Ciak Vintage. Il cavaliere della valle solitaria, classico western

La pellicola ricevette meritatamente l’Oscar come miglior fotografia

Alan Ladd è Shane, il misterioso cavaliere solitario
Alan Ladd è Shane, il misterioso cavaliere solitario
  • di Gianluca Donati

Ryker è un despota a capo di una banda che vuole impadronirsi di tutta una vallata fertile, e per conseguire questo scopo non esita ad arrecare ogni specie di sopruso fisico e morale a danno dei coloni che gli si oppongono: uno di questi è Johnny Sterrett che vive con sua moglie Marian e il figlio Joe.

L'attore Alan Ladd protagonista del film Il cavaliere della valle solitaria
L’attore Alan Ladd

Un giorno però arriva nella valle, Shane (Alan Ladd), un misterioso cavaliere solitario che sarà ospitato a casa di Sterrett. Shane, si rivelerà essere un ottimo pistolero e si adopererà per difendere i coloni dalle prepotenze di Riker, che per raggiungere i suoi scopi arriverà ad assoldare Wilson (Jack Palance), un pistolero molto rapido. Nel frattempo il fascino e il carisma di Shane, ha un effetto magnetico su Marian e Joe che cominciano ad affezionarsi troppo a lui. Per non creare complicazioni alla famiglia, dopo aver sistemato Ryker e Wilson, Shane se ne andrà, tornando a errare per il west.

Il film è noto in Italia con il titolo Il cavaliere della valle solitaria, ma l’originale è “Shane”. È un bellissimo western del 1953, diretto da George Stevens, un classico che ha fatto la storia del cinema. All’epoca la pellicola ricevette meritatamente l’Oscar come miglior fotografia in uno sconvolgente Technicolor (a cura di Loyal Griggs), e ben altre cinque nomination, e fu inserito come uno dei migliori dieci film del ’53.

Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al sessantanovesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, per salire, dieci anni dopo, al quarantacinquesimo posto.

La locandina del film
La locandina del film

I valori americani

La pellicola rappresenta narrativamente e simbolicamente i valori puritani degli Usa degli anni Cinquanta, saldamente ancorati al conservatorismo dell’amministrazione del Presidente repubblicano Dwight D. Eisenhower; c’è il mito della “frontiera americana”, che – secondo la “tesi della frontiera” teorizzata dallo storico statunitense Frederick Jackson Turner – creava le condizioni per la libertà, “spezzando i limiti dell’abitudine, offrendo nuove esperienze, istituendo nuove istituzioni e attività”.

C’è quindi il mito dei “pionieri”, con i conseguenti valori individuali del lavoro, della competizione, della “proprietà” da difendere. C’è poi preponderante il tema della famiglia come valore etico fondamentale: Shane entra simbolicamente in competizione con Johnny, rischiando di sostituirlo come figura di marito/padre agli occhi di Marian e Joe; i coniugi Sterrett si vogliono molto bene, ma Johnny è un rozzo bovaro, mentre Shane è un elegante pistolero e appare evidente che Marian ne è infatuata, pur cercando di soffocare in sé questo suo affetto, mentre Joe prova per lui una forte venerazione.

Shane

Del personaggio di Shane non si sa nulla, come viene se ne va, vagabondando solitariamente: per tutto il film cerca di evitare di usare la pistola, cercando di trasformarsi da pistolero in cow-boy (allevatore e contadino), ma quando Shane accetta d’insegnare a Joe a sparare, appare evidente che il richiamo del suo passato di pistolero è ancora troppo forte in lui, mentre Joe vede in lui un elemento “trasgressivo” e quindi attrattivo.

E alla fine, quando è costretto a riprendere il revolver per ripristinare la legge, il film si conclude con una conversazione tra l’eroe e il ragazzino: Shane dice che la vita di un pistolero è segnata per sempre e cambiare non si può. In realtà Shane decide di andare via perché ha capito di essere diventato un elemento turbativo per la famiglia, e dice a Joe di cercare di diventare come i suoi genitori e non come lui, e mentre egli si allontana a cavallo, Joe in lacrime grida: “Addio Shane!”.

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