Antonin Artaud e l’idea del Teatro della Crudeltà

Il teatro balinese è stato fondamentale per la sua carriera

Antonin Artaud
Antonin Artaud nel 1926
  • di Gianluca Donati:

Questa settimana per la rubrica dedicata al teatro, parleremo di Antonin Artaud, drammaturgo, attore, saggista e regista teatrale francese. Per comprendere meglio la sua arte, è bene sapere che Artaud soffriva di problemi neurologici, quali, nevralgie, balbuzie e gravi episodi di depressione. La causa di questi disturbi patologici, sono attribuiti a una grave forma di meningite che colpì Artaud all’età di quattro anni. In seguito a questi gravi problemi di salute, la vita di Artaud fu molto travagliata, al punto che, durante la sua vita, è stato anche internato in diverse cliniche e sottoposto a elettroshock.

Antonin Artaud
Artaud a destra durante uno spettacolo

Nato a Marsiglia nel 1896, Artaud iniziò a interessarsi al teatro dopo che nel marzo 1920 si era trasferito a Parigi, avvicinandosi ai surrealisti, e sempre in quell’anno, incontrò Lugné-Poe, direttore del Théâtre de l’Œuvre, che lo assunse, e Artaud rivelò subito grandi doti di attore e di versatile artista.

Artaud, insoddisfatto dal teatro che gli proponeva solitamente piccoli ruoli, si rivolse anche al cinema sperando di trovare più spazio e recità tra gli altri in “La passione di Giovanna d’Arco” di Carl Theodor Dreyer e “La leggenda di Liliom” di Fritz Lang.

Nel 1931, l’incontro fondamentale della sua carriera con il teatro balinese; Artaud ne fu profondamente impressionato e decise di usare il teatro balinese come fonte d’ispirazione, maturando l’idea che il teatro debba avere un proprio linguaggio, che non coincida con quello delle parole, bensì, sulla fisicità degli attori.

antonin artaud
Il libro “Il teatro e il suo doppio”

In un suo saggio dal titolo “Il teatro e il suo doppio”, esprimendo la sua ammirazione verso le forme orientali di teatro, (in particolare, appunto, quello balinese), egli giunse a esporre il manifesto del “Teatro della Crudeltà“: per crudeltà Artaud non alludeva al sadismo, o al concetto di causare dolore, bensì, all’idea di sacrificare qualunque elemento non fosse conforme allo scopo della rappresentazione. Artaud era convinto che il testo avesse finito con il degenerare in una forma di tirannia sullo spettacolo, ed egli proponeva come alternativa, un teatro integrale che considerasse tutte le forme del linguaggio, sullo stesso piano, in una commistione di gesto, movimento, luce e parola. Per ottenere lo scopo ci si deve avvalere di ogni espediente che disturbi la percezione dello spettatore, producendo un senso di disagio interiore, tale da metterlo in uno stato di turbamento durante tutta la rappresentazione scenica. Nel 1935, mettendo in scena il dramma “I Cenci” al Thèâtre des Folies-Wagram, tentò di mettere in pratica le sue teorie teatrali, ma fu però un insuccesso. L’idea artaudiana di teatro finirà per influenzare anche cinema e letteratura.

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