Film per sorridere un po’: “Totò, Peppino e la malafemmina”, classico della comicità

Stroncato dalla critica, il film fu applaudito dal pubblico

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Una delle scene più famose e comiche del film
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Pubblicato ore 14:00

  • di Gianluca Donati

Antonio (Totò), Peppino (Peppino De Filippo) e Lucia (Vittoria Crispo), sono i tre fratelli Caponi, che vivono nelle campagne in provincia di Napoli. Gianni (Teddy Reno) il figlio di Lucia, si trasferisce a Napoli per motivi di studio, e qui conosce casualmente Marisa (Dorian Gray), una soubrette di cabaret di cui s’innamora ricambiato. Lucia riceve però una lettera anonima da parte di una ragazzina infatuata di Gianni e invidiosa di Marisa; una missiva in cui c’è scritto che invece di studiare, suo figlio perde tempo dietro a “donne di malaffare”. I tre fratelli preoccupati, decidono così di partire per Milano dove Gianni si è nel frattempo trasferito per seguire Marisa in tournée, con il fine di persuadere la bella ragazza a troncare ogni relazione con Gianni. Quando però Lucia capisce che Marisa è una brava ragazza e che prova sentimenti sinceri per Gianni, cambia idea e l’accoglie in famiglia.

Chi non ha riconosciuto la trama di “Totò, Peppino e la… malafemmina”? È un classico della comicità del cinema italiano, e ad arricchire il cast del film del 1956 diretto da Camillo Mastrocinque, anche un giovane Nino Manfredi nel ruolo di Raffaele, amico di Gianni, e Mario Castellani, mitica “spalla” di Totò, nella parte di “Mezzacapa”, il mezzadro confinante dei Caponi, bersaglio di continui scherzi da parte di Totò e Peppino.

La critica di quei tempi stroncò la pellicola, abituati all’alta qualità del cinema italiano del periodo, salvo successiva rivalutazione con il passare del tempo. A prescindere da ciò, il film nel ’56 ebbe un grande successo di pubblico, raggiungendo i 4 milioni e mezzo di spettatori. Quello che però colpisce è che il film è conosciuto e amato anche dalle generazioni successive, fino ai giorni d’oggi, al punto che alcune scene sono tenute a memoria anche dai più giovani. Prima fra tutti, l’indimenticabile scena dell’improbabile lettera che Totò detta a Peppino, una scena esilarante che non era presente nel copione, e la cui idea sarebbe stata suggerita da Ettore Scola – aiuto regista del film – e semi improvvisata dai due comici. Questa sequenza è diventata così celebre che è stata citata molte volte nel cinema e nella televisione, come ad esempio dalla coppia Roberto Benigni e Massimo Troisi in “Non ci resta che piangere”.

Altre scene strepitose sono l’arrivo dei fratelli Caponi alla stazione di Milano vestiti da cosacchi, o quella nella quale Totò e Peppino in Piazza del Duomo chiedono informazioni a un vigile, parlando un divertentissimo gergo inesistente che imita le lingue straniere.

Parallelamente alle gag del duo comico, si svolge la sottotraccia narrativa sentimentale tra Gianni e Marisa, che offre la possibilità a Teddy Reno di esibirsi con la sua voce melodica in alcune canzoni dell’epoca (in stile “musicarello”), tra le quali per l’appunto, la bellissima “Malafemmena” scritta dallo stesso Totò e che suggerisce il titolo del film. La “malafemmina” in questione sarebbe ovviamente Marisa, ma si tratta solo di un equivoco che sarà subito chiarito per lasciare spazio a un lieto fine a uno dei film più amati dal pubblico dei due comici napoletani. Un film comico da rivedere per passare un po’ di tempo sereno e farsi molte sane risate.

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