Magritte e le sue illusioni fatte di verità

Ricorrono 50 anni dalla morte dell'artista

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Di notevole suggestione poetica i suoi “accostamenti” o le sue “metamorfosi” in cui combina, nel medesimo quadro, cieli diurni e paesaggi notturni; accosta, sospesi nel cielo, una nuvola e un enorme masso di pietra; trasforma gli animali in foglie o in pietra. Stiamo Parlando del grande Magritte del quale oggi, 15 Agosto, ricorrono 50 anni dalla morte avvenuta il 15 agosto del 1967 a Bruxelles, poco dopo la comparsa di un improvviso cancro.

Uno dei suoi quadri più noti ai più è sicuramente  il grande occhio spalancato nel cielo, o al contrario il cielo che si specchia nell’occhio, intitolato appunto “Il falso specchio”. Questo quadro, per raccontare un piccolo aneddoto,  piacque talmente tanto a Luis Buñuel da riprenderlo come scena madre nel suo film “Un chien andalou.”

Unico desiderio del pittore, quello di “sentire il silenzio del mondo“, come egli stesso scrisse. Un silenzio capace di mostrare anche un altro lato delle cose visibili.  Creatore del cosidetto ‘illusionismo onirico’, dove oggetti di uso quotidiano, situazioni surreali e uno strano senso di  inquietudine, spesso si tengono la mano all’interno dei suoi tanto amati dipinti.

Le tonalità spesso sono fredde, ambigue come quelle di un sogno che ricordiamo, ma non troppo, che unite ad uno stile da illustratore, ribadiscono forse l’insanabile distanza, per l’artista, tra realtà e la sua rappresentazione pittorica creando così; illusioni per l’occhio e per la mente di chi guarda.

Diletta Fallani

 

 

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