Racconti. “Quella maledetta invasione aliena” di Massimiliano Liverotti

Quando l'ironia è l'arma vincente

Quella maledetta invasione aliena

di

Massimiliano Liverotti, appassionato di scrittura e lettore vorace

 

massimiliano liverotti presenta la sua storia dal titolo quella maledetta invasione aliena
L’autore Massimiliano Liverotti

Dario era un bel ragazzo, dai capelli neri e dal fisico atletico, sempre abbronzato. In quel momento si trovava in palestra in sala pesi ad allenarsi come faceva da anni quasi tutti i giorni. In filodiffusione la radio trasmetteva musica commerciale fin quando non fu interrotta da un noioso radiogiornale che parlava di, non si sa bene, quale strana cosa arrivata dal cielo.
“Rimettete la musica!!” gridò Dario: “Quando faccio palestra mi devo concentrare sugli esercizi”.
“Era il radiogiornale! Dicono che c’è una minaccia aliena!” gli rispose una bella ragazza, con una risata. “Non sei preoccupato?”.
“No, macché preoccupato! Sarà sicuramente una trovata pubblicitaria per un film o qualcosa del genere. Figuriamoci se gli alieni pensano a dei poveracci come noi con tutto quello che hanno da fare”.
Gli amici scoppiarono a ridere. Dario era troppo simpatico. Prendeva tutto sullo scherzo.

La sera si vide in pizzeria con Giulio, un suo caro amico poco più alto di Dario, anche egli dal fisico sportivo. Con loro erano presenti altri amici.
“Ho una voglia di pizza margherita!” esclamò Giulio. “Secondo te è meglio una pizza margherita o una pizza quattro stagioni?” chiese a Dario.
“Dipende da quello che ti va, dalle calorie che devi bruciare, da tanti elementi, insomma. Io mi farei due calcoli. Considera che nella quattro stagioni ci sono anche olive nere, prosciutto e carciofi. In realtà dovrebbero mettere i piselli al posto dei carciofi. Penso che sia la ricetta giusta”.
“Davvero, Dario?” gli domandò Giulio, interessatissimo.
“Assolutamente. Una volta ho visto un documentario su questo argomento”.
Giulio notò che era una strana serata, quella. Spesso i clienti se ne andavano di corsa e urlando. Ogni tanto si vedevano dei lampeggiamenti in cielo e si udivano dei colpi.
“Che succede, ragazzi? Giulio domandò agli amici.
Dario rispose: ”Non lo so. Forse ci sarà una festa con i fuochi d’artificio. Sembrano carini, poi magari ci facciamo una passeggiata e li vediamo meglio. Nel frattempo ordinerei un’altra pizza, qui la fanno veramente buona”.

I due amici proseguirono a mangiare pizza e a bere birra fin quasi all’alba.
Giulio disse all’amico: “Dario, io però ora andrei. Si è fatto veramente tardi. Domani volevo passare al concessionario vicino casa mia per prendere informazioni su una macchina che voglio acquistare. A proposito, i nostri amici se ne sono andati? E quando è stato?”.
Dario si guardò intorno e disse ad alta voce: “Non c’è più nessuno in questo cavolo di pizzeria? Si fa così? Si lasciano da soli due bei ragazzi come noi?”.
Giulio domandò: “Scusa, adesso a chi paghiamo il conto? Con tutto quello che abbiamo mangiato!”
“Mah! Non c’è nessuno. Pazienza. Magari ripassiamo domani o magari…” aggiunse con aria maliziosa: “non ripassiamo per niente.”
“Sei sempre il solito, Dario!” rise Giulio.

I due amici lasciarono la pizzeria alle prime luci dell’alba.
“Guarda che macello!” esclamò Giulio. “ Questa bellissima Mercedes completamente bruciata. Chissà perché? Dario, che ne pensi?”.
“Mah… ci sarà stato un incendio, un po’ di fuoco, insomma. Certo che ho veramente mangiato e bevuto tanto. Mi sento una grande confusione sia in testa che in pancia. Speriamo che non debba scappare in bagno!”.
“Guarda! Quante macchine bruciate, anche gli edifici! Deve essere stato un grande incendio! E i pompieri dove stanno? Guarda là, Dario!” disse Giulio.

C’erano strane creature che rincorrevano alcune persone che fuggivano gridando.
“Stanno giocando! A quest’ora di mattina. Sono pazzi!” esclamò Dario e ripeté. “Dannazione! Quanto ho mangiato e bevuto!”.
I due continuarono a passeggiare e a chiacchierare come se nulla fosse mentre intorno a loro si vedevano persone che scappavano rincorse da mostri e numerose tracce di un recente incendio. Ad un tratto videro anche una strana costruzione simile a un disco volante di quelli dei film di fantascienza.
“E lo avevo capito subito, io!” disse Dario “Qui si sta sicuramente pubblicizzando l’uscita di un film! Anche stamattina la radio ne parlava”.
“Un film? Certo che però potevano evitare di bruciare tutto. Chissà quanto costerà rimettere tutto a posto!” borbottò Giulio.
D’un tratto uno di quei mostri si parò davanti ai nostri eroi spalancando una bocca gigantesca in grado di mangiare una persona intera.
“Ecco i tizi della pubblicità! Facciamoci sotto!” esclamò Dario.
Si lanciò verso il mostro brandendo un grosso pezzo di metallo raccolto dai resti di un auto e lo colpì diverse volte con violenza. Giulio seguì il suo esempio. Il mostro urlò di dolore e scappò via.
“Visto? Gli abbiamo fatto capire chi siamo!” disse sorridendo Dario.
“Non gli avremo fatto troppo male, spero?” rispose Giulio.
“No, non ti preoccupare. Tanto sono tutti finti. Anzi quando ne vediamo uno picchiamolo a morte che magari alla fine vinciamo pure qualcosa.”
Giulio disse ridendo: “Speriamo che poi non ce li fanno ripagare”. I due ragazzi continuarono a pestare selvaggiamente ogni creatura che incontravano sul loro cammino. Alcune fuggivano, altre cadevano a terra, morte. Dopo poco udirono un forte rumore e videro quella strana struttura simile ad un disco volante alzarsi in cielo e volare via.
“Hai visto? Non ce l’hanno fatta con noi.” disse Dario, ridendo e gridò all’astronave: “Andate a rompere le scatole a qualcun altro con tutte queste pubblicità idioti. Noi abbiamo altro da fare!”
“ erò! Chissà quanto hanno speso per questa pubblicità! Quel disco volante sembrava vero! Sicuro, Dario, che è tutta una finzione?” domandò Giulio.
“Certo! Stai a vedere che adesso abbiamo sventato un’invasione aliena noi due da soli!”.

Tuttavia il giorno dopo furono convocati al Quirinale dove ricevettero un premio e il titolo di eroi nazionali. Gli fu spiegato che quelli erano alieni veri e che, grazie ad alcune telecamere disposte nella zona dell’invasione, in tutto il mondo si era visto il modo in cui loro due, con molto coraggio, li avevano cacciati via.
“Hai capito, Dario? Era tutto vero!” gli disse Giulio. “Tu mi avevi detto che era finto!”.
“Lascia perdere che quando l’ho saputo mi si sono rizzati i capelli in testa per la paura. Adesso quando lo racconterò in palestra stai sicuro che non mi crederanno.”

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