Racconti. “Non si uccidono così anche i Cavalli?” di Carlo Cavalli

Un racconto divertente, ironico, con una punta di sarcasmo

libreria erasmo
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 di Carlo Cavalli

Ai tempi, ero un diligente curioso cinefilo e uno scarsissimo maldestro cacciatore di gonne.
Doveva essere febbraio, o giù di lì.
C’era una robusta fila alla cassa ma non mi venne assolutamente in mente di sbottonare il mio loden verde nuovo di pacca.
Ci stavo dentro da re, bozzolo beato con il bavero trepidamente alzato e il ciuffo biondo abbassato quanto bastava.
Giusto per vedere e non vedere la non bella Giovanna , mia socia di pellicola, una amica brunetta e ciondolante, molto simile a quelle indisciplinate scimmiette che abusano delle liane nella jungla saltando a macchia di leopardo.
Rammento la mia intensa emozione.
They shoot horses, don’t they?“.
Era il titolo adatto per abbordare la mia curiosità e la mia impazienza.
Perché il mio cognome faceva allora, così come oggi, Cavalli con l’aggiunta di Carlo.
All’epoca ero perdutamente innamorato di Jane Fonda che non poco aveva minato i miei già fragili equilibri con il personaggio di Barbarella.
Commedia parodistica un para di balle: per me una galoppata da sballo.
Ora mi ritrovavo l’ Inafferrabile Preda proiettata nella Grande Depressione, fra ballerini sfiniti e straniti, consunti fino al midollo, immolati al Moloch della Fatica, stremati e spiaccicati sulla pista nelle folate vocali di Rocky.
L’insopportabile, odioso e corrosivo Rocky.
Un maledettissimo istrione fatto di spicchi di cinismo.
E Gloria Beatty, drammaticamente intensa, piroettava nella metafora del titolo, dalle stelle alle stalle.
Non ricordo quante unghie mi rosicchiai, in quei 120 minuti infernali , affogando nelle musiche di Johnny Green.
Intanto la non bella Giovanna, gravemente indifferente, viaggiava a tonnellate di pop corn.
Gloria, mia dolcissima Gloria, avvinghiata a Robert.
Robert dei miei stivali, perché mai ti trovavi sul posto per caso , con il banale intento di curiosare?
Come avrei voluto (dovevo?) essere nei tuoi panni , pur nel mare della umiliata sofferenza di torme di ballerini.
E alla fine del collassante show, ecco il protervo Rocky proporre a Gloria e Robert si sposarsi direttamente sulla pedana .
Al diavolo la Palomar Pictures, American Broadcasting Company.
Sui titoli di coda, sbagliai pesantemente a porre la domanda di prammatica.
“Ti è piaciuto?”.
“Così… un po’ smortino…”
E che cavolo voleva significare la scimmietta masticante?
Decisi di cancellarla dalla mia vita.
Avrei desiderato sopprimerla, magari supervisionato dalla genialità di Pollack.
Ma sopravvisse e qualche anno dopo trovò posto in banca.
Nel 1978 Gig Young uccise con un colpo d’arma da fuoco la sua quinta moglie, l’attrice tedesca Kim Schmidt.
E poi si tolse la vita.
Nel 1978 la non bella Giovanna era già consolidata petulante cassiera, abbarbicata con plateale orgoglio a uno sportello ottonato.
Manco avesse ricevuto l’Oscar per la miglior contasoldi non protagonista.
Era un venerdì di magra.
Entrai in banca per il consueto versamento.
“Compili le distinte da principe delle zolle”, osservò lei, ridacchiando verso la ciurma dei clienti.
E i clienti, sparsi all’intorno, sorrisero beceramente.
Quel ghigno fu come una smerigliata di cartavetrata sulla mia pelle.
Non si uccidono così anche i Cavalli?

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