Cinema e Livorno: “Il sorpasso” e quelle scene girate tra Castiglioncello e Romito

Con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant

il sorpasso
Jean-Louis Trintignant e Vittorio Gassman in una scena del film
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Pubblicato ore 17:00

  • di Marco Ferrucci

Nuovo appuntamento con il nostro progetto che racconta il rapporto tra il cinema e Livorno attraverso le recensioni dei film girati nella nostra città. Stavolta è stato scelto “Il sorpasso” film capolavoro che valse a Vittorio Gassman il David di Donatello nel 1963 come miglior attore protagonista.

Nella solitudine di una Roma deserta per il Ferragosto, Bruno Cortona (Vittorio Gassman), istrionico avventuriero senza apparenti legami familiari, riesce a convincere il timido studente Roberto (Jean-Louis Trintignant) a seguirlo sulla sua Lancia Aurelia decappottabile dandogli lezioni di vita ed edonismo. I due arrivano sino a Castiglioncello, dove Bruno ritrova l’ex moglie e la figlia sedicenne: il giorno successivo vorrebbero andare a Viareggio ma dopo una spericolata corsa sui tornanti del Romito un incidente metterà tragicamente fine alla vita di Roberto sulle scogliere livornesi.

La storia, scritta da Dino Risi con Ettore Scola e Ruggero Maccari, fa del protagonista una specie di guida dell’Italia del boom, tratteggiata con grande precisione sociologica anche attraverso la colonna sonora e un campionario dei più usati oggetti di consumo del periodo.

Gassman da corpo a tutti i difetti di un’epoca, incarnando tutta l’euforia, la spensieratezza e lo slancio di un’Italia giovane e vitalista che voleva lasciare definitivamente alle spalle i lutti della guerra. Gassman con la sua auto sportiva lanciata sull’Aurelia, incarna di fatto la corsa folle e nichilista verso una modernità posticcia e distruttiva che altro non è che il paradigma delle aspirazioni di gran parte della società italiana che di lì a poco aumenterà diseguaglianze e tensioni votandosi pressoché completamente ad un consumismo d’esportazione. Ma c’è molto di più in realtà, c’è un intero viaggio iniziatico dentro l’uomo, le sue fragilità, il suo mondo interiore, il suo destino.

Il film, al tempo snobbato dalla critica, se non ferocemente stroncato perché accusato di essere portatore di una morale non edificante, mitizzando la strafottenza e la bassa epica dell’arte di arrangiarsi, è invece divenuto negli anni un vero e proprio cult del cinema italiano.

Una riuscita clamorosa dovuta alla fama e alla bravura dei suoi interpreti certo (su tutti Gassman e Trintignant) ma anche al sapiente dosaggio di ritmi e dialoghi che alternano momenti di cupa drammaticità ad altri divertenti se non proprio esilaranti, come nello stile della miglior commedia all’italiana.

Ma ci sono altri elementi di novità che arricchiscono il film, come ad esempio la voce fuori campo del giovane studente (un controcanto introspettivo alla fisicità di Gassman) il rifiuto di un certo bozzettismo di maniera tipico della commedia e soprattutto il filo conduttore del viaggio che caratterizza l’opera come il primo road movie del cinema italiano.

A contribuire al grande successo del film sono tuttavia anche alcune scene girate proprio nel territorio livornese. Castiglioncello, ai tempi imprescindibile meta turistica del mondo artistico romano, scenario di estiva leggerezza, e soprattutto le scogliere livornesi del Romito, tragico teatro del finale. Il viaggio finirà drammaticamente in una corsa in macchina proprio tra quelle curve e i sogni, le speranze, i tremori del giovane Roberto rimarranno prigionieri di una carcassa di metallo precipitata sul mare in tempesta mentre la fuga verso il vuoto di Bruno Cortona continuerà forse come prima, dimenticando probabilmente molto presto il proprio giovane amico di un giorno.

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