“Modí, Paris, folies”, raccontare Modí come mai nessuno aveva fatto

Merito della buona riuscita va a Eleonora Zacchi

Un momento dello spettacolo

di Simone Fulciniti

LIVORNO-Per fare un grande spettacolo, intelligente, coinvolgente, non c’è bisogno di chissà quale stratagemma. L’unica cosa che occorre è l’idea e la capacità di metterla in pratica. Un’idea vincente, che possa catturare l’attenzione di un pubblico, quello di oggi, sempre meno abituato ai ritmi melensi di un certo tipo di rappresentazione classicheggiante. E “Paris, Modì, Folies”, piece che il Centro Artistico Il Grattacielo, ha presentato quale evento collaterale alla magica mostra dei Bottini dell’olio, ha dimostrato di avere tutte le componenti necessarie per ricevere i galloni del ‘piccolo gioiello’.
Il merito principale va a colei che lo spettacolo lo ha pensato, scritto, diretto ed interpretato, dimostrando una maturità stilistica di enorme spessore: Eleonora Zacchi. La sua mano si nota dappertutto: nella scrittura, precisa, a servizio della gente; didascalica laddove necessario, ma sempre tutt’uno con la vicenda biografica di Amedeo Modigliani. Nella messa in scena, la direzione degli attori, la cura dei dettagli.
Un impegno che rende il percorso impeccabile, divertente, illuminante, e sopratutto fedele a quello che la storia racconta.
Una scalcinata compagnia di avanspettacolo, composta dalla vedette, che odia la soubrette, per una sua presunta passione per il prim’attore, e si vendica relegandola ai ruoli minori. E poi c’è lui, la spalla, che recita anche se le sue ambizioni primarie erano la pittura e la poesia. Un viaggio che comincia a Livorno, il 12 luglio del 1884, Eugenia Garsin è in fase di parto, e la famiglia raccoglie tutto quello che ha sul suo letto, impedendo in tal modo la confisca da parte dell’ufficiale giudiziario.
Una scena esilarante, che da il via ad una serie di quadri, colorati, pitturati con maestria da ottimi interpreti: su tutti Riccardo De Francesca, prestigioso collante, in grado di sostenere le parti più differenti senza mai perdere un briciolo di credibilità.  Luca Salemmi, che ha raggiunto la sua completezza artistica e che risulta perfetto nel supportare i protagonisti. Chiara Marchetti, deliziosa nella parte della ‘svampita’, sempre alla ricerca di conferme. E poi le seconde linee, che seconde linee non sono affatto: Sandro Andreini, in formissima, insieme a Daniela Salucci, regalano splendidi momenti della Livorno che fu, quella in cui visse il ‘minorenne’ Dedo. Andrea Faccioli e Giulia Nazzarri, che invece, con vena comica, animano le scene ambientate nella Parigi più artistica di sempre.
Insomma, la conferma che Livorno sa fare teatro, sa regalare al pubblico, quello che il pubblico chiede. E la Zacchi ha raccontato Modì, come nessuno aveva fatto finora. Con un salto indietro nel tempo, ricostruendo le atmosfere, dando parola a quelli che lo hanno conosciuto ed amato. E poi c’è anche lui , Dedo: un breve, struggente, momento, in penombra. Grazie per il cuore che ci avete messo ragazzi.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*