“Don Giovanni” al Teatro Goldoni: provocatorio e innovativo, ottiene il consenso del pubblico

L'opera, regia di Cristina Pezzoli, in replica domani 23 ottobre

Foto Teatro Verdi di Pisa
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Pubblicato ore 10:29

  • di Gianluca Donati

LIVORNO – Per chi ama l’opera, conosce quella particolare atmosfera che precede lo spettacolo, quando gli spettatori cercano il loro posto assegnati, mentre si odono i musicisti che accordano gli strumenti, suoni che sentiamo, ma non vediamo, perché l’orchestra è situata in uno spazio che ha una sua profondità collocata tra pubblico e cantanti. Quando odi quell’accordare gli strumenti, ti chiedi come fanno a capirci qualcosa in quella confusione di note causali, ma sono artisti, maestri, geni del loro mestiere.

È esattamente questa l’atmosfera, un po’ elettrica, febbricitante, d’attesa che si respirava ieri 21 ottobre, al Teatro Goldoni, dove per la prima volta è andato in scena a Livorno nel nostro Teatro, il “Don Giovanni” di Wolfang Amadeus Mozart, regia di Cristina Pezzoli (scomparsa a maggio del 2020 a soli 56 anni), uno spettacolo che era previsto due anni fa, ma rinviato a causa dell’emergenza Covid. Ritrovare una sala di nuovo così piena di pubblico, è un sollievo dopo i tempi dei lockdown e dei distanziamenti sociali. Il pubblico era cospicuo, sia in platea che nei palchetti, sebbene non tutto esaurito, ci siamo andati vicini.

Per chi conosce l’opera “Don Giovanni”, sa che è un “dramma giocoso”, e non c’è bisogno che ne narri la storia. Chi non la conosce, non accennerò nulla per non rivelarne sorprese e colpi di scena, visto che l’opera sarà replicata domenica 23 ottobre (domani) alle ore 16.00. Di questo spettacolo andato inscena iersera il nostro giornale ne aveva anticipato la messa in scena in un precedente articolo.

Foto: Teatro Verdi di Pisa

Ascoltare Mozart è sempre un piacere, e richiede un po’ di esperienza, perché musica e testo sono più complessi delle opere di autori italiani che solitamente siamo abituati ad ascoltare. Chi non conosce a memoria il libretto dell’opera (o quasi), fatica a seguire la vicenda, anche perché per necessità di copione, gli attori, durante le parti più recitate che cantate, pronunciano rapidamente le battute che si incastrano tra i vari cantanti-attori. Per fortuna, la modernità ci viene incontro, in quanto al di sopra del palco c’è un riquadro dove è proiettato il testo: le battute degli artisti. Unico inconveniente è che uno spettacolo molto coreografico come quello di ieri, con molte scene di danza (ben congeniate e realizzate), ti obbligano a spostare continuamente lo sguardo tra il testo e lo spettacolo sul palcoscenico. E spesso è inevitabile farlo, perché purtroppo, ci consentano un piccolo appunto, soprattutto durante i recitativi (e chi conosce “Don Giovanni” sa che ve ne sono molti), alcuni cantanti (maschili), non si udivano come si conviene a spettacoli di questo tipo, soprattutto nei recitativi accompagnati, ovvero, quelle parti prevalentemente recitate più che cantate ma comunque “accompagnate” appunto non da pochi strumenti, ma da gran parte dell’orchestra; in alcuni, troppi, momenti, i musicisti sormontavano con i loro strumenti le voci dei cantanti, per cui occorreva sbirciare la proiezione del testo per poter seguire la vicenda. È un problema che è stato esclusivamente dei cantanti maschili e non di quelle femminili.

Un altro neo, se ci è concesso, è la scenografia scelta per l’opera. Quasi l’intera opera ha visto i cantanti-attori e i ballerini esibirsi su sfondi uniformi che cambiavano di colore a seconda della sensazione emotiva del momento della vicenda, con l’aggiunta di alcuni oggetti di scena, pochi, con i quali gli artisti interagivano. Insomma, una scenografia, scarna, povera, minimalista. Carenza di idee originali o scelta stilistica? Opterei per quest’ultima risposta, anche perché opera e teatro stanno andando sempre più in quella direzione. Il problema è che quando realizzi l’ennesima trasposizione di un classico, poiché non puoi certo modificare lo spartito, cerchi di essere innovativo sul piano registico, cosa inevitabile perché gli spettatori non si trovino a vedere una opera troppo convenzionale. Ci chiediamo se in questo caso, lo sperimentalismo non sia stato a volte eccessivo. Sebbene alcune trovate siano risultate molto originali come gli oggetti che calavano dall’alto e che di fatto modificavano “la scena” senza interrompere l’azione, come quando scendono delle lampadine collegate da dei cavi, che fungevano da cielo stellato, oppure quando sono scesi due grossi candelabri, o un sacco da boxe, un’altalena, sono i principali “oggetti” con i quali i personaggi hanno interagito.

Una particolarità avviene nel secondo atto e non possiamo esimerci dal narrarla: per gran parte del tempo è stata calata dall’alto una scritta illuminata che recava il nome di “Don Giovanni”, ma al rovescio, come vista attraverso uno specchio, all’improvviso la scritta viene risollevata e sparisce e sullo sfondo, dietro i protagonisti, inizia una specie di Via Crucis, finché il crocefisso non viene posizionato esattamente al centro del palco, simbolo di morte e redenzione. Successivamente Don Giovanni, si beffa anche della morte, e per nulla redento, apparecchia una tavola di cibi e vino proprio sul crocefisso che diventa per l’occasione una tavola da pranzo, dissacrando il simbolo della croce. Ma il castigo divino al fine giunge e in quel mentre la croce torna ad ergersi in verticale e infine si incendia con un ottimo effetto speciale.

Foto: Teatro Verdi di Pisa

A parte le piccole pecche di cui mi sono permesso di parlare, per il resto tutto ha funzionato, le parti più cantate, sono state eccellenti, l’orchestra impeccabile, costumi originali, uso delle luci perfetto, e nell’insieme regia curata, con qualche carenza a livello scenografico ed eccesso sperimentalistico. Malgrado ciò, lo spettacolo è stato piacevole e il pubblico ha apprezzato e lungamente applaudito gli artisti che – non dimentichiamolo – impiegano mesi di duro lavoro e numerose prove per soddisfare il pubblico.

La ripresa dello spettacolo era per opera di Luca Orsini, scene e costumi, Giacomo Adrico, luci di Valerio Alfieri, otto danzatori del Nuovo Balletto di Toscana, coreografie Arianna Benedetti. Direttore d’Orchestra e Coro Arché, Alessandro Cadario.

Maestro al fortepiano Riccardo Mascia, direzione coro Marco Bagagna, Daniele Antonangeli (Don Giovanni), Paolo Pecchioli (il Commendatore), Sonia Ciani (Donna Anna), Massimo Fregato (Don Ottavio), Francesca Cacuzza (Donna Elvira), Nicola Ziccardi (Leporello), Italo Proferisce (Masetto) Federica Livi (Zerlini).

Ricordiamo che lo spettacolo replicherà domani, domenica 23 alle ore 16.00.

I biglietti sono prenotatili sabato pomeriggio dalle 16.30 alle 19.30, e online all’indirizzo: www.goldoniteatro.itwww.ticketone.it.

Biglietti: da 10 a 30 euro, ridotto under 25 5 euro.

Le foto sono del Teatro Verdi di Pisa

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