“Maria de Buenos Aires”, storia di riscatto, surreale e visionaria sul palco del Goldoni

Musica struggente di Astor Piazzolla, regia di Alessio Pizzech

Foto: S.D.C.
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Pubblicato ore 12:00

  • di Simonetta Del Cittadino

LIVORNO – Una donna, che è stata uccisa ed è stata colpita da una maledizione, ogni notte rinasce per tornare a morire all’alba: è la leggenda narrata dalla Opera Tango “Maria de Buenos Aires” scritta dal poeta Horacio Ferrer e musicata da Astor Piazzolla, in scena ieri sera al Teatro Goldoni davanti a un folto pubblico.

Storia di un’operaia che diventa una cantante di tango per poi entrare in una casa di tolleranza, dove sarà uccisa e sarà seppellita mentre in città la sua fama crescerà rapidamente, facendo diventare questa giovane un personaggio mitologico, il riscatto vivente degli umili e dei diseredati nell’immaginario collettivo degli abitanti della metropoli argentina.

Ad affiancare magistralmente Piazzolla, il poeta Ferrer, che scrive una storia surreale e visionaria, in cui si legano il sacro e il profano, l’amore e la morte, ambientandola nella Buenos Aires degli anni Sessanta, quando l’Argentina, dopo la caduta del governo populista e autoritario di Peron, è preda di una grave crisi economica e psicologica che produce nevrosi, perdita d’identità e disperazione.

Maria cade, rinasce, muore e, come l’Araba Fenice, risorge e si rigenera attraverso la morte: il pensiero maschile non è più dominante e Maria riscatterà chi come lei è diverso, fragile ed emarginato: le Marie si moltiplicheranno e saranno il nostro futuro e la nostra speranza.

La musica struggente del tango “porteno” di Piazzolla a 100 anni dalla sua nascita, è evocativa, sensuale, complice e coinvolge gli spettatori in uno spettacolo unico dove tutti seguono la voce del tango che parla, che piange e che soprattutto “vive e fa vivere” le vicende di Maria.

Alessio Pizzech, regista unico, presenta l “operita” con una sensibilità straordinaria ambientandola in una Buenos Aires asciutta e sgabra che a volte ricorda l’Opera da tre soldi di Brecht ed insieme al direttore d’orchestra Igor Zobin firma questo prezioso gioiello musicale, forse poco noto ai più.

Nei panni di Maria, perfettamente a suo agio, Arianna Manganello mentre gli altri personaggi hanno trovato la voce e la gestualità interpretativa di Giacomo Medici e Gianluca Ferrato.

Una bella occasione per la città e per il Teatro Goldoni.
Si replica stasera, 26 giugno, e domani sempre alle 21.30.

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