Ciak Vintage. “Il posto delle fragole”, viaggio tra memoria e sogni

Presenti molti dei temi cari a Ingmar Bergman

Gli attori Victor Sjöström e Ingrid Thulin
  • di Gianluca Donati:

Come 8 e ½, anche Il posto delle fragole (1957) dello svedese Ingmar Bergman, inizia con un incubo: l’anziano e illustre professor Isak Borg (Victor Sjöström) sogna se stesso, solo, perduto in una strana città deserta e sconosciuta. Isak alza lo sguardo verso un orologio privo di lancette collocato sulla parete di un edificio, allora estrae il suo orologio da taschino, ma anch’esso è privo di lancette. Improvvisamente vede uno sconosciuto di spalle; lo raggiunge, gli mette una mano sulla spalla e lo fa girare, ma questi ha uno strano volto deformato che sembra quello finto di un manichino. Isak si sorprende e lo sconosciuto cade a terra afflosciandosi su se stesso, e da esso esce un liquame che bagna l’asfalto. Da un angolo di una strada sbuca un carro funebre privo di cocchiere che urta contro un lampione, facendo cadere a terra e scoperchiare la bara che trasporta e dalla quale spunta un braccio. Il professore vi si avvicina e improvvisamente il braccio lo afferra, tirandolo a sé, finché non appare il volto del morto che è identico a quello di Isak.

Si tratta di una delle sequenze più belle della storia del cinema che apre un capolavoro di rara bellezza, e in questo incubo sono racchiuse tutte le tematiche che saranno dipanate durante il film, temi quali la vita, il tempo, la morte, la solitudine; e sarà proprio questo sogno angoscioso che indurrà Isak, uno stimato medico, a riflettere sulla propria esistenza, fatta di egoismo e solitudine, prendendo coscienza sul proprio atteggiamento di dissimulata ostilità ch’egli ha sempre avuto nel corso della sua esistenza, nei confronti del prossimo.

Dovendosi recare a Lund per ritirare un premio accademico, Isak si mette in viaggio in auto, accompagnato dalla nuora Marianne (Ingrid Thulin), un tragitto fatto d’incontri ed esperienze varie, ma soprattutto un pellegrinaggio interiore nella coscienza di Isak, tra sogni e ricordi rievocati, che lo condurranno a una nuova considerazione di se stesso.

Il Posto delle Fragole è una meditazione sulla vita e sulla morte, sui ricordi e sui rimpianti, costruito in modo che memoria e sogni s’intreccino con la realtà, un’idea che probabilmente ispirò Fellini per 8 e ½ che uscirà sei anni dopo. Nel film bergmaniano “il posto delle fragole”, è il luogo della memoria e del ritorno all’infanzia, non a caso in Svezia questo frutto rappresenta la primavera e simboleggia l’innocenza della prima età.

Come in molti film di Bergman, è presente il tema della “maschera” che qui funge per nascondere i dolori, i sentimenti e la paura della morte, e le relazioni tra i vari personaggi, relazioni fredde, come quella tra Isak e sua madre, o con suo figlio Evald, o tra lo stesso Evald e sua moglie Marianne. Non manca il tema della famiglia, nei ricordi d’infanzia di Isak, che ha come tema centrale l’amore che Isak provava per la cugina Sara che finirà invece per sposarsi con il cugino Sigfrid.

Presente anche un altro tema tipicamente bergmaniano come il mistero di Dio e della fede, come nella diatriba tra i due giovani ai quali Isak e Mariane danno il passaggio. Il film che si apre con un incubo, si chiude con Isak che si addormenta con il dolce ricordo dei momenti felici dell’infanzia e l’immagine dei propri genitori, e anche l’aspetto tecnico-fotografico del film esalta le due opposte forze emotive: fortemente contrastato il bianco e nero durante l’inquietante incubo, decontrastato e luminoso il ricordo finale, nel quale Isak si riconcilia idealmente con le figure dei suoi genitori, e con se stesso.

La pellicola è uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, vincitore di numerosi premi, tra i quali, l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e la nomination all’Oscar alla miglior sceneggiatura originale, scritta dallo stesso Bergman. Il posto delle fragole sarà anche il titolo di una canzone di Marco Masini uscita con l’album rock, Scimmie del 1998.

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