Ironia e umorismo sul palco del Vertigo con Corinne Cléry e Francesco Branchetti

Gli attori protagonisti dello spettacolo "Il diario di Adamo ed Eva"

Corinne Cléry. Foto: Glauco Fallani
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Pubblicato ore 12:00

  • foto e articolo di Glauco Fallani
  • Il pubblico in fila al botteghino

LIVORNO – Grande successo di pubblico ieri sera, 12 gennaio, al Teatro Enzina Conte. La cosa appariva prevedibile visto che sul palco era annunciata la presenza di un’attrice notissima al pubblico per interpretazioni cinematografiche che l’hanno portata all’interesse generale fin dai ruggenti anni ’70, stiamo parlando di Corinne Cléry.

Nel corso degli anni Cléry è stata diretta da decine di registi quali, tra gli altri: Just Jaeckin, Sergio Corbucci, Salvatore Samperi, Carlo Lizzani, Pasquale Festa Campanile, Aldo Lado, Enzo Castellari, Lewis Gilbert, Ugo Tognazzi, Giorgio Capitani, Sergio Garrone, Antonio Margheriti, Alberto Sordi, Carlo Vanzina, Lucio Fulci, Bruno Corbucci, Castellano e Pipolo, Enrico Oldoini, Sergio Staino, Dominique Maillet, Damiano Damiani, Lino Capolicchio, Massimiliano Bruno e Federico Moccia.

Ricordo ancora la stupefacente Corinne (non trovo altri aggettivi per definire la meravigliosa creatura che in quell’occasione mi si presentò davanti sullo schermo nelle vesti di Pascale) in “Kleinhoff hotel”, il bellissimo film sugli anni di piombo che nel 1977 Carlo Lizzani diresse in Germania.

Ma torniamo all’ottimo spettacolo di ieri sera, dove Corinne Clery e Francesco Branchetti hanno portato in scena “Il Diario di Adamo ed Eva” l’esilarante e romantico capolavoro di Mark Twain scritto tra il 1904 e il 1905 traendo ispirazione dal suo rapporto con la moglie Livy.

La traduzione ed interessante elaborazione è stata merito di Maura Pettorruso grazie alla quale si racconta come siano andate le cose tra il primo uomo e la prima donna soprattutto per quanto riguarda l’attrazione tra i due sessi.

L’ironia e l’umorismo la fanno da padrone ma ad arricchire il tutto non mancano una visione fiabesca e romantica dell’insieme.

Una strana creatura dai capelli lunghi, la splendida come sempre Corinne Clery, appare all’improvviso a un Adamo (Brachetti), che fino a quel momento aveva vissuto solitario ma felice nell’Eden. Questa, vista dal primo uomo come una creatura bizzarra e fantasiosa, prende, beato lui, a seguirlo. Parlandogli praticamente di continuo lo importuna a più riprese, ma in lei non c’è soltanto del fastidio, esiste anche qualcosa capace di intrigarlo non poco. Un qualcosa che con lo scorrere del tempo prende sempre più ad affascinarlo. Sarà l’episodio della mela a dare uno scossone alla vicenda. Da quel momento inizia la caduta, di punto in bianco i due si ritrovano catapultati in un mondo fin lì a loro del tutto sconosciuto: quello dei figli, Caino e Abele, del lavoro, della conoscenza ed anche della morte.

La regia dello stesso Francesco Branchetti ha inteso, e ci è riuscita bene, restituire al testo la capacità d’indagare l’animo umano: ansie, paure, malesseri, malinconie, gioie, curiosità, attrazioni, dolori, solitudini e sentimenti si sono alternati e confusi in una sorta di danza determinata da voci, corpi, suoni e colori.

Oltre alla splendida tenuta di scena di Corinne Cléry e del bravo Francesco Branchetti, a coronare sul palco la riuscita della rappresentazione sono da segnalare anche le ottime prove di Elisa Carosi Carta e Paolo Sangiorgio.

IL DIARIO DI ADAMO ED EVA
liberamente tratto dal romanzo di Mark Twain
Adattamento e regia di Francesco Branchetti
interpreti: Corinne Clery, Francesco Branchetti
luci e interventi: Elisa Carosi Carta e Paolo Sangiorgio
musiche: Pino Cangialosi
regia: Francesco Branchetti

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