Commedia dell’arte: giullari, saltimbanchi e maschere

Da questo genere hanno origine i personaggi del Carnevale

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Attori della Commedia dell'Arte di Jean Miel ca. 1620-1663 - Image by © Christie's Images/CORBIS
  • di Gianluca Donati:

Questa settimana, considerando il periodo, dedichiamo la rubrica sul teatro alla Commedia dell’Arte, dalla quale discendono le tipiche maschere del Carnevale italiano. Si tratta di un genere teatrale nato in Italia alla metà del Cinquecento, e ancora attuale fino alla metà del Settecento. Questo tipo di rappresentazioni, mettevano in scena personaggi che indossavano una maschera e un costume che caratterizzava lo stile di recitazione, generalmente fatto di comportamenti stilizzati e stereotipati.

commedia dell'arteTra le peculiarità di queste recite, vi era la mancanza di veri e propri testi scritti, basandosi più su dei canovacci, improvvisando, secondo le richieste del pubblico, e anche per questo, originariamente gli spettacoli erano tenuti all’aperto, con scenografie scarne, composte di pochi oggetti. La Commedia dell’Arte introdusse poi una novità rivoluzionaria, ovvero, la presenza delle donne sul palcoscenico che prima di allora non avevano potuto recitare in teatro. La prima donna assunta da una compagnia per recitare durante il periodo di carnevale, risale al 10 ottobre 1564. Le compagnie della Commedia dell’Arte erano composte complessivamente da dieci persone: otto uomini e due donne.

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Dario Fo

La Commedia dell’Arte attinge la sua essenza dalla tradizione dei giullari e dei saltimbanchi medievali che, divertivano corti e piazze con farse, durante le varie ricorrenze festive, o specificamente del carnevale. In Italia, questa forma di rappresentazione prese il posto della commedia colta del quattro – cinquecento e fu poi esportato dagli attori italiani in paesi come la Francia o la Germania, influenzando autori quali Shakespeare, Molière e Goldoni, che con la sua riforma del teatro gradualmente abolirà l’uso delle maschere e introdurrà il copione al posto del canovaccio. Oltre a Goldoni, altri artisti italiani della Commedia dell’Arte furono: Flaminio Scala, Francesco Andreini, Carlo Gozzi, Evaristo Gherardi, Niccolò Barbieri, Andrea Perrucci, Silvio Fiorillo e ovviamente, arrivando al presente, il premio Nobel Dario Fo.

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Burlamacco

Il nostro paese è ricco di maschere regionali di Carnevale, ciascuna legata alla sua diversa origine, e con un suo ruolo specifico, si esibisce con il suo repertorio di battute; quando non discendono dalla Commedia dell’Arte, le maschere possano provenire dal teatro dei burattini, o da antiche tradizioni, o create di proposito come figure per le feste di carnevale delle varie città; ad esempio, la Toscana ha due maschere: Stenterello che rappresenta il popolano fiorentino, che pur essendo un plebeo, eternamente oppresso da ogni tipo d’ingiustizie, trova sempre la voglia di ridere e scherzare. L’altra maschera è il celeberrimo Burlamacco, simbolo ufficiale del Carnevale di Viareggio, ideata nel 1930 dal pittore e grafico futurista Umberto Bonetti: maschera contraddistinta da un costume tubiforme in stile futurista a rombi biancorossi, ed eterno emblema della burla (dal quale deriva appunto il nome “Burlamacco”). L’antica credenza attorno a queste maschere, consisteva nella convinzione che il clamore delle maschere avesse il potere di allontanare le forze delle tenebre e l’inverno, in favore dell’arrivo della stagione primaverile, dove superstizioni pagane si mescolano con la festività cattolica del Carnevale.

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