Inaugurata la mostra su Giuliano Scabia: un’esplosione di magia artistica

Uno degli oggetti in mostra. Foto: Patrizia Caporali
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Pubblicato ore 14:00

  • di Patrizia Caporali

CASTIGLIONCELLO – Un’occasione per ricordare una delle figure più interessanti e poliedriche della cultura italiana del secondo Novecento: Castiglioncello non dimentica e celebra Giuliano Scabia, il Poeta d’Oro, con una mostra al Castello Pasquini, con ingresso libero, dal 29 luglio al 9 ottobre.

Scabia, come ha affermato Daniele Donati, Sindaco del Comune di Rosignano Marittimo e primo promotore dell’evento, ha saputo far uscire il teatro dai luoghi tradizionalmente deputati, per dilatarne i confini.

Organizzata in collaborazione della Fondazione Armunia e della Fondazione Giuliano Scabia, la mostra ha il patrocinio della Regione Toscana, il sostegno della Fondazione Livorno Arte e Cultura e l’ausilio de La casa Usher.

Foto: P. Caporali

L’inaugurazione, avvenuta dapprima nel parco della Limonaia, si è aperta con una breve rappresentazione di quello che è stato l’ultimo testo teatrale “La commedia della fine del mondo”, che Scabia, ospite assiduo del territorio, aveva creato per attori non professionisti del luogo.

Così un gruppo di colorati dinosauri ha animato l’inaugurazione raccontando la tragicomica vicenda dell’estinzione dei dinosauri causata da un ‘sassetto’, un meteorite, proveniente dallo spazio.

Ilarità, spunti di riflessione e ammirazione per un artista poliedrico che la Vice Sindaco Licia Montagnani, orgogliosa di presentare proprio a Castiglioncello la prima grande esposizione dedicata a Giuliano Scabia, ha delineato con emozione, alla luce della sua personale conoscenza. “Era un personaggio dalla garbata scanzonatezza, da non confondere con la leggerezza, sempre animato da un profondo senso di giustizia sociale, che ha perseguito con forza e anticonformismo in un mondo ancora legato a schemi obsoleti”.

Foto: P. Caporali

Attore, autore di teatro, scrittore, poeta, filosofo di vita, docente universitario, Giuliano Scabia ha seminato molto e raccolto tanto, ma il suo nome non era sufficientemente famoso, perché lui era uno che preferiva i sentieri di campagna, le strade difficoltose, le periferie, le fabbriche e i boschi, dove andava a recitare con un gruppo di spettatori, discepoli e studenti, che condividevano il suo pensiero. Era un artista fuori dagli schemi, libero da convenzioni o vuote formalità, che nella sua produzione legava fortemente la poesia e il gioco al concetto di partecipazione.

Così i visitatori, invitati ad accedere alle sale del Castello, sono stati accolti dall’elaborazione più significativa dell’artista, Marco Cavallo, un’opera di una semplicità disarmante, ma ricca di significato, la più vera testimonianza di quella che è stata la battaglia di Franco Basaglia per l’abolizione dei manicomi. Una scultura in cartapesta azzurra, alta circa 4 metri all’interno della quale, nel 1973, gli ospiti dell’Ospedale Psichiatrico di Trieste inserirono simbolicamente tutti i loro sogni e desideri, un totem che è il più alto grido di libertà e di diritti nella storia della psichiatria.

Aurelio Cupelli “Marco cavallo” per le vie di San Miniato. 15 agosto 2012

E finalmente l’apertura della mostra ambientata nelle sale del secondo e del primo piano con una accurata esposizione di oggetti, foto, disegni, costumi, poesie, piccoli pupazzi o totem giganteschi dai quali emerge il mondo di Giuliano Scabia, caratterizzato dalla pluralità del suo lavoro di poeta, drammaturgo, regista, romanziere, affabulatore ed esploratore dell’immaginario.

L’ippogrifo, Il poeta albero, La città immaginata, il bosco, gli animali, Il Diavolo e il suo Angelo, Il Gorilla Quadrumàno e la ricerca della “Vera storia” tanti oggetti pieni di significato, personaggi variopinti, che richiamano la tradizione fantastica di Ariosto e Cervantes e rappresentano un patrimonio immenso per far conoscere il suo messaggio, la sua sensibilità, il suo amore per gli esclusi.

Foto: P. Caporali

“Il poeta d’oro – Il gran teatro immaginario” di Giuliano Scabia è un’esposizione che riapre in maniera spettacolare la stagione delle grandi Mostre a Castello Pasquini: un allestimento curato in ogni aspetto e dal respiro davvero articolato e immaginifico, un’esplosione di illustrazioni, parole, oggetti che narrano il percorso artistico straordinario di un maestro che ha saputo rappresentare la nostra epoca con uno stile sempre delicato e originale. Una mostra da visitare, vedere, ascoltare per riflettere e magari interrogarci sulle grandi questioni della vita e della morte, con un sorriso o con delicata ironia, così come Giuliano Scabia desiderava.

Le immagini sono di Patrizia Caporali

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