Ciak Vintage. “Il Ferroviere”, film sul tema della famiglia

La pellicola diretta e interpretata da Pietro Germi

Pietro Germi è Il Ferroviere
Pietro Germi è Il Ferroviere
  • di Gianluca Donati

Trama

La sera di Natale, Andrea Marcocci (Pietro Germi), macchinista delle ferrovie, dopo una faticosa giornata di lavoro, invece di rincasare subito, si ferma all’osteria dove beve in abbondanza, rientrato tardi indispettisce i familiari e soprattutto la figlia Giulia (Sylva Koscina), in prossimità di partorire, che all’improvviso si sente male e dà alla luce un bambino morto. Andrea si sente in colpa per essere rincasato tardi e per aver obbligato la figlia alle nozze con l’uomo, padre della bambina, ma che lei non amava più.

In seguito Andrea avrà la spiacevole esperienza di investire con il treno un suicida e scosso da questo fatto rischia di provocare un incidente ferroviario. Nel frattempo la sua famiglia si disgrega. Durante uno sciopero, Andrea decide di lavorare ugualmente, entrando in conflitto con i suoi compagni e isolandosi sempre più dalla famiglia e dagli amici, così cerca conforto nel vino e nella compagnia di donne equivoche.

È Natale, Andrea sembra stare un po’ meglio e i suoi amici e compagni di lavoro lo vengono a trovare per passare la festività insieme; anche i figli che nel frattempo hanno risolto i loro problemi e si riavvicinano al padre, ma quanto durerà la felicità?

Pellicola di alto livello

Il film “Il ferroviere” del 1957 è una pellicola in bianco e nero, diretta e interpretata da Pietro Germi, uno dei registi italiani più sottostimati del nostro cinema. La pellicola conquistò alcuni premi, tra i quali un importante Nastro d’argento per la migliore regia.

Quello che colpisce è il livello molto alto sia della regia che dell’interpretazione di Germi nella parte del ferroviere protagonista. Tra le altre cose, sul piano tecnico, il film si contraddistingue per un montaggio moderno, spesso alternando scene/situazioni diverse per offrire un confronto dialettico, e, infatti, si apre con un abile gioco di montaggio, alternando più volte inquadrature che riprendono frontalmente il piccolo Sandro che corre – con la cinepresa che lo segue carrellando all’indietro – e riprese “in soggettiva” delle rotaie viste frontalmente da un treno in corsa, ovvero dal punto di vista di Andrea che lo guida; con quest’abile escamotage tecnico, il regista rappresenta simbolicamente l’atto di venirsi incontro tra padre e figlio.

La famiglia

E il tema della famiglia è il fulcro attorno al quale ruota tutta la storia del film, una famiglia proletaria che andrà in disfacimento, un elemento narrativo e contenutistico che accosta idealmente “Il Ferroviere” a un altro capolavoro del cinema italiano “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti del ’60. E in comune con ‘Rocco’, ha anche l’impronta in bilico tra melodramma e realismo, sebbene – come qualche critico dell’epoca rilevò – nel film di Germi v’è un po’ troppo patetismo strappalacrime che personalmente ho trovato eccessivo, forse sarebbe stato preferibile calcare meno la mano.

Le critiche

Non condivisibili invece, a mio avviso, le critiche prevalentemente negative che all’epoca provennero dalla stampa comunista: curiosamente Germi era dichiaratamente socialdemocratico, ma i critici di sinistra non apprezzarono la rappresentazione di operai privi di “coscienza di classe”, con vizi e debolezze piccolo-borghesi, e famiglie proletarie travagliate da crisi esistenziali e prese da questioni private.

In realtà il film di Germi ebbe il merito di raccontare il popolo così come realmente era e non come lo idealizzava il marxismo, e presentando uno spaccato dell’ambiente proletario-popolare del dopoguerra, con le sue profonde mutazioni antropologiche e sociali: la famiglia, i conflitti generazionali, le lotte sindacali e il mutamento dei valori morali che Andrea, uomo autoritario “all’antica”, padre-padrone, si rifiuta di accettare. Il film è un classico del cinema italiano che non può non essere visto, rivisto e riscoperto anche dalle nuove generazioni.

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