bicchieri in realtà vuoti e fingono di spostare oggetti che non ci sono, se non nell’immaginazione.

Ma in questo caso, l’esibizione va molto oltre: al primo atto un attore-narratore che ci accompagna per tutto il racconto, ci mostra la cittadina immaginaria stilizzata; due tavolini con sedie che rappresentano due abitazioni confinanti, e uno sfondo nero con al centro un quadrato con una finestra sormontata dalla scritta “Morgan”. In questo spazio, privo di pareti divisorie (se non quelle della fantasia), è simbolicamente concentrato in estrema sintesi l’intero villaggio, e “interno” ed “esterno”, “vicino” e “lontano”, si “relativizzano” e convivano nella stessa area.

Ma l’azione scenica si “dilata”, oltrepassando il palco stesso, e compie questo miracolo attraverso rumori e voci che provengono da “fuori scena” e che evocano luoghi attigui. Ma grazie a una coraggiosa scelta registica moderna, la scena si svolge anche in mezzo al pubblico, con attori che scendono e salgono il palco e camminano a lato della platea, opportunamente seguiti dalle luci rivolte posteriormente. Un “azzardo”, che “spezza” il palcoscenico (ma sarebbe più corretto dire “prolunga”), creando contemporaneamente due zone d’azione, e che obbliga gli spettatori a voltarsi a seguire i due avvenimenti collegati. Un escamotage geniale che personalmente ho apprezzato, anche perché non viene abusato oltre il giusto.

Non solo i rapporti di spazio, bensì anche quelli temporali sono “frantumati”, infatti, la storia che si dipana lungo tre atti, narra l’evoluzione di una storia d’amore di due giovani, in un lasso cronologico di 12 anni dal 1901 al 1913, dove – grazie all’aiuto del narratore – procede per “strappi” anche interni. Se per esempio il secondo atto inizia con la stessa scenografia, all’improvviso, un provvidenziale smorzamento delle luci fa piombare il palcoscenico nell’oscurità e consente di apportare piccole modifiche sceniche.

Se gli attori sono tutti all’altezza del ruolo, i due giovani che interpretano gli amanti, sono stati veramente encomiabili, soprattutto nella lunga e difficile azione clou della “dichiarazione d’amore”, che ha strappato un meritatissimo applauso a scena aperta.

Il terzo atto – a differenza dei primi due “brillanti” – getta improvvisamente la storia in un’atmosfera cupa (non a caso qui la scenografia è completamente diversa), e diventa decisamente più astratta e simbolica. È dal rapporto tra i primi due atti e il terzo, che ne scaturisce il significato profondo dell’opera, che è evidentemente leggibile come un invito a riflettere sull’importanza delle cose, dei rapporti, i sentimenti, e soprattutto, alla necessità di comprendere la bellezza della Terra e della vita.

Al termine dello spettacolo, dopo continui applausi, gli attori sono scesi dal palco e si sono uniti al pubblico, ricevendone le lodi dagli spettatori soddisfatti.

Lo spettacolo si avvale del lavoro di 20 attori e alcuni figuranti: Sergio Giovannini, Claudia Pavoletti, Anna Arbore, Leonardo Barinci, Agatina Leone, Diego Bellettini, Andrea Brenna, Massimo Cantini, Tiziano Pettirossi, Francesca Ansaldo, Tiziana Cecconi, Kevin Luzon, Gianfranco Galli, Simone Alaimo, Alberto Franchi, Valentina Virovello, con la partecipazione Di Beppe Ranucci. Figuranti: Elisabetta Boldrin, Marzia Bandoni, Tommaso Danese, Giacomo Bahrabadi, Giacomo Iacoponi. Scenografia: Patrizia Coli. Luci: Chico De Maio. Audio: Roberto Pacini. Costumi: Barbara Pettinati, Costumeria Panciatici.

“Piccola città” andrà in replica oggi sabato 1 febbraio alle ore 21, e domani, domenica 2, alle ore 17.
Per gli studenti il biglietto è di 7 euro.
Per informazioni e prenotazioni 0586210120.

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