Ciak Vintage: The Breakfast Club, perbenismo e ribellione

Un film che descrive molto bene la generazione degli anni Ottanta

breakfast club
Un immagine tratta dal film
  • di Donatella Garramone:

Nel 1985 esce nelle sale “The Breakfast Club” di John Hughes un film che descrive molto bene la generazione degli anni Ottanta, combattuta tra il perbenismo forzato e una grande voglia di ribellione. Se a prima vista la pellicola di Hughes può sembrare un film per adolescenti, poco impegnativo, ad una visione più attenta ci si accorge che c’è molto più di questo.

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“The Breakfast Club” è ambientato in una scuola superiore di Chicago e si snoda nell’arco di una giornata, un sabato di marzo del 1984. Cinque studenti, Andrew Clark (Emilio Estevez, figlio dell’attore Martin Sheen), Brian Johnson (Anthony Michael Hall), John Bender (Judd Nelson), Claire Standish (Molly Ringwald) e Allison Reynolds (Ally Sheedy), dopo essere stati messi in punizione per differenti motivi, sono costretti a trascorrere l’intera giornata nella biblioteca della scuola. Il preside Richard Verron assegna loro un tema dal titolo “Chi sono io?”, per tenerli occupati, ma i ragazzi fanno di tutto per non svolgere il compito. Inizialmente i cinque non parlano tra di loro, ma dopo un po’ di tempo trascorso nella stessa stanza cominciano a comunicare, dapprima punzecchiandosi e battibeccando, poi rivelando i problemi che li affliggono e il motivo per cui sono stati mandati in punizione. Nonostante provengano da ambienti sociali differenti, i ragazzi trovano numerosi punti in comune nella loro condizione di adolescenti tormentati.

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La locandina

I cinque personaggi sono tutti piuttosto stereotipati: il giocatore di football appartenente alla classe media, il secchione che non può permettersi di fallire, la ragazza di buona famiglia ignorata dai propri genitori che tentano di compensare la mancanza d’amore con il denaro, il bullo con il coltello sempre in tasca e la “dark” silenziosa che non riesce ad interagire con gli altri, anche perché tutti la considerano “strana”. Nonostante la semplicità della storia e il fatto che i protagonisti incarnino dei veri e propri cliché, senza sostanzialmente distaccarsene mai, “The Breakfast Club” è un film piacevole da guardare, che ben racconta lo spaccato di una società ormai lontana dal nostro tempo.

Gli attori protagonisti non hanno avuto, in seguito, una carriera particolarmente degna di nota, ma in questa pellicola sono degli interpreti perfetti e molto affiatati, al punto che risulta difficile immaginare qualcun altro al loro posto. Nella cultura di massa le citazioni al film state molteplici; un esempio tra i tanti, è il settimo episodio della prima stagione di “Dawson’s Creek”, intitolato proprio “Breakfast Club”, che è una sorta di remake del film. Il brano di apertura e chiusura della pellicola, “Don’t You (Forget About Me)” dei Simple Minds fu scritto da Keith Forsey e Steve Schiff appositamente per il film.

“The Breakfast Club” è sicuramente annoverabile tra i cult del genere, una pellicola sia per i nostalgici, sia per chiunque voglia approcciarsi al genere commedia, con non poche venature drammatiche, a sfondo sociale, tipico degli anni Ottanta.

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