Ciak Vintage. “Sentieri selvaggi”, modello del Western americano

Nel film sono presenti temi e riflessioni innovativi per la cinematografia

sentieri selvaggi
John Wayne
  • di Giulio Bartalucci:

Capolavoro del cinema western, “Sentieri Selvaggi” (The Searchers,1956) rappresenta uno dei prodotti più maturi del grande regista americano John Ford. Il film vede il ripetersi della collaborazione del regista con John Wayne, l’attore che lo stesso Ford aveva lanciato diciassette anni prima in “Stagecoach” (1939).

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La locandina

Wayne interpreta i panni del veterano confederato Ethan Edwards, in cerca della nipote Debbie (Natalie Wood), rapita dai Comanches, unica superstite del massacro perpetrato dagli indiani alla sua famiglia. Ethan si lancia alla ricerca di Debbie assieme al fratellastro di lei, il giovane Martin (interpretato da Jeffrey Hunter). Solo dopo anni i due ritroveranno Debbie, orami divenuta squaw del grande capo Scar, e la riaccompagneranno finalmente a casa.

La storia non si limita semplicemente al racconto della ricerca della giovane bambina bianca rapita dai pellirossa. Accanto al principale asse narrativo si legano temi e riflessioni del tutto innovativi per la cinematografia dell’epoca. Ford sottolinea in maniera profondamente marcata come il ragionevole odio di Ethan nei confronti dei carnefici della sua famiglia si trasformi progressivamente in una cieca volontà di annientamento di tutto l’universo indiano, a tal punto da tentare di uccidere la nipote oramai contaminata dal loro mondo. C’è un qualcosa che attanaglia il protagonista e lo consuma, una spinta vitale che lo anima e lo accompagna fino alla fine e che lo rende certamente un personaggio sui generis nel panorama della cinematografia western, lontano dagli schemi definiti del buono e del cattivo.

sentieri selvaggiForse in ragione di ciò Wayne considerava la parte di Ethan come la sua migliore interpretazione, a tal punto da celebrarlo nel nome di battesimo del figlio, Ethan Wayne. Eppure questo non è il solo tema affrontato nel film. A questo di fatto si lega la celebrazione della vita di frontiera, fatta di sani principi, di gente semplice che sacrifica la propria vita per difendere quel piccolo appezzamento di terra guadagnato col sudore. È la vita di chi combatte per la realizzazione di un mondo migliore che ponga fine alle brutalità animalesche del selvaggio, appunto.

sentieri selvaggiQuesto è l’impulso di fondo che spinge gli eroi del quotidiano a continuare a lottare e ad andare avanti nonostante le frequenti difficoltà, è quel sentimento emblematicamente incarnato nei membri della famiglia Qualen, fra i quali spicca nei panni di Laurie una giovane Vera Miles.

In tal senso il film è un sincero contributo e omaggio ai valori del vecchio West, alla terra di frontiera fatta di uomini tenaci ma non di meno timorosi delle parole di Dio. Questo mondo è paradigmaticamente incorniciato dalle straordinarie vedute della Monument Valley (il set preferito da John Ford) e dalle travolgenti note della musica di Max Steiner. Il film è al dodicesimo posto nella classifica dei “migliori cento film statunitensi”.

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