Ciak Vintage. “Il labirinto del fauno” tra fantasia e tensione narrativa

Fantastica e struggente avventura di Ofelia

il labirinto del fauno film fantasy con risvolti drammatici
Un'immagine del film "Il labirinto del fauno"
  • di Olimpia Capitano

“Tanto tempo fa, nel regno sotterraneo, dove la bugia, il dolore, non hanno significato, viveva una principessa che sognava il mondo degli umani. Sognava il cielo azzurro, la brezza lieve e la lucentezza del sole. Un giorno, traendo in inganno i suoi guardiani, fuggì. Ma appena fuori, i raggi del sole la accecarono, cancellando così la sua memoria. La principessa dimenticò chi fosse e da dove provenisse. Il suo corpo patì il freddo, la malattia, il dolore, e dopo qualche anno morì. Nonostante tutto, il Re fu certo che l’anima della principessa avrebbe, un giorno, fatto ritorno, magari in un altro corpo, in un altro luogo, in un altro tempo. L’avrebbe aspettata, fino al suo ultimo respiro. Fino a che il mondo non avesse smesso di girare”.

Questo monologo iniziale introduce la fantastica e struggente avventura di Ofelia, bambina protagonista de “Il labirinto del Fauno”, film di Guglielmo Del Toro, uscito nelle sale nel 2006, nello stesso anno presentato al festival di Cannes, con un incredibile successo di critica: il film si è aggiudicato tra l’altro tre premi Oscar, per miglior fotografia, miglior scenografia e miglior trucco ed è risultato straordinario campione di incassi.

La storia

La trama prende atto e si scioglie all’interno di un periodo storico delicato, nella Spagna franchista, nel 1944, quando il regime ormai era già saldamente al potere. Ciononostante è noto come in alcuni ambienti montuosi la resistenza fosse portata avanti dai coraggiosi ribelli e questa realtà storica diviene lo scenario del film. Qui l’avamposto militare deputato a stanare e annientare i rivoltosi è sotto il comando dello spietato capitano Vidal, al cui seguito si muove la compagna incinta, madre della orfana Ofelia, figlia di un primo matrimonio.

La bambina catapultata in questa realtà ostile, vittima di un nuovo ambiente familiare rigido e anaffettivo, quando non aggressivo e violento, si rifugia in una realtà parallela e immaginata tutta e solo sua. La fantastica storia che la bambina inizia a vivere si intreccia in maniera corposa e destabilizzante con la realtà, non lasciando ben
comprendere dove stia il confine effettivo tra l’immaginazione di per sé e il suo scontro con la cruda quotidianità.

Il labirinto

Tutto inizia all’interno di un labirinto, vicino alla casa presso cui Ofelia risiede con la madre e il reggimento del Capitano Vidal; la bambina viene qui condotta da alcune fate e ricevuta da un animale fantastico e guardiano del labirinto, il fauno. Quest’ultimo le rivela che lei è la reincarnazione di Moana, la figlia del re del mondo sotterraneo, scomparsa da tempo quando finì nel mondo degli umani, e che per tornare nel suo regno d’origine dovrà superare alcune prove che compariranno a mano a mano su un libro magico che le consegna. Nonostante una riluttanza iniziale Ofelia decide di credere alle parole di quell’essere misterioso ed intraprendere questo viaggio avventuroso che continuerà ad intrecciarsi in modo sempre più pericoloso con le dinamiche della realtà, fino a rivelarsi solo alla fine e tragicamente, come frutto dell’immaginazione della bambina.

I concetti chiave della storia

Tutto l’articolarsi della storia è riassumibile nei concetti di fuga e confine: fuga nell’immaginario di una bambina che si aggrappa alla propria immaginazione per scansare una realtà che diventa troppo dolorosa, prima con la morte del padre e il destino di un patrigno malvagio, poi con la guerra e, successivamente, anche con la morte della madre; confine pericoloso tra immaginazione e realtà, tra essere presenti solo all’interno della propria mente, perdendo la percezione del reale, fin da esserne annientati e morirne.

Nonostante il genere sostanzialmente fantasy “Il labirinto del fauno” ha un carattere fortemente drammatico e un’estetica che divide tra dimensione fiabesca del sogno e dell’incubo; con pittoresca semplicità Del Toro dipinge e attorciglia lo sviluppo di tanti mondi possibili, nel quadro di un gioiello di suspense che ci coinvolge su un filo tra tensione narrativa e suggestione e che ci ricorda la centralità e l’importanza dell’immaginazione, ma anche il suo carattere pericoloso quando completamente separato dal senso del reale, tanto da bambini quanto da adulti.

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