Ferdinando Chevrier Il movimento e la tensione

Il movimento delle forme è la caratteristica dominante del suo stile

chevrier

LIVORNO – Ieri pomeriggio nei locali della Fondazione Livorno, ente per la promozione di iniziative artistiche e culturali e per la valorizzazione della collezione d’arte, è stata inaugurata alla presenza dell’assessore alla Cultura Francesco Belais la mostra dal titolo “Ferdinando Chevrier. Il movimento e la tensione”. All’interno della mostra, curata da Elena Pontiggia, è possibile vedere  oltre 100 importanti opere  ed è la prima grande antologica postuma dell’artista livornese, a dodici anni dalla scomparsa. All’inaugurazione era presente anche Luciano Barsotti, presidente della Fondazione.

Ferdinando Chevrier, artista livornese di  nota fama, apprese i primi rudimenti della pittura da un pittore postmacchiaiolo, Renuccio Renucci  che conobbe nel 1936. Dopo le prime prove figurative si dedicò poi all’astrattismo geometrico. In mostra si possono ammirare alcuni tra i suoi più bei dipinti come ad esempio “Capocoda verticale” del 1949, “Composizione” del 1951, “Pittura n° 7” del 1951 e “Contrasto apparente” del 1977.  Intorno al 1956 si avvicinò al genere informale, ma a partire dagli anni Settanta tornò ad una geometria dai forti caratteri dinamici.

Il percorso espositivo della mostra ripercorre tutta la sua ricerca: inizia dalle opere giovanili figurative e neocubiste; prosegue poi con le opere astratte dei primi anni cinquanta, quando Chevrier aderisce al M.A.C., il “Movimento Arte Concreta” che nasce a Milano nel 1948, fondato da Soldati, Munari, Monnet e Dorfles. La mostra documenta inoltre il periodo informale fino agli ultimi decenni, nei quali  Chevrier riuscì a creare una  sorta di “volumetria rotante” che sembra proprio voler uscire dal quadro andando verso l’infinito. 

La mostra resterà aperta fino al 4 marzo 2018 .

Per l’occasione è stato pubblicato un catalogo, secondo volume della Collana editoriale Livorno Arte e Cultura, con testi di Elena Pontiggia, vasti apparati critici e la riproduzione delle opere esposte.

 

 

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