Horror Movies: “L’aldilà” di Lucio Fulci film visionario ed estremo

Concepito come “la risposta” del regista a “Inferno” di Dario Argento

Il regista Lucio Fulci
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  • di Gianluca Donati:

Questa settimana, per la nostra consueta rubrica Horror Movies parleremo di un classico del genere “horror-splatter”, ossia: “E tu vivrai nel terrore! L’aldilà“, film del 1981 diretto da Lucio Fulci, e seconda parte della cosiddetta “trilogia della morte”, insieme a “Paura nella città dei morti viventi” e “Quella villa accanto al cimitero”.

Se scelgo però di parlare proprio di questo film, è perché è solitamene considerato uno dei suoi più famosi e, almeno dai fans di Fulci, uno dei più riusciti. Concepito come “la risposta” di Fulci a “Inferno” di Dario Argento (pellicola di un anno prima), con la quale vi sono alcune analogie come vedremo in seguito.

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I due protagonisti

Nel 1927, in Louisiana, in un albergo maledetto, costruito sopra una delle sette “porte dell’Inferno”, un pittore accusato di stregoneria viene barbaramente assassinato da una folla inferocita. Nel 1981, Liza, (Catriona MacColl) una giovane disegnatrice di moda che ha ereditato proprio quell’albergo, parte da New York per prenderne possesso. Malgrado gli avvertimenti di Emily (Cinzia Monreale), una ragazza cieca accompagnata da un cane, che la prega di andarsene prima che sia troppo tardi, Lisa resta, perché vuole restaurare l’edificio e non crede agli orrori di cui esso custodirebbe il segreto. Non tarderà a ricredersi e, per lei e John McCabe (David Warbeck), il giovane medico che lotta al suo fianco contro le forze dell’aldilà, forse l’unica soluzione è racchiusa in un antico libro.

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Gli zombi

“L’aldilà” è il più visionario ed estremo film di Fulci, un’opera di culto del genere splatter, con abbondanti scene cruente. Parlavamo di relazioni tra questo film e il secondo capitolo argentiano dedicato alle “Tre Madri”; ve ne sono molte, per esempio l’idea narrativa dell’esistenza di “porte” che conducano nella dimensione infernale, oppure l’atmosfera gotica che avvolge entrambe le pellicole. Ci sono poi delle sequenze che sono delle vere e proprie “citazioni”. Ad esempio: la sequenza in cui Michele Mirabella viene aggredito da un gruppo di ragni, è un omaggio a “Inferno”, e precisamente alla sequenza nella quale lo zoppo antiquario Kazanian, perde l’equilibrio e finisce nell’acqua stagnante dove scolano le fogne e viene ricoperto da grossi topi che cominciano a divorarlo.

A sua volta, Fulci sarà omaggiato da Sam Raimi (da sempre uno dei più fervidi ammiratori del regista italiano), quando in Spider-Man (2002), durante la scena dell’incubo di Peter Parker dopo essere stato morso dal ragno geneticamente modificato, Raimi inserisce dei fotogrammi presi dal film italiano, ovvero, immagini della tarantola vista attraverso la pupilla in un dettaglio dell’occhio di Mirabella.

Un’altra scena memorabile è quella nella quale, una donna, con sua figlia, giunge all’obitorio dove riposa suo marito, ella vi entra mentre la bambina resta fuori. Mentre veste il cadavere del marito, viene colpita da qualcosa e cade a terra svenuta. Un recipiente si rovescia e getta dell’acido corrosivo sul viso della donna che urla. La bambina, sentendo la madre gridare, si precipita nella stanza, ritrovandosi assediata da una schiuma rossastra (una mescolanza dell’acido e del sangue del corpo della madre), e impaurita, la bambina tenta di fuggire.

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L’aldilà

Forse la sceneggiatura presenta qualche problema nella parte finale, dove improvvisamente, nella sequenza dell’ospedale, appaiano degli zombi che nulla c’entravano con il resto del film, una sequenza già vista in troppi film, troppo lunga, banale e noiosa. Tuttavia la responsabilità non è degli autori, bensì, dei distributori tedeschi del film che imposero quell’inutile sequenza per sfruttare il successo commerciale sugli zombi molto in voga in quel periodo. Il film però, si riscatta completamente nel finale, bellissimo, nel quale, i due protagonisti, Liza e McCabe, trovano il passaggio per l’aldilà, e oltrepassandolo, si trovano in uno scenario surreale, senza inizio né fine e pieno di cadaveri nudi, e mentre alcune voci sussurrano continuamente i loro nomi, essi cercano invano di trovare una via d’uscita, finché si arrestano e, sbarrando gli occhi terrorizzati, si scoprono improvvisamente ciechi come Emily. Un finale fantastico, agghiacciante e nichilista.

Il film ebbe molto successo in Italia e all’estero, ma fu stroncato dalla critica. Fulci, che potremmo definire un poeta dadaista del “gore”, in vita, non fu mai apprezzato dai critici, soprattutto da quelli “di sinistra” che gli erano particolarmente ostili, considerandolo “politicamente disimpegnato” e “trucemente violento”, mentre invece era osannato dagli ambienti della destra giovanile del MSI che lo consideravano un genio, apprezzamenti che non erano però molto graditi dal regista che si dichiarava anarchico. Da qualche anno l’atteggiamento del mondo intellettuale ha, almeno in parte, cambiato atteggiamento nei suoi confronti, grazie soprattutto alla rivalutazione del cinema di genere italiano degli anni 70-80, operato in buona parte da Quentin Tarantino.

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