“Dieci piccoli indiani” regala un’atmosfera surreale e un finale spiazzante

Lo spettacolo ha chiuso la stagione di prosa del Teatro Goldoni

sul palco del teatro goldoni arriva dieci piccoli indiani di agatha christie
Il cast di "Dieci piccoli indiani"
  • di Olimpia Capitano

LIVORNO – Sul palco del Teatro Goldoni è andato in scena ieri sera uno dei capolavori di Agatha ChristieDieci piccoli indiani… (e non rimase nessuno)“, scritto nel 1936 e pubblicato nel 1939, e da allora continua fonte di ispirazione letteraria, teatrale, nonché cinematografica.

Stavolta è stato il regista spagnolo Ricard Reguant a trovarsi alle prese con la reinterpretazione e rimessa in scena di questo noto cult, sostenendo una prova dal risultato assolutamente degno.

Il cambio del finale

Scelta audace e d’effetto è stata quella che riguarda il finale: nel 1943 la scrittrice aveva riadattato il proprio romanzo per il palcoscenico, sostituendo l’epilogo altamente drammatico con un lieto fine che non scuotesse eccessivamente il pubblico, essendo in piena seconda guerra mondiale, ma comportando un effetto che, nel mutato contesto dell’oggi, risulta piuttosto deludente e fuori dalla linea narrativa.

Perciò, a seguito di un accordo formulato con la Agatha Christie Limited, è stata proposta una nuova versione teatrale, che ha mantenuto l’alta tensione della conclusione del romanzo del 1939. E questa versione più drammatica è stata gestita dalla regia con una grande capacità, mantenendo una costante tensione sulla scena.

La storia

La trama è nota: ambientato in Europa alle soglie dello scoppio della seconda guerra mondiale, dieci sconosciuti per vari motivi sono stati invitati su una bellissima isola deserta. Arrivati nelle camere, trovano affissa agli specchi una poesia, “Dieci piccoli indiani”. La filastrocca parla di come muoiono, uno dopo l’altro, tutti i dieci indiani. Una serie di morti misteriose infonde il terrore negli ospiti dell’isola, che iniziano ad accusarsi a vicenda arrivando alla scioccante conclusione l’assassino si trova tra loro.

La linea narrativa e le novità introdotte

La linea narrativa è stata perlopiù preservata dal regista, che ha però sostituito “i dieci piccoli indiani in dieci piccoli soldatini” e ha affisso la filastrocca su una colonna al centro del palco le cui strofe si illuminavano e venivano pronunciate da una voce fuori campo, con una angosciante cantilena, immediatamente dopo ogni morte.

L’uso ripetitivo della cantilena infantile, all’interno dello sciogliersi della trama, è perfettamente funzionale a creare un’atmosfera duplice, che unisce il senso del mistero, dell’irrazionale e del surreale, alla pressione dell’incombenza della morte e dell’instabilità di un destino incontrollabile. Come già detto poi è stato mantenuto il primo finale, che risolve tensioni e suspense privandoci di ogni speranza di lieto fine, ma anche veicolando un messaggio di follia e cinismo umani che rinnova la domanda implicita e costante: siamo vittime o assassini?

Un altro elemento utile alla resa dell’opera è stato quello scenografico, che ha rispettato l’epoca di ambientazione, strutturandosi su uno scenario in stile Art decò, dai colori cupi ma di impatto e significato, ben misurati per costruire un ambiente grave. Molto buoni anche i giochi di luce che hanno enfatizzato questa atmosfera inquietante.

I personaggi

Ben caratterizzati i personaggi e approfonditi a tutto tondo. Questa complessità e l’ansia drammaturgica sono state abbastanza ben sostenute dagli attori; sul palco abbiamo trovato: Ivana Monti (con una grande carriera alle spalle che l’ha vista sul palco in I giganti della montagna e Re Lear con Strehler; in televisione accanto a  Dario Fo e Franca Rame e Walter Chiari), Giulia Morgani, Tommaso Minniti, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Leonardo Sbragia, Silvano Piccardi, Luciano Virgilio, Alarico Salaroli e Carlo Simo.

Sono tutti noti attori italiani di differenti generazioni e dai diversi background artistici, per la prima volta tutti insieme sul palcoscenico.

Gli interpreti sono stati capaci di creare una dinamica molto incalzante sul palco, tra scambi e uscite ed entrate frequenti, che hanno permesso di riempire e scuotere uno spazio scenografico che di per sé creava un ambiente congeniale al senso della rappresentazione. Hanno poi saputo mantenere sufficientemente alto il coinvolgimento negli intrighi che si sono sviluppati, fino ad un finale elettrizzante e spiazzante. Lo spettacolo ha tra l’altro chiuso la stagione di prosa di un gremito Teatro Goldoni, con un successo di pubblico davvero ampio.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*