Horror Movies. Goth e sensualità in “Miriam si sveglia a mezzanotte”

Il film è esemplare sul piano visivo e sonoro

miriam si sveglia a mezzanotte
Chaterine Deneuve e David Bowie
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  • di Gianluca Donati:

Quando nel 1983 uscì Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger) il film non ebbe una buona accoglienza né di pubblico, né di critica, la quale non apprezzò la sua estetica e il suo montaggio considerati allora da videoclip.

Invece il film d’esordio di Tony Scott è a mio parare il miglior lavoro del regista; non a caso l’opera è di produzione britannica, quindi Scott non era stato ancora fagocitato dal tritacarne commerciale di Hollywood per il quale il regista realizzerà film validi, nei quali però verrà a mancare la libertà creativa che ebbe in questa sua opera prima. E se il tempo è galantuomo, con il passare degli anni il film è stato rivalutato dalla critica ed è diventato un cult per il pubblico, soprattutto per gli appartenenti alla sottocultura goth.

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Chaterine Deneuve è Miriam

Miriam (Catherine Deneuve) è una bellissima vampira immortale, condannata a cambiare continuamente compagno, perché ognuno di essi perde inspiegabilmente la sua “eterna” giovinezza e deperisce fino a una sorta di letargo. Il suo attuale compagno, John (David Bowie), sta seguendo lo stesso destino e pur provocando vittime a ripetizione nel vano tentativo di recuperare vigore, egli continua a invecchiare velocemente e muore nel volgere di poche ore. Sarah Roberts (Susan Sarandon), una giovane e bella dottoressa, è incuriosita dal caso di John e decide di far visita a casa di Miriam. Miriam si innamora della donna e, ricambiata, la seduce e durante un amplesso riesce a morderla, facendola diventare una vampira come lei. Sarah inizia ad avere strane visioni e a stare male finché non capisce la vera natura di Miriam e tenta così di suicidarsi.

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Una scena tratta dal film

Il titolo originale del film che fu presentato fuori concorso al 36º Festival di Cannes, è “The Hunger”, ovvero: “la fame” e si riferisce al desiderio “vampiresco” di qualcosa in modo bramoso, come il sangue, l’eterna giovinezza, ma allude fortemente anche al sesso sia nella sua componente eterosessuale che omosessuale. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Whitley Strieber e si avvale della sceneggiatura di Michael Thomas, Ivan Davis e James Costigan, ma più che all’intreccio narrativo, il film è esemplare sul piano visivo e sonoro, vantando una fotografia straordinaria curata da Stephen Goldblatt ma supervisionata dallo stesso regista, nella quale appare evidente la vasta esperienza di Scott nel campo pubblicitario; una fotografia “patinata” fatta di luci fredde studiate con una perfezione maniacale.

Altrettanto importanti e ricercati sono il suono e la colonna sonora di Michael Rubini e Denny Jaeger, musiche che fanno forte uso di sintetizzatori dell’epoca, in atmosfere new wave (e non a caso Bowie è stato uno dei protagonisti mondiali del new wave); in alcuni passaggi il film si serve di brani di musica classica come il Trio in Mi bemolle maggiore Op.100 di Schubert, mentre la sequenza del corteggiamento tra le due donne è accompagnato dal canto della schiava Mallika e della principessa Lakmè, dall’opera Lakmé di Léo Delibes.

Perfetto anche il montaggio, anch’esso molto debitore dello stile pubblicitario, come in tutta la bellissima prima parte del film in cui le immagini della performance del gruppo post-punk/gothic rock britannico i “Bauhaus”, si alternano con le immagini del tramonto, la coppia e le scimmie impazzite.

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David Bowie

Un’altra scena mirabile è quella in cui David Bowie invecchia a vista, dove il trucco rende il “Duca Bianco” irriconoscibile. Ma la scena forse più bella del film è quella nella quale Miriam suona il pianoforte e conversa con Sarah seducendola, la quale, si versa accidentalmente un po’ di sherry sulla maglietta, e con un suggestivo effetto rallenty in un’atmosfera di luci e fotografia straordinarie, Sarah si sfila la maglietta restando a torso nudo, Miriam le si avvicina e le due si baciano e segue la scena dell’amplesso, dove, il canto della schiava Mallika e della principessa Lakmè, progressivamente si mixa con la una colonna sonora fatta di suoni distorti. Si tratta forse della sequenza saffica più bella della storia del cinema. Ovviamente da segnalare i tre protagonisti perfetti e affascinanti nei rispettivi ruoli “dark” e tutte le scene granguignolesche e orrorifiche; un insolito film vampiresco in tipico stile “eighties”: un decennio irripetibile. Da non perdere.

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