Patriottismo, emozioni e un tuffo nel Risorgimento d’Italia con l’evento dedicato a Manzoni al Museo della Città

Promosso dal Comitato livornese per la promozione dei valori risorgimentali

Un momento dell'evento
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Pubblicato ore 14:00

  • di Gianluca Donati

LIVORNO – Emozioni, patriottismo, e un tuffo in profondità nella cultura e nella storia dell’Italia risorgimentale con molte curiosità legate alla nostra città di Livorno. È andato in scena, ieri, domenica 26 novembre, nella Sala del Grande Rettile nel Museo della Città, la conferenza “Manzoni, Livorno e il Risorgimento: la Venezia di Angelica Palli e di Fattori”, nel contesto della nona “Serata Fattori”, promossa da Comitato livornese per la promozione dei valori risorgimentali, su progetto e regia di Pier Fernando Giorgetti.

Pier Fernando Giorgetti

Ricostruzioni storiche e biografiche si sono alternate a letture di poesie e all’ascolto di celebri brani di musica lirica, che seguendo una precisa scaletta hanno portato avanti una narrazione che è ruotata attorno ad Alessandro Manzoni e degli altri personaggi storici che hanno direttamente o indirettamente incrociato la vita dello scrittore italiano e della storia d’Italia del Risorgimento.

L’infanzia

Tutto inizia dal passaggio di Manzoni a Livorno con la lettura della poesia “Saluto al Museo Fattori” di Pier Fernando Giorgetti e letta perfettamente da Marianna Pace.

Poi la scaletta è proseguita sviluppandosi su vari punti: l’infanzia infelice di Manzoni, nonostante il padre legittimo di Alessandro fosse Pietro Manzoni, si apprende dalle letture, che è molto probabile che il padre naturale fosse un amante della madre, un certo Giovanni Verri uomo attraente e libertino, 17 anni più grande di lei con cui aveva avviato una relazione già nel 1780, proseguendola anche dopo il matrimonio.

A questa narrazione è seguita l’esecuzione di una registrazione della nota Ouverture de “Le nozze di Figaro” di Wolfgang A. Mozart.

Ideali illuministici e la polemica verso l’aristocrazia

Si è poi parlato dell’avvicinarsi di Alessandro Manzoni agli ideali illuministici, razionalistici e quindi, polemici verso l’aristocrazia e il clero, evidentemente come reazione all’infanzia infelice e alla rigida educazione religiosa alla quale venne sottoposto; a seguire un’altra compiuta lettura da parte di Marianna Pace di “Marzo 1821”, poesia del Manzoni.

È stata poi eseguita una nuova aria lirica di Mozart: “Non più andrai farfallone amoroso” sempre da “Le nozze di Figaro”, seguita dalla precisa lettura di Marianna Pace della poesia del Manzoni: “In morte di Carlo Imbonati”, che l’autore scrisse in suo onore, nella quale egli immagina di interloquire con il poeta e nobile Imbonati, che gli appare in una visione notturna. Si tratta di una sorta di dialogo morale, in cui Manzoni riceve il “punto di vista” di Imbonati, che diviene, seppure defunto, una figura fondamentale nella sua vita. Ciò sarà centrale nell’evoluzione del pensiero e dell’arte di Alessandro Manzoni.

La conversione

È in questo momento che Manzoni inizia lentamente ad allontanarsi dagli ideali assolutistici dell’Illuminismo e si converte al cristianesimo. Ogni cosa per Manzoni è emanata dal concetto di “trascendenza” che si oppone a quello dell’immanenza” del filosofo neoidealista Friedrich Hegel (l’immanenza è un concetto filosofico e metafisico, antitetico a quello di trascendenza, che si riferisce alla qualità di ciò che è immanente, ossia, in quanto parte della realtà abitata dall’uomo). È poi seguita la lettura di un’altra poesia di Manzoni, il “Coro dell’Adelchi”, sempre recitata da Marianna Pace.

Marianna Pace

Il Romanticismo e la cultura tedesca

Il passo successivo per Manzoni, non può che essere l’approdo al Romanticismo e alla cultura tedesca (il Romanticismo fu una risposta, una reazione all’Illuminismo, che tuttavia non riportò il mondo che aveva preceduto i cambiamenti illuministici, ma li “superò”, li “trascese”, di fatto “riequilibrando i valori di riferimento). Inizia così il dialogo tra Manzoni e Goethe il grande scrittore tedesco celebre soprattutto per l’immensa opera del “Faust”. Sempre Marianna Pace ha così letto un altro passaggio della poesia di Manzoni “Marzo 1821”.

Il Risorgimento

Arriviamo così al momento in cui Manzoni aderisce ai valori patriottici del Risorgimento e dei moti che portarono all’Unità d’Italia, per l’autore i concetti di Patria e nazione sono la “società”, il “noi”. Qui è Maria Grazia Bruciati che ha recitato l’emozionante lettura della prosa manzoniana: “Addio monti sorgenti dall’acque”, seguita dalla vibrante emozione delle note dell’esecuzione del “Va, pensiero, sull’ali dorate” dal “Nabucco” di Giuseppe Verdi, grande musicista di ideali nazionalconservatori.

Manzoni e Livorno

Infine si è giunti alle parti dello spettacolo che riguardavano la nostra città di Livorno; Chiara Macchi, giovane e bravissima, ha recitato magnificamente con passione, la lettura di ben due poesie, entrambe a opera di Pier Fernando Giorgetti; la prima: “Canto di Diotima per Iperione – Canto di Angelica Palli per Gianpaolo Bartolomei”, dove si è rievocato l’altissima stima poetica, civile e politica che Alessandro Manzoni esternò verso Angelica Palli, scrittrice e patriota livornese nel quale, accanto alle opere artistico-letterarie si affiancò un repertorio politico di chiaro orientamento filo-piemontese e vicino alla Destra Storica del liberale Cavour. Angelica Palli, “fanciulla greca” e “Saffo novella”, che da Livorno esprimeva in versi italiani la “sua” Grecia di bellezza, amore e libertà, vivente con lei nel quartiere della “Venezia”, culla nella quale Fattori trovò poco dopo le istanze del Risorgimento a sua guida artistica e civile. La seconda poesia: “Camicia rossa, camicia ardita”, dove si è rievocata la tenace lotta dei livornesi che sulla Porta San Marco resistettero agli austriaci.

Chiara Macchi

Le ricostruzioni storiche dell’evento culturale, sono state molto profonde e precise, le poesie recitate con viva partecipazione, i brani operistici emozionanti. Il pubblico presente ha applaudito ogni passaggio decisivo e al termine del convegno, ha lungamente battuto le mani.

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