Ciak Vintage: “Beetlejuice”, storia di un simpatico spiritello

Nel film ci sono già tutte le ossessioni tipiche del cinema di Burton

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La locandina di Beetlejuice
  • di Gianluca Donati:

In una piccola cittadina di provincia, i coniugi Maitland, Adam e Barbara, (Alec Baldwin e Geena Davis) rimangono vittime di un incidente d’auto. Tornati da soli nella loro villa, dopo una serie di eventi bizzarri, capiscono di essere morti e di essere diventati dei fantasmi. La loro casa, rimasta vuota, viene acquistata dall’eccentrica famiglia Deetz, (Jeffrey Jones e Catherine Anne O’Hara) una coppia “yuppie” che da New York porta con sé tutte le nevrosi della “Grande Mela”.

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Geena Davis e Alec Baldwin

Adam e Barbara, infastiditi, tentano di spaventarli per farli fuggire, ma senza successo e scoprono che la figlia adottiva dei Deetz, Lydia (Winona Ryder), una malinconica e lugubre ragazza goth (dark), è l’unica capace di vederli. Lydia simpatizza subito con i due fantasmi e cerca invano di aiutarli. Adam e Barbara attraversano un portale e si recano in uno strano aldilà, dove si consultano con la loro assistente tombale, Juno che cerca d’insegnare ai due come spaventare i nuovi occupanti dell’abitazione, ma gli avverte anche di tenersi alla larga da un certo Betelgeuse (pronunciato “Beetlejuice”). Purtroppo i due non presteranno ascolto a tale consiglio ed evocheranno Betelgeuse (Michael Keaton), uno stravagante spirito molto “sconcio”, scoprendo che è un “bio-esorcista“, un esorcista al rovescio: si sbarazza degli umani per dare pace agli spiriti. Presto però, Adam e Barbara si pentono di averlo invocato. Dopo una lunga serie di peripezie, alla fine i Maitland e i Deetz stabiliscono finalmente la pace e rispediscono insieme Betelgeuse nell’Altro Mondo.

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Michael Keaton è Beetlejuice

Beetlejuice (1988) tradotto significa “succo di scarafaggio” e purtroppo gli italiani affibbiarono lo stupido titolo di “Beetlejuice – Spiritello porcello”; si tratta del secondo lungometraggio diretto da Tim Burton, uno dei cineasti contemporanei più dotati, e senz’altro, questo è uno dei suoi film più riusciti (ancora lontano dalla “china” che in parte ha preso nelle ultime pellicole). Il film fu accolto molto bene da pubblico e critica e vinse anche diversi premi, tra i quali l’Oscar per il miglior trucco alla truccatrice Ve Neill.

Il genere oscilla tra fantastico, grottesco e commedia nera autorizzando un apparentamento di Burton a Georges Méliès, pioniere del cinema e padre del fantastico, della prestidigitazione e dell’effetto speciale cinematografico. Per qualche critico il film difetterebbe di vari “goofs” (incongruenze narrative, errori) che segnerebbero uno svilupparsi irruento e impreciso della trama, e forse in parte è vero (le sceneggiature non sono mai state il forte nei film di Burton), ma onestamente penso che la trama, nella sua geniale semplicità, funzioni.

Come spesso accade nelle opere di Burton, “Beetlejuice”, diverte facendo “riflettere”; il film, infatti, offre diversi spunti, ad esempio, il confronto/scontro tra i Maitland e i Deetz, (semplici i primi, snob e consumisti i secondi), dove Lydia è il punto di congiunzione e di possibile riconciliazione tra le due coppie e i due “mondi”. Lydia non a caso è una ragazza goth, che è per lei un modo di ribellarsi al conformismo consumistico dei suoi genitori, infatti, ella si trova molto più a suo agio con i fantasmi che con i vivi.

beetlejuiceUn tema quello del “mondo trapassato” vissuto come “alternativo” e più “autentico”, che sarà una costante in tutto il cinema futuro di Burton. E questo confronto tra “due mondi”, viene rimarcato dall’espediente scenografico, dove alla casa e al villaggio reali, si contrappone il plastico di Adam situato in soffitta, e tutto l’Aldilà, appare simile ad un gigantesco LEGO con deformazioni espressionistiche. Il film è quindi un ritratto acido della società americana con i suoi raffinatissimi snob metropolitani e pseudo-intellettuali.

Nel film ci sono già tutte le ossessioni tipiche del cinema burtiano: le atmosfere dark, l’umorismo nero, l’espressionismo, il tema della diversità come “autenticità”, e i gustosi effetti speciali rigorosamente in “Stop Motion Animation” (ancora lontani per fortuna dagli invasivi effetti in computer graphics). Ispirata al film fu prodotta una fortunata serie animata televisiva chiamata “In che mondo stai Beetlejuice?”.

A gennaio 2014 Burton ha annunciato che tornerà dietro la macchina da riprese per il sequel del film, ma la data di uscita non è stata ancora confermata e a oggi sarebbero in corso le trattative per portare nel sequel l’attrice Winona Ryder. In passato si era vociferato che Burton volesse sostituire Keaton con Johnny Depp per la parte di Betelgeuse, ma per fortuna Burton ha negato tali dicerie. Personalmente non amo molto i sequel, soprattutto quando sono immotivati, ma se Burton farà questo Beetlejuice 2, spero che lo faccia “alla vecchia maniera”, senza farsi prendere dalle mode moderne.

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