Teatro dell’assurdo: il senso tragico del dramma

Dialoghi senza senso, ripetitivi e serrati

teatro assurdo
Una scena tratta da una rappresentazione di Aspettando Godot
  • di Gianluca Donati:

Il Teatro dell’assurdo nasce e si sviluppa prevalentemente in Europa, tra gli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta del XX secolo, e consiste in un’articolazione artistica del concetto filosofico di assurdità dell’esistenza, elaborato dagli autori dell’Esistenzialismo; si tratta di un periodo difficile per gli stati europei, che devono affrontare i problemi, sorti nell’immediato dopoguerra, trattato soprattutto nei testi di Jean-Paul Sartre e nei romanzi, nel teatro e nella saggistica di Albert Camus.

Le caratteristiche peculiari del teatro dell’assurdo sono il deliberato abbandono di un costrutto drammaturgico razionale e il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale. La struttura tradizionale (trama di eventi, concatenazione, scioglimento) viene rigettata e sostituita da un’alogica successione di eventi, legati fra loro da una labile ed effimera traccia (uno stato d’animo o un’emozione), apparentemente senza alcun significato. Il teatro dell’assurdo si caratterizza per dialoghi senza senso, ripetitivi e serrati, capaci di suscitare a volte il sorriso nonostante il senso tragico del dramma che stanno vivendo i personaggi; allo spettatore è quindi richiesto uno sforzo, ossia quello di dare un senso a ciò che vede.

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Le sorelle Pasello in Aspettando Godot

Capolavoro del teatro dell’assurdo, opera del drammaturgo irlandese Samuel Beckett, è Aspettando Godot, composto inizialmente in francese nel 1952. A lasciare interdetti gli spettatori è un’opera del tutto incentrata sulla condizione dell’attesa resa assurda dai dialoghi che preavvertono un’azione che non viene mai attuata. Pochi i personaggi, due i protagonisti: Vladimiro, detto Didi, ed Estragone, soprannominato Gogo. In mezzo ad una strada deserta, in parte ravvivata da un albero, attendono entrambi l’arrivo di un certo Mr. Godot, il quale non comparirà mai sulla scena, e se non mandasse di quando in quando un ragazzo a posticipare il suo arrivo, si stenterebbe quasi a crederne l’esistenza. Tra le varie interpreti di quest’opera ricordiamo le sorelle Silvia e Luisa Pasello che, nel 2007 con la regia di Roberto Bacci, per la prima volta indossarono i panni dei due protagonisti dell’opera di Beckett.

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Eugene Ionesco

Il rinoceronte è un’opera teatrale composta dal drammaturgo francese Eugène Ionesco nel 1959. In quest’opera un intero paesino di provincia è stravolto, da molteplici avvistamenti di rinoceronti, che alla fine si scoprirà essere i suoi concittadini trasformarsi in quegli animali selvaggi, colpiti da una malattia contagiosa. L’assurda “epidemia”, simboleggia la disumanizzazione della società, invitando il pubblico a riflettere sul dramma della Seconda guerra mondiale, conclusasi pochi anni prima, e l’assenza di umanità, è la metafora dell’affermarsi dei tre grandi totalitarismi che caratterizzavano il primo Novecento: fascismo, nazismo e comunismo. Il personaggio protagonista di Berenger, diversamente, sceglie di non seguire la mandria di rinoceronti, conservando integralmente la sua umanità e dando vita ad una vera e propria resistenza personale.

La prima rappresentazione di “Tres sombreros de copa” dello spagnolo Miguel Mihura, avviene nel 1952, composta vent’anni prima. Mentre le alte nazioni sono straziate dalle lacerazioni provocate dal conflitto mondiale, la Spagna si ritrovava a fare i conti con una guerra civile che opponeva le diverse classi sociali. Da questa lotta interna Mihura prende spunto per tessere la trama, in cui all’ipocrisia borghese resiste chi si dimostra libero da ogni convenzionalismo.

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Sławomir Mrożek

Tango di Sławomir Mrożek, portata in scena nel 1965 è la storia di Artur, un giovane che cerca di andare controcorrente, che vive in un ambiente privo di qualsiasi logica: nella sua casa regnano il caos sia spaziale che morale; le stanze sono piene di mobili e oggetti, alcuni addirittura inutili, e nessun componente della famiglia segue delle regole prestabilite. Artur è l’unico che cerca di allontanarsi da questo stile di vita: la sua attitudine ribelle e il tentativo di ripristinare l’ordine lo portano ad essere in continuo contrasto con i suoi genitori. Tutti i suoi sforzi saranno però vani, a causa della mancata dichiarazione alla fidanzata viene, infatti, piantato in asso da lei, che lo rimpiazza con Edek, che si trasformerà nel suo assassino. Dopo la morte di Artur, l’opera si conclude con un tango, simbolo della totale mancanza di valori di cui, l’intera società dell’epoca era vittima.

Infine, L’accusatore pubblico del viennese Fritz Hochwälder, affronta le tematiche rimandanti al disagio postbellico, dove emerge il problema dell’ingiustizia politica e dell’abuso del potere; in quest’opera viene mossa una critica nei confronti dei vari regimi totalitari, anche se rimandando all’avvenimento epocale della Rivoluzione francese. Gli sbagli di un passato remoto forniscono quindi il pretesto per riflettere sulle atrocità di una storia più recente, in cui l’individualità dei personaggi si scontra con l’autorità dei dittatori.

 

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