Dario Fo “il giullare”: il ricordo a un anno dalla morte

Premio Nobel per la letteratura nel 1997

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  • Gianluca Donati:

Un anno fa moriva Dario Fo, “il giullare”, grande attore, autore e regista, teatrale; ebbe una lunga e prestigiosa carriera che gli valse il Premio Nobel per la letteratura nel 1997, con la motivazione: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. Il fatto provocò scalpore in Italia e all’estero, non tanto perché fossero in dubbio la professionalità e il talento di Fo, quanto perché, a detta di qualcuno, il suo teatro giullaresco c’entrava poco con il Nobel per la letteratura, e perché quel premio forse sarebbe stato più giusto assegnarlo ad altre personalità che furono invece ignorate. In Italia ci fu anche una spaccatura politica, con il centrosinistra che condivise la scelta di Fo (forse anche per opportunismo) e il centrodestra che la criticò (solo perché Fo era di sinistra), salvo eccezioni, come Vittorio Sgarbi che lo ritenne pienamente meritevole del prestigioso premio.

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Il giullare Dario Fo

Tra le innumerevoli opere di Fo, si segnalano, “Gli arcangeli non giocano a flipper“, (1959), che narra di un certo “Lungo”, il protagonista della commedia, che curiosamente risulta per le leggi dello Stato, essere nientemeno che un “bracco di professione”: cane da caccia. Dopo una breve indagine si scopre che fu un burocrate impazzito, prossimo alla pensione, ad alterare un’enorme quantità di dati nelle schede anagrafiche. Per ottenere la pensione, il Lungo, dovrà addirittura rinchiudersi in un canile in qualità di randagio e qui, dopo tre giorni, darsi per morto, vista la legge per la soppressione dei cani randagi, e soltanto una volta dato per morto, potrà ripresentarsi all’anagrafe con i testimoni per un cambio d’identità. Naturalmente l’opera permette a Fo di satireggiare sulla burocrazia: per cui non ciò che esiste viene annotato sulle carte, ma ciò che le carte certificano deve esistere.

Mistero buffo” (1969), invece, è un lungo monologo in grammelot (una forma recitativa che assembla suoni, parole e foni, privi di significato in un discorso, probabilmente di derivazione francese), che imita il dialetto padano, e che propone un’interpretazione smitizzata di episodi storici e religiosi. Il fulcro dello spettacolo si basa sull’idea che la cultura alta abbia sempre saccheggiato elementi dalla cultura popolare, rielaborandoli e spacciandoli per propri.

dario foIl teatro di Fo, è popolato spesso da personaggi “corrotti”, inquadrati però in chiave positiva: ubriachi, prostitute, truffatori, matti che ragionano meglio dei savi ecc. Nella sua smisurata produzione, il personaggio del “Matto” si presenta come una costante nel teatro di Fo, cui è permesso dire le verità scomode come ad esempio in “Morte accidentale di un anarchico“, (1970) una commedia dedicata alla “morte accidentale” (come sarcasticamente recita il titolo stesso, sostenendo nell’opera la tesi dell’omicidio) dell’anarchico Giuseppe Pinelli, avvenuta al commissariato di Polizia di Milano in circostanze, sulle prime, non chiare.

La storia della commedia narra di un matto che viene fermato in questura da un commissario, perché, nella sua malattia mentale, ama spacciarsi per altre persone. Spazientito dagli inverosimili ragionamenti del matto, il commissario ne ordina il rilascio: rimasto solo nella stanza del commissario, il matto, viene in possesso di alcuni importanti documenti concernenti la morte di un anarchico, precedentemente caduto da una finestra nel corso di un interrogatorio della polizia in circostanze poco chiare. Da qui seguono una serie di curiose situazioni. Lo spettacolo costò a Fo più di quaranta processi in varie parti d’Italia.

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Fo e Franca Rame

Parlando di Dario Fo, non ci si può esimere dal parlare del suo impegno politico e naturalmente, se dietro ad ogni grande uomo, c’è sempre una grande donna, nel caso di Dario Fo, si erge la figura di Franca Rame con la sua professionalità artistica e il suo impegno politico. Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, Fo giovanissimo si arruolò volontario nell’esercito fascista della Repubblica Sociale Italiana. Questi trascorsi emersero però, solo negli anni settanta, scatenando polemiche, querele e processi, soprattutto perché in quel periodo Fo era invece molto attivo in campo artistico della cultura di sinistra italiana, famoso per i suoi testi teatrali di satira sociale e militante, ed era impegnato direttamente in politica con la moglie, tra gli esponenti del Soccorso Rosso Militante.

Fo fu accusato di doppiogiochismo; la sinistra gli rinfacciò il suo trascorso fascista, mentre la destra, ne criticò l’opportunismo politico e il “tradimento”, che costò molto alla moglie Franca Rame, sequestrata e violentata per ritorsione, da alcuni balordi della destra eversiva e da ambienti militari. Negli ultimi anni, Fo si avvicinò al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, provocando nuove accuse di tradimento da parte del Partito democratico e delle sinistre. L’ultima battaglia politica di Fo, vinta (postuma), fu la sua campagna per il NO alla riforma costituzionale voluta dal Governo Renzi, in difesa della Costituzione della Repubblica Italiana.

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