Luchino Visconti e il suo teatro di sperimentazione

Non è stato solo un grande regista cinematografico

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Luchino Visconti
  • di Gianluca Donati:

Luchino Visconti è considerato uno dei più importanti artisti e uomini di cultura del XX secolo. Oltre alla sua attività come regista cinematografico (ricordiamo capolavori come “Ossessione“, “La terra trema“, “Il Gattopardo“) Visconti, dà un enorme contributo anche nel settore teatrale. Nel 1945, in un’Italia da vent’anni sotto la dittatura e piegata da sei anni di guerra, il regista e sceneggiatore, originario di Milano, mette in scena nei teatri uno spettacolo francese intitolato “I parenti terribili” tratto dal drammaturgo e scrittore Jean Cocteau. Uno spettacolo-manifesto che sottolinea il cambiamento del teatro italiano verso repertori e forme inedite.

Successivamente Visconti, già autore del suo primo scomodo film “Ossessione” (1943), prosegue la propria carriera di regista teatrale, con una serie di opere originali e provocatorie. È con lui, assieme a Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Silvio d’Amico, che nasce il teatro di regia che libererà lo spettacolo teatrale dalla “dittatura del primo attore” e darà alla figura del regista il pieno controllo. Visconti apre per la prima volta alla contemporaneità, alla sperimentazione che già in Europa e soprattutto negli Stati Uniti procedeva con successo di critica e di pubblico.

Il regista di “Ossessione” porta sui palcoscenici italiani quella drammaturgia americana per anni sottoposta alla censura fascista: Hemingway con “Quinta Colonna”, ma soprattutto Tenessee Williams con “Un tram che si chiama desiderio” e Arthur Miller con “Morte di un commesso viaggiatore” (solo per citarne alcuni). Ma la sua originalità di artista lo porta anche ad affrontare i testi dell’avanguardia francese, testi di denuncia verso le miserie morali tipiche di una società immobile e incapace di reagire a livello emotivo e guardare a nuovi ideali. Propone anche autori come Shakespeare e Cechov riuscendo a svecchiarne gli aspetti e a renderli più moderni.

Visconti ha anche il merito di rinnovare il repertorio teatrale italiano con una rappresentazione inedita di “La locandiera” di Carlo Goldoni, che divenne un modello per i futuri registi; affronta anche l’opera lirica, da Verdi a Bellini a Donizetti, grazie alla sua grande passione per la musica coltivata fin dall’infanzia alla Scala di Milano. Aveva anche un’idea di teatro “sociale” caratterizzato dal fatto che lo spettacolo è soltanto la prima fase dello “scandalo” di un’opera che coinvolge lo spettatore nella sua umanità. Una scelta questa che lo vedrà affrontare un’opinione pubblica spesso non preparata a quella sconvolgente modernità e angosciante realtà che egli portava in scena.

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