Ciak Vintage. Lanterne rosse, bugie e inganni nella Cina anni ’20

Un piccolo gioiello cinematografico

lanterne rosse
Gong Li è la giovane Songlian
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  • di Donatella Garramone:

1920, Cina del Nord. La giovane Songlian (Gong Li), dopo la morte del padre, lascia l’università e accetta di sposare un uomo molto più grande di lei, Chen Zuoqin (Jingwu Ma), signore di un’antica casata. L’uomo ha già altre tre mogli: l’anziana Yuru, Zhuoyun e Meishan, una ex cantante d’opera. Le donne trascorrono le proprie giornate in attesa dell’accensione delle lanterne rosse: infatti, colei che le troverà davanti la propria porta, potrà passare la notte con il marito e potrà ottenere determinati privilegi per il giorno in corso e per il successivo. Ben presto Songlian si rende conto di trovarsi in una prigione dorata, in cui la competizione tra le mogli di Chen le porta a commettere atti crudeli contro le altre, tessendo una rete di bugie e inganni per riuscire a primeggiare e ottenere le attenzioni del marito. Nonostante gli sforzi, la giovane Songlian non riesce a sopportare tutto questo e, dopo una serie di dolorosi avvenimenti, impazzisce, finendo a vagare in uno stato di trance per il cortile del palazzo.

lanterne rosse
La locandina del film

Lanterne rosse” (titolo originale “Dà Hóng Dēnglóng Gāogāo Guà”, letteralmente “Appendete in alto la grande lanterna rossa”) è un film del 1991 del regista cinese Zhang Yimou. La pellicola è ambientata quasi interamente nel palazzo nobiliare di Chen Zuoqin, i cui interni sono spaziosi, eleganti e dalle linee pulite. Il rigore nobiliare che aleggia a palazzo, è lo stesso delle inquadrature del regista, caratterizzate da primi piani intensi e piani sequenza formalmente puliti.

Zhang Yimou racconta uno spaccato di storia della Cina, caratterizzato dalla sottomissione della donna, ridotta a mero oggetto atto a soddisfare un marito-padrone. Tutto viene, però, visto e narrato attraverso gli occhi delle concubine, pertanto emergono i rapporti tra le quattro donne; viene inoltre descritta l’accoglienza riservata ad una nuova moglie che, di fatto, rappresenta una minaccia per le altre, una “concorrente” in più da battere per avere le lanterne rosse accese davanti la propria camera. Ecco dunque che il film, seppur nella sua delicatezza narrativa, presenta uno scenario fatto di inganni, sotterfugi, bugie, che porterà ad un epilogo prevedibilmente drammatico.

Le “lanterne rosse” del titolo italiano rappresentano delle piccole concessioni in un mondo fatto di divieti, vessazioni, obblighi provenienti dall’alto, da un uomo che non è un marito, ma un vero e proprio padrone che, però, non si sporca mai le mani, divenendo una presenza forte ma quasi invisibile.

lanterne rosse
L’attrice Gong Li

Ciò che colpisce dell’opera di Zhang Yimou è dunque la delicatezza con cui viene raccontata una storia così drammatica. Gong Li è perfettamente calata nel ruolo della giovane donna che entra nella prigione dorata ignara di ciò che realmente vi troverà, e che alla fine, per puro istinto di sopravvivenza, dovrà adattarsi alla rete di bugie, pagando tutto a caro prezzo.

Il regista racconta una storia con immagini spesso silenziose, ma tutte ugualmente indispensabili ai fini della narrazione. Lo spettatore si immerge in questo mondo arido, in cui un padrone esercita silenziosamente il proprio potere, a discapito delle sue “signore”, che provano a difendersi come possono, lottando le une contro le altre senza mai ribellarsi al marito, e che alla fine soccombono per il semplice fatto di essere donne nella Cina degli anni ’20.

“Lanterne Rosse” è un piccolo gioiello cinematografico da vedere tanto per la storia, quanto per le interpretazioni e per la drammaticità che difficilmente abbandona lo spettatore. Il film valse un Leone d’Argento (Premio speciale per la regia) a Zhang Yimou alla Mostra del Cinema di Venezia (1991), e ricevette un David di Donatello come Miglior film straniero (1992), oltre al Premio BAFTA sempre come Miglior film straniero.

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