Film per sorridere un po’: “Johnny Stecchino” tra trovate originali e satira tagliente

Esilarante, nonostante parli di un tema come la mafia

Una scena del film
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Pubblicato ore 16:00

  • di Gianluca Donati

La trama

Dante (Roberto Benigni), lavora come autista di scuolabus per ragazzi affetti da sindrome di down, e pur essendo buono e ingenuo, arrotonda lo stipendio truffando la propria assicurazione simulando una disabilità inesistente (un frenetico movimento incontrollato della mano destra). Una sera, al termine di una festa tra amici, incontra casualmente Maria (Nicoletta Braschi) che nel vederlo perde momentaneamente i sensi, prima di ripartire con la sua auto. La mattina seguente la donna ricompare sulle scale di casa di Dante, i due si scambiano qualche parola e Maria rivela di essere alloggiata all’Hotel Excelsior, per poi sparire nuovamente nel nulla. Dante, attratto e incuriosito da Maria, decide di andarla a cercare all’Hotel. Qui la trova e i due passano l’intera giornata insieme tra negozi e ristoranti. Maria che sembra infatuata per Dante, gli compra un vestito nuovo, le disegna un neo sul viso e gli mette in bocca uno stuzzicadenti. Da questo momento lo chiamerà Johnny Stecchino. Il giorno dopo Maria scompare nuovamente senza motivo, Dante cade in depressione, ma all’improvviso riceve una sua telefonata che lo invita a raggiungerla a Palermo. Dante, si precipita nella città siciliana dove, alla stazione viene raggiunto da un uomo che si presenta come lo zio di Maria (Paolo Bonacelli). Finalmente la storia d’amore tra Dante e Maria sembra poter avere inizio, quando la verità viene svelata agli spettatori: Maria è in realtà la moglie di Johnny Stecchino, un boss mafioso assolutamente identico nell’aspetto esteriore a Dante e divenuto pentito e latitante per evitare di essere ucciso dalla mafia. Il piano di Maria è quello di spacciare Dante per Johnny, per farlo uccidere al suo posto. Ma le cose andranno diversamente.

I premi

Prima che arrivasse la consacrazione mondiale al Premio Oscar con “La vita è bella”, Roberto Benigni era già celebre per la sua proficua carriera cinematografica, teatrale e televisiva. Nel 1990 era stato protagonista assieme a Paolo Villaggio dell’ultimo lungometraggio del maestro Federico Fellini, “La voce della luna”. Solo un anno dopo avrebbe sbancato il botteghino con “Johnny Stecchino”, scritto, diretto e interpretato dallo stesso Benigni. Il film, infatti, si piazzò al primo posto nella classifica della stagione cinematografica 1991-92 con un incasso di 42 miliardi di lire. Nonostante il successo di pubblico e alcuni premi vinti (un David di Donatello, due Nastri d’argento e due ciak d’oro), la critica al suo tempo non apprezzò molto la pellicola (salvo rivalutarla successivamente).

Risate e satira graffiante

In realtà, al di là delle risate assicurate grazie ad un buon copione (scritto a quattro mani con Vincenzo Cerami), e la prestazione degli attori (Benigni e Bonacelli su tutti), il film non è una semplice pellicola d’intrattenimento. Il meccanismo esilarante che fa funzionare la storia, si basa sull’escamotage del sosia conosciuto per caso, e la sequela di gag basate sugli equivoci in cui il protagonista si trova coinvolto a sua insaputa. La sceneggiatura fila alla perfezione, senza intoppi, con una ricca serie di trovare molto originali; un metodo che Benigni e Cerami ripeteranno tre anni dopo, nel ’94, con “Il mostro”, ripetendone il successo. Ma le risate e l’intreccio narrativo offrano l’occasione per fare una graffiante satira sociale. Il film è esilarante, nonostante parli di argomenti che nella realtà sono tragici (la mafia). Le istituzioni sono derise e mostrate colluse con la criminalità organizzata: i carabinieri, il giudice Cataratta, persino il ministro (Franco Volpi). Fino alla fine Dante non verrà mai a conoscere la verità.

I personaggi

La truffa di Dante contro la sua assicurazione viene scoperta, ma appare agli occhi degli spettatori come una piccola ingenuità, paragonata alla corruzione e alla falsità di quelle stesse istituzioni che lo puniscono. Ottimamente caratterizzati i personaggi: furbescamente ingenuo Dante, con la sua comica fissazione di rubare le banane; paranoico il boss Johnny con l’ossessione della madre e dell’igiene al punto di non sopportare che Maria lo baci; come contrappunto, Maria ha invece l’abitudine di pulirsi i guanti sul vestito. Anche dal punto di vista registico, il talento di Benigni si fa notare, infatti “Johnny Stecchino” è girato e montato bene; inquadrature e i movimenti di cinepresa sono funzionali, e particolarmente apprezzabili sono i costumi e la scenografia, si pensi ad esempio alla scena in cui Johnny è nel bagno pubblico (ricostruito in teatro) e viene raggiunto e ucciso dai malavitosi, non prima però che Stecchino abbia ripetuto la sua frase tormentone: “L’avevo detto io che non me somiglia per niente”!

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