Horror Movies. “I tre volti della paura” hanno il nome di Mario Bava

All'estero, il film si chiamò "Black Sabbath" ispirando la band heavy metal

i tre volti della paura
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  • di Gianluca Donati:

Per la nostra rubrica Horror Movies, non potevamo non parlare de “I tre volti della paura” del 1963, il film più bello e più spaventoso di Mario Bava, un gioiellino, un vero capolavoro che non può mancare alla collezione di un vero appassionato di cinema horror.

i tre volti della paura
Una scena di “Il telefono”

Come si può dedurre dal titolo, la pellicola è suddivisa in tre episodi, introdotti da un monologo di uno dei divi dell’horror, ovverosia: Boris Karloff, che interpreterà anche un personaggio centrale del secondo episodio. I tre episodi sono: “Il telefono”, “I Wurdalak”, e “La goccia d’acqua”; il primo episodio, sebbene accreditato a Maupassant, è in realtà tratto da un racconto di F.G. Snyder, mentre gli altri due episodi, sono tratti rispettivamente da racconti di Tolstoj e Čechov.

Il telefono”, narra di una giovane e bella donna, Rosy, che trovatasi da sola sul far della notte, nella sua abitazione, comincia a essere perseguitata telefonicamente da un misterioso maniaco che la minaccia ripetutamente di morte. Rosy chiama l’amica Mary, con la quale in passato è stata legata da una relazione lesbica. Mary raggiunge Rosy e le due passano la notte insieme, ma al mattino accadranno una serie di colpi di scena.

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Borsi Karloff

Ne “I Wurdalak”, Vladimir D’Urfe (Mark Damon), un nobile russo, cavalcando tra le steppe, s’imbatte in un cadavere decapitato e con un pugnale piantato nella schiena. Vladimir raggiunge una piccola casa vicina, ove vive una famiglia. Il padre di famiglia Giorgio, spiega a Vladimir, che suo padre Gorca (Boris Karloff) è partito cinque giorni prima per uccidere un “Wurdalak” (una specie di vampiro), ordinando di trafiggergli il cuore se fosse tornato dopo la mezzanotte del quinto giorno. Tra l’incredulità di Vladimir, scocca la mezzanotte proprio quando Gorca rientra giusto un attimo dopo, accolto dagli esitanti familiari che si domandano se la mezzanotte sia trascorsa o meno. Seguirà una notte di terrore.

In “La goccia d’acqua” Helen Chester, infermiera, viene chiamata d’urgenza in tarda serata, per vestire il cadavere di una medium deceduta durante una seduta spiritica e con il volto contratto in una smorfia d’orrore. Nel vestire il cadavere ruba un anello dal dito della vecchia. Da allora iniziano a verificarsi fenomeni paranormali che terrorizzeranno Helen, fino allo spaventoso epilogo.

i tre volti della pauraQuando uscì, il film non fu accolto favorevolmente dalla critica italiana, mentre in Francia – dove sono sempre stati più avanti – fu subito apprezzato sia sul piano tecnico che su quello artistico. Durante tutto il film è difficile collocare temporalmente le storie.

“Il telefono” è un thriller giocato sulla morbosità erotica e considerando che si tratta di un film del ’63, il tema dell’omosessualità femminile, appare molto audace e avanti con i tempi, dove la suspense si mescola con l’eros, avvolti dal caldo sottofondo musicale jazz di Roberto Nicolosi.

Con “I Wurdalak”, il film vira verso l’horror gotico, su atmosfere che ricordano gli horror della “Hammer”, e in modo particolare, il ciclo di Roger Corman dedicato ai racconti di Poe: le notti nebbiose, il vento, le steppe, i cieli nuvolosi, e alcune scene granguignolesche per l’epoca molto forti, sono tutti classici espedienti tipici dell’horror baviano, dove il tema “vampiresco” viene trattato in modo originale. Alcune scene sono veramente molto paurose, come le apparizioni improvvise di Boris Karloff alle finestre ghiacciate dal freddo invernale, oppure quando il figlioletto Ivan, tramutato in wurdalak, prega la madre di farlo entrare in casa perché sente freddo.

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La locandina in francese

In questo secondo episodio la fotografia curata personalmente da Bava – con colori in bilico tra l’estetica ‘camp’ ed espressionismo – è veramente eccellente, per diventare sublime nel terzo episodio, il migliore del film, un racconto terrorizzante, tra le cose più spaventose che abbia mai visto in tutta la storia del cinema.

Lo stesso Bava, racconta che una spettatrice aveva visto questo terzo episodio ancor privo della traccia audio e si spaventò a tal punto da svenire, e quella, per Bava, fu la più grande soddisfazione professionale della sua vita. Di questo film e soprattutto del terzo episodio “La goccia d’acqua”, hanno elargito parole di lode registi come Sam Raimi e Tim Burton, al punto che, quest’ultimo s’ispirò all’opera di Bava per l’aspetto cromatico de “La sposa cadavere”.

Al termine dei tre racconti, il film si congeda dal pubblico con un epilogo nel quale riappare Boris Karloff che svela alcuni trucchi “molto artigianali” usati durante il film; un finale quasi “felliniano”, nel quale l’umorismo nero stempera volutamente la tensione paurosa accumulata durante il film. Un finale d’avanguardia. All’estero, “I tre volti della paura” uscì con il titolo “Black Sabbath”, che ispirò il nome dell’omonima heavy metal band inglese.

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