John Lennon: 37 anni dal suo assassinio

L'ex cantante dei Beatles fu ucciso da un fan

John Lennon
John Lennon
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  • di Stefano Lucarelli:

La mattina di martedì 9 dicembre 1980 stavo ancora dormendo nel mio letto, godendomi il secondo giorno di “licenza ministeriale” dal servizio militare che stavo svolgendo in quel periodo, quando mia madre verso le 8 mi svegliò: “Stefano, hanno ammazzato John Lennon”.

John Lennon
John Lennon e Paul McCartney

Confesso che lì per lì, probabilmente ancora preda di Morfeo, non detti peso alla cosa. Ma quando ebbi modo di svegliarmi del tutto realizzai che era accaduta una tragedia immensa. Radio e televisioni, infatti, non facevano che ripetere la tremenda notizia: John Lennon era stato ucciso solo poche ore prima a New York, davanti alla sua residenza, il Dakota Building, da uno squilibrato fan dell’ex Beatle, tale Mark David Chapman. Il mondo intero era stato privato di uno dei rappresentanti più famosi, carismatici, prolifici, geniali della musica rock.

Andiamo a ripercorrere, con l’ausilio della nostra memoria quelle che sono state le ultime ore dell’autore di “Imagine” e di altre meravigliose canzoni.

Per John Lennon, da poco quarantenne, quel tragico 8 dicembre era cominciato con una seduta fotografica per la rivista Rolling Stone. La fotografa, Anne Leibovitz, si era recata al Dakota Building per fotografare John Lennon il quale avrebbe dovuto apparire sulla copertina della prestigiosa rivista musicale. Dopo questa seduta fotografica John incontrò Dave Sholin, dj della RKO Radio Network per rilasciare quella che sarebbe stata la sua ultima intervista.

John Lennon
John Lennon e Yoko Ono nel 1969

A metà pomeriggio John e Yoko lasciarono il Dakota Building dove li stava attendendo una limousine per portarli ai Record Plant Studios, per lavorare alla registrazione dell’album di Yoko Ono. Come al solito, ad aspettare Lennon e consorte fuori dalla loro abitazione, c’era un nutrito numero di fan alla ricerca di un autografo o di una foto da scattare con il loro idolo. Fra questi c’era anche Mark David Chapman, un venticinquenne hawaiano, che si fece autografare l’ultimo album di John, “Double Fantasy”, uscito poco tempo prima. Il fotografo Paul Goresh immortalò il momento in cui John firma l’album a quello che poche ore dopo sarebbe stato il suo carnefice.

John e Yoko trascorsero diverse ore presso i Record Plant Studios e fecero rientro, sempre con la limousine, intorno alle 22.50. A quell’ora Mark David Chapman, secondo la testimonianza del custode del Dakota Building, era vicino al portone d’ingresso. Pochi secondi dopo che Lennon e la moglie gli passarono davanti, Chapman estrasse un revolver 38 special e, da una distanza di circa tre metri, sparò cinque colpi alle spalle di Lennon che, sanguinando copiosamente, dopo aver mormorato “Mi hanno sparato, mi hanno sparato” si accasciò al suolo. Nel frattempo il custode del Dakota riuscì a disarmare Chapman, e ad avvertire la polizia che nel giro di due minuti giunse sul posto. I due poliziotti arrivati sul luogo della sparatoria trovarono Chapman, molto tranquillo, seduto e intento a leggere “Il giovane Golden” di J.D. Salinger.

Una seconda pattuglia della polizia, arrivò subito dopo. I due agenti che la componevano dopo essersi resi conto delle gravissime condizioni dell’ex Beatle, decisero di non aspettare l’ambulanza e caricarono John sul sedile posteriore della loro auto trasportandolo al St. Luke’s Roosevelt Hospital, dove l’ormai morente John fu accolto dal dottore responsabile del pronto soccorso, quando erano appena trascorse le 23. A Lennon, che nel frattempo aveva smesso di respirare, fu praticato un massaggio cardiaco che purtroppo non servì a niente.

John Lennon
Hollywood Boulevard, Los Angeles

John Lennon, che morì ufficialmente alle 23.15, fra l’altro, era stato raggiunto da un proiettile all’aorta e questo fatto gli aveva causato la perdita dell’80% del volume sanguigno. Yoko Ono, disperata, chiese alla direzione dell’ospedale di non diffondere la notizia della morte del marito fin quando lei stessa non avesse informato il figlio Sean, allora di 5 anni.

L’omicidio di John Lennon provocò ondate di sgomento in tutto il mondo. Addirittura tre fan dei Beatles si suicidarono dopo la terribile notizia. Il corpo di John fu cremato e per volere di Yoko Ono non fu celebrato alcun funerale.

Nel giugno 1981 uscì l’album di Yoko Ono, “Season of Glass” che suscitò molto scalpore a causa della copertina, sulla quale compariva la foto degli occhiali, insanguinati, che John Lennon indossava al momento di essere ucciso. Mark David Chapman fu condannato ad una pena che andava da un minimo di venti anni all’ergastolo. Nel 2000 la sua richiesta di grazia fu respinta, e dopo quella, altre 9 volte venne rifiutata. In un’intervista rilasciata a Larry King, l’assassino di John Lennon dichiarò: «Ero un nulla totale e il mio unico modo per diventare qualcuno era uccidere l’uomo più famoso del mondo, Lennon. Mi sentivo tradito, ma a un livello puramente idealistico. La cosa che mi faceva imbestialire di più era che lui avesse sfondato, mentre io no. Eravamo come due treni che correvano l’uno contro l’altro sullo stesso binario. Il suo “tutto” e il mio “nulla” hanno finito per scontrarsi frontalmente.»

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