“L’ispettore generale” al Teatro Goldoni: commedia di grande attualità e ottima prova attoriale

Sul palco anche l'attore Rocco Papaleo

Con, da sn: Papaleo, Marmi e Dalla Via. Foto: Le Pera
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Pubblicato ore 14:36

  • di Simonetta Del Cittadino

LIVORNO – Brecht e Durremmat avevano letto certamente “L’ispettore generale” di Nicolaj Gogol, andato in scena ieri sera, 12 dicembre, al teatro Goldoni, il dramma semirerio che è l’apice della produzione gogoliana e del suo tentativo di denunciare, attraverso il riso e la comicità, la burocrazia corrotta della Russia zarista e l’ingiustizia e il sopruso che dominavano l’esistenza.

Se si pensa che questo lavoro vide la luce nel lontano 1836, creando seri problemi all’autore, se ne capisce anche la grandezza e l’attualità perché la corruzione e la piccolezza morale di chi detiene il potere sono ahimè malvezzi trasversali che si ritrovano nella vita e nel teatro dalla sua nascita in poi, passando da Aristofane a Plauto, da Molière a Shakespeare per arrivare ai nostri autori più moderni.

Il potere insomma logora chi ce l’ha e gli abitanti di questo sperduto microcosmo russo si arrangiano per procurarsene un po’: sono disonesti e corrotti, ma ognuno di loro è anche vittima, perché il mondo in cui vivono la povertà e l’ignoranza, consente loro di approfittarsi di chi sta ancora peggio. Tutti sognano la Capitale, immaginano che vi si possa vivere una vita felice e piena di lussi. Ma questa prospettiva è solo una chimera di chi ha un’esperienza di vita molto limitata e vive in un microcosmo lontano da tutto e da tutti.

Ecco che un avvenimento non previsto spariglia le carte, perché questi personaggi che vivono di truffe, di sopraffazioni, di violenze come se fossero loro sacrosanti diritti, devono fare i conti con un emblematico Ispettore Generale che viene a controllare il loro operato creando il panico più assoluto e instillando dentro di loro il dubbio di non avere più alcuna certezza. I carnefici diventano vittime e di qui nasce un umorismo nero e grottesco tramite il quale Gogol descrisse il marcio che c’era nella Russia zarista dell’epoca, attirandosi nemici e grane a non finire.

Ottima la regia di Leo Muscato che è riuscito a fare un lavoro corale, dove tutti sono importanti ma nessuno prevarica sugli altri perché gli attori sono stati tutti bravi: Rocco Papaleo (nel ruolo del Podestà) ha portato con successo nel teatro la sua esperienza di attore di cinema, Daniele Marmi col personaggio di Chiestakov (frivolo viaggiatore di passaggio nella cittadina) ha dato una grande prova di attorialità, ma tutti in ugual misura hanno contribuito a rendere godibile e fluente un testo tutt’altro che facile.

Un ultimo plauso alla scenografia di Andrea Belli, essenziale, funzionale che interagiva con gli attori e alle musiche di Andrea Chenna e alle suggestive luci di Alessandro Verazzi. Sul palco anche: Elena Aimone, Giulio Baraldi, Letizia Bravi, Marco Brinzi, Michele Cipriani, Salvatore Cutrì, Marta Dalla Via, Gennaro Di Biase, Marco Gobetti, Michele Schiano di Cola e Marco Vergani. Coproduzione Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e TSV – Teatro Nazionale.

Una bella serata a teatro che come sempre fa da specchio alla realtà… corruzione? Privilegi? Ma guarda un po’, non ce ne eravamo accorti.

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