Al Teatro Goldoni l’impossibile diventa vero con “Il calamaro gigante”

Sul palco del Teatro Goldoni, l'attrice Angela Finocchiaro

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Pubblicato ore 15:00

  • di Simonetta Del Cittadino

LIVORNO – Spesso la vita è incomprensibile: da ragazzi abbiamo avuto tanti sogni che ci facevano intravedere una vita meravigliosa, ma poi le maglie strette della famiglia e della società ci hanno riportato a una situazione che è simile ad un boccone amaro incastrato in gola, un po’ come quell’Ovo Sodo di labronica memoria che non va né su né giù.

Ma è possibile rinunciare ai sogni, anzi è davvero giusto chiudere gli occhi davanti ai nostri desideri? È quello che si chiede Angela (Angela Finocchiaro), prigioniera in un traffico infernale mentre sta ritornando a Milano in un tran tran quotidiano che annulla tutto ciò che vorrebbe e che non è. Ma un’onda anomala e gigantesca la sommerge e la porta via, travolgendo e stravolgendo la sua vita e scaraventandola in un quotidiano fuori dal tempo e dallo spazio, dove insieme all’antiquato e sconosciuto Montfort (Bruno Stori) rivivrà le avventure della gente del mare che ha creduto con tutta la sua forza nell’esistenza di un calamaro gigante. Gli uomini del mare lo cercano disperatamente e Angela vivrà tutte le avventure che hanno accompagnato questa credenza fino al 1871, quando ne fu ufficialmente confermata la presenza.

Allora i nostri desideri si realizzeranno? La creatura marina quindi è la metafora dell’impossibile che diventa vero ed ecco il messaggio che ci dà l’autore dell’omonimo romanzo e sceneggiatore del lavoro, Fabio Genovesi, ieri sera,30 gennaio, presente in sala, in un Teatro Goldoni gremito di spettatori: se esiste davvero il Calamaro gigante, allora non c’è nulla che sia irrealizzabile.

Lo spettacolo, diretto egregiamente da Carlo Sciaccaluga è una grande caleidoscopio teatrale perché si avvale di tanti linguaggi offerti dalla narrazione: scenografie, effetti, giochi di ombre e luci, danze, musica portano lo spettatore in una magica atmosfera che coinvolge tutti.

Angela Finocchiaro e Bruno Stori sono stati bravissimi sul palco, disperati, fiduciosi, ingenui e fragili alla ricerca dell’impossibile, in un gioco eterno di finzione e realtà che ci appartiene. Ma, a parte la bravura e l’intensità dei protagonisti, gli otto performer sono stati il nerbo della narrazione, vere scenografie viventi, mimi, giullari, attori saltimbanchi che ci hanno condotto per mano in un mondo irreale e fantastico, che poi, a ben vedere, è quella vita che tutti noi abbiamo dentro.

Belle cose al Goldoni che nel ventesimo della sua riapertura non ci delude ma anzi accresce le aspettative del pubblico sempre più numeroso.

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