Crestacci racconta Modigliani e Livorno tra salti temporali e satira politica

Ieri sera in scena al Teatro Goldoni per il centenario dell'artista

Michele Crestacci
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  • di Gianluca Donati

LIVORNO – Ieri sera 24 gennaio, è andato in scena al Teatro Goldoni lo spettacolo “Modigliani”, un lungo monologo che ha visto come unico mattatore Michele Crestacci. Il teatro era affollatissimo, quasi tutto esaurito, dopo qualche minuto di attesa, il sipario si è dischiuso, e le calde luci hanno schiarito il palcoscenico, dove è apparso l’attore che indossando una camicia bianca, risaltava sullo sfondo nero. Posizionandosi al centro del palco ha iniziato a esibirsi, e non sono tardate le prime risate e gli applausi a scena aperta.

Il testo – scritto da Alessandro Brucioni e dallo stesso Crestacci – non si limita a narrare in sintesi la vita privata e artistica di Modì, ma alterna questi frammenti passati con salti temporali al presente, mettendo a confronto la Livorno dei tempi del celebre pittore, con quella dei giorni attuali. Si creano così dei “confronti”, che offrono innumerevoli spunti d’ilarità, prendendo in giro simpaticamente quelle peculiarità tipicamente labroniche, senza risparmiare qualche frecciatina di satira politica.

Lo spettacolo è per lo più esilarante (con momenti di riflessione malinconica), ma tutta la ricostruzione narrativa, ha come protagonista la vita travagliata di Amedeo Modigliani tra Livorno e Parigi, e la sua tragica fine. Così s’inizia dal contesto sociale e familiare nel quale il genio nacque, e le condizioni economiche precarie del padre; la sua dimora in Via Roma, la Livorno di quei tempi, i primi problemi di salute già nell’adolescenza, la sua precoce passione per il disegno, l’incontro con i macchiaioli che lo influenzeranno, ma anche il suo desiderio di oltrepassarli, sperimentando. E così, parte per Parigi dove avviene l’incontro con le avanguardie, l’influenza di Pablo Picasso; ma inizia anche la sua vita sregolata fatta di consumo di alcol e droghe, che andranno a peggiorare la sua salute già compromessa, unita alla miseria economica in quella città piovosa e umida, circostanze che lo indurranno a tornare a Livorno, dove però resterà per poco, poiché, il richiamo di Parigi è troppo forte. Di nuovo nella capitale francese, Modigliani vive varie esperienze con donne per poi incontrare il vero amore: Jeanne Hébuterne, dalla quale avrà una figlia, anch’ella battezzata Jeanne. Infine la morte di Modì a soli 36 anni, e la sua consacrazione postuma solo in tempi recenti.

Michele Crestacci è bravo, scandisce il testo con un ritmo molto veloce, quasi come di un teatro influenzato dai tempi “televisivi”, e riesce a rendere “leggera” una storia che in realtà è ovviamente cupa, senza nulla togliere alla riflessione critica su una città, Livorno, che non riconobbe la grandezza del pittore e scultore. In certi passaggi, la voce dell’attore è accompagnata da sottofondi musicali lievi, che in alcuni momenti cruciali salgano di volume fino a sommergere l’oratore (i suoni sono di Alberto Battocchi).

Il pubblico ha reagito ridendo copiosamente durante tutta la rappresentazione, e gli applausi sono scrosciati spontanei. Alla fine dello spettacolo è salito sul palco Alessandro Brucioni, cosceneggiatore e regista dello spettacolo, e assieme a Crestacci, hanno ringraziato gli spettatori e il Nuovo Teatro delle Commedie che ha contribuito alla produzione curata da mowan teatro.

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