Curiosità dal cinema: “Million dollar baby”, un capolavoro da non perdere

Il film diretto da Clint Eastwood ha vinto 4 Oscar

Hilary Swank in una scena del film
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Pubblicato ore 14:00

  • di Gianluca Donati

Frankie Dunn (Clint Eastwood) è uno scorbutico e anziano manager di boxe, che ha come unico amico l’ex pugile afroamericano Eddie ‘Scrap-Iron’ Dupris (Morgan Freeman). I due condividono il lavoro quotidiano in una vecchia palestra nella periferia di Los Angeles. Un giorno la trentaduenne Maggie Fitzgerald (Hilary Swank), modesta cameriera, decide di voler intraprendere la carriera pugilistica e chiede aiuto allo scontroso allenatore. Nonostante l’iniziale ritrosia, Frankie si rende conto che Maggie è un talento naturale nella boxe e cerca di non commettere gli stessi errori che portarono Big Willy a lasciare la polverosa palestra. Dopo una rapida ascesa nel mondo della boxe, arriva il giorno del match per il titolo. Maggie da il meglio di sé ma la sua avversaria, colpisce a tradimento Maggie dopo il gong, spezzandole il collo e rendendola paralizzata. Frankie si sente responsabile per la sorte della donna e dovrà prendere una decisione molto importante e controversa…

Clint Eastwood è un po’ il nuovo Charlie Chaplin. Non che si somiglino, né per stile né per tematiche, ma “il buono” del celebre capolavoro di Sergio Leone “Il buono, il brutto, il cattivo” è un raro esempio di cineasta, che come “Charlot”, è un autore tuttofare. Spesso è regista, produttore protagonista e musicista dei suoi film, come nel caso di “Million Dollar Baby” del 2004, uno dei migliori film di Eastwood.

Sebbene la sceneggiatura sia di Paul Haggis, il regista sceglie sempre autori e copioni che riflettano i suoi pensieri, sentimenti e valori; e nel farlo Clint ci mette sempre la faccia, esponendosi non poco, perché in una Hollywood prevalentemente “liberal”, lui è tra i pochi che va controcorrente. Eastwood, infatti, è da sempre di destra, repubblicano, dal lontano 1951 quando sosteneva il presidente Dwight D. Eisenhower fino a essere tra i pochi a sostenere l’ex Presidente Donald Trump, pur non risparmiandogli dure critiche non condividendone i metodi da bullo. Sì perché Eastwood è un repubblicano “atipico”, aderisce alla corrente del libertarianismo, e quindi sui cosiddetti “temi etici” è “liberale”. E questo traspare chiaramente anche in “Million Dollar Baby” che supera i pregiudizi maschilisti e affronta con coraggio e con delicatezza il tema complesso dell’eutanasia.

Il protagonista interpreta un po’ se stesso; un anziano chiuso e scorbutico, indurito da una vita difficile, reazionario, alla vecchia maniera; appartiene a un superato modo di pensare, considera la boxe, uno sport per soli uomini, perciò inizialmente rifiuta di allenare Maggie. È un duro, ma in fondo, dentro di sé, nasconde una fragilità. Ha un difficile rapporto con la religione, segue giornalmente la Messa da anni, ma assilla il reverendo Horvak con i suoi dubbi sulla fede. Cerca di dare un senso razionale a dogmi religiosi che sfuggono alla ragione. Più che credere in Dio, lo cerca (ma chi cerca Dio in qualche modo lo ha già trovato), e si aggrappa alla fede: forse ha perso per sempre il rapporto con la figlia alla quale scrive da anni varie volte alla settimana lettere che puntualmente ritornano per posta indietro, senza che siano aperte.

L’ostinazione di Maggie (e i consigli di Eddie), finiscono per convincere Frankie ad allenarla fino a portarla al match per il titolo. Maggie colma in qualche modo il vuoto, occupando il posto della figlia e Maggie ritrova in Frankie un padre, lei che ha un pessimo rapporto con la madre e i due fratelli che la insultano, e dopo l’incidente, tentano di convincerla, immobilizzata al letto, a intestare tutti i soldi vinti con gli incontri alla madre.

Frankie e Maggie sono perciò due ripudiati dalle reciproche famiglie, che s’incontrano e attraverso la comune passione dello sport, instaurano un rapporto affettivo. Paralizzata sul letto a vita, Maggie chiede a Frankie di praticarle l’eutanasia. Frankie inizialmente rifiuta e nonostante che, anche il reverendo Horvak gli ricordi che l’eutanasia è un peccato e se lui lo praticasse, finirebbe “per perdere se stesso”, alla fine Frankie si assume la responsabilità di “liberare” Maggie.

L’intero film è scandito dalla voce narrante di Morgan Freeman che racconta in una probabile lettera diretta alla figlia di Frankie, chi era suo padre. Il film esalta l’eroismo, il cameratismo, lo spirito di agonistico, il bisogno di credere in se stessi, l’amicizia, ma senza retorica, mostrando famiglie a pezzi, invitando a riflettere sul mistero della fede, e sul diritto di vivere una vita con dignità.

L’incasso totale del film fu di 216.800.000 di dollari, vincendo numerosissimi premi, tra i quali 4 Oscar: miglior film e migliore regia a Eastwood, migliore attrice protagonista Hilary Swank (La Swank ha preso vere lezioni di boxe, prendendo dieci chilogrammi di peso in muscoli e allenandosi ogni giorno per dodici settimane, prima di iniziare le riprese), e miglior attore non protagonista a Morgan Freeman.


Gianluca Donati è appassionato di cinema, vanta una collezione di circa 3mila film in particolare di Michelangelo Antonioni, Ingmar Bergman e Federico Fellini. Lettore instancabile e amante della politica.

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