Eleonora Duse, simbolo indiscusso del teatro moderno

L'attrice portava in scena temi spinosi

eleonora duse
Eleonora Duse in un ritratto di Vittorio Corcos
  • di Gianluca Donati:

Eleonora Duse (Vigevano, 3 ottobre 1858 – Pittsburgh, 21 aprile 1924) è stata una delle più grandi attrici teatrali italiane della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento, simbolo indiscusso del teatro moderno, anche nei suoi aspetti più enfatici; ha recitato anche al cinema nel suo unico film della carriera, “Cenere”, film muto del 1916, sceneggiato dalla stessa attrice e diretto da Febo Mari.

eleonora duse
Eleonora Duse

Durante la sua rapida ed entusiasmante carriera, la Duse porterà a maturazione una sua poetica che raccoglieva le eredità del passato ma che insieme rompeva con la tradizione della prima metà dell’Ottocento. Nelle mani della Duse i drammi di Victorien Sardou e di Alexandre Dumas figlio, diventavano partiture da smontare per poter essere poi riempite del messaggio tutto personale dell’attrice che voleva mettere in crisi quei valori borghesi, rappresentarli quindi così come essi si presentavano nella realtà.

I temi che la Duse voleva affrontare erano quelli più spinosi e più rappresentativi della società borghese dell’epoca: denaro, sesso, famiglia, matrimonio, ruolo della donna. Ne usciva il ritratto di una società perbenista ma in realtà ipocrita, luccicante nella vetrina, ma marcia nella sostanza, egemonizzata da un dio-denaro regolatore di ogni rapporto umano; un mondo nel quale è impossibile provare delle emozioni sincere. Emergeva poi l’interiorità femminile così come la Duse viveva la sua: un’interiorità alienata e nevrotica. Il suo repertorio teatrale era moderno e di forte richiamo.

Nel 1882 a Roma incontra per la prima volta Gabriele D’Annunzio: quest’ultimo è un giovane affascinante, ma già con tre opere pubblicate e con melodiose parole propone alla Duse di giacere con lui. Eleonora lo congeda con sdegno, ma forse anche con un segreto compiacimento. Nel giugno 1892 D’Annunzio scrive una dedica (Alla divina Eleonora Duse) su un esemplare delle sue “Elegie romane”. Dal libro nasce in Eleonora il desiderio di un incontro con l’autore. Il momento fondamentale sia nella vita sia nella carriera artistica di Eleonora Duse fu il definitivo incontro a Venezia, nel 1894, con Gabriele D’Annunzio, allora poco più che trentenne.

eleonora duse
Duse e D’Annunzio

Il tempestoso legame sentimentale e artistico che si stabilì tra l’attrice e il giovane poeta durò una decina d’anni, e contribuì in modo determinante alla fama di D’Annunzio. Eleonora Duse, già celebre e acclamata in Europa e oltre oceano, portò, infatti, sulle scene i drammi dannunziani: “Il sogno di un mattino di primavera” in cui una povera donna di Firenze sta vivendo gli ultimi momenti con la famiglia, che cerca invano di farla rinsavire, prima di entrare in manicomio. Il motivo di tale follia è un amore non corrisposto. “La Gioconda“, dove uno scultore, Lucio Settala, incerto fra la pietà per la moglie, Silvia, e l’amore la sua modella e la sua musa, Gioconda Dianti, afferma il proprio diritto a realizzare sé di là dai divieti morali, e si unisce a lei; e la moglie, nel vano tentativo di salvare una statua del marito, che la Gioconda (credutasi abbandonata) distrugge, resta mutilata delle bellissime mani.

Francesca da Rimini“, tragedia ispirata a un episodio del quinto canto dell’Inferno di Dante Alighieri, “La città morta“, dove la scena mette in mostra una compagnia di giovani arricchiti che a Micene rinviene la tomba di Agamennone; due ragazze, nel frattempo (l’una delle quali cieca), leggono l’Antigone di Sofocle per legarsi maggiormente nello spirito alla sensazione di grande rinascita della culla della civiltà greca, per cui autori come Omero, Eschilo ed Euripide hanno contato le gesta. “La figlia di Iorio“, il primo successo vero di D’Annunzio nella drammaturgia teatrale.

Nel 1900, D’Annunzio pubblicò il romanzo capolavoro, “Il fuoco”, che oltre ad essere l’opera che più di tutte sancisce l’incontro fra D’Annunzio e il pensiero filosofico “superumano” di Nietzsche, è anche un romanzo fortemente autobiografico e ispirato alla sua relazione con Eleonora Duse, suscitando critiche vivaci da parte degli ammiratori dell’attrice. Un amico della Duse, avendo letto il manoscritto, l’aveva scongiurata di non permettere la pubblicazione. Lei rispose: “Conosco il romanzo, ho autorizzato la stampa perché la mia sofferenza, qualunque essa sia, non conta, quando si tratta di dare un altro capolavoro alla letteratura italiana, e poi, ho quarant’anni e amo”.

Dopo la loro separazione D’Annunzio visse tutto il resto della sua vita (le sopravvisse quattordici anni) struggendosi nel ricordo dell’attrice. Infatti, alla notizia della morte dell’attrice, ormai vecchio, pare abbia mormorato «È morta colei che non meritai».

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