Toscana. Violenza di genere, dieci donne al giorno si rivolgono ai Centri

In provincia di Livorno 170 casi di violenza dall'1 gennaio 2019

Livorno organizza varie iniziative per il novembre antiviolenza

Ogni giorno dieci donne si rivolgono per la prima volta ai centri antiviolenza della Toscana. In dieci anni dal 2009 al 2019 il numero è raddoppiato passando da 1.761 nel 2009–2010, a 3.539 nel 2018-2019; 113 i femminicidi compiuti dal 2006 al 2018 (dieci ogni anno). Nello stesso periodo si contano 40 bambini e bambine che rimangono senza madre, 16 dei quali con madri di origine straniera. Cresce il numero degli uomini che si rivolgono a uno dei sei Centri per uomini autori di violenze: nell’ultimo anno sono quasi raddoppiati passando da 79 nel 2017-2018 a 127 nel 2018-2019.

Sono alcuni dei dati che emergono dall’undicesimo Rapporto sulla violenza di genere in Toscana, realizzato, come ogni anno, a cura dell’Osservatorio sociale regionale, e presentato stamani nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Centri antiviolenza e Centri Abusi

Due donne su tre accedono ai Centri antiviolenza in maniera diretta; per il resto, a segnalare le donne ai Centri sono stati i Servizi sociali (22%), le Forze dell’Ordine (14,7%), seguiti da Codice Rosa (8,1%) e Consultori (1,4%). Anche nel 2018/19 a iniziare un percorso di uscita dalla violenza sono soprattutto donne dai 30 ai 50 anni, con una maggior frequenza delle più giovani tra le donne straniere, che continuano a rappresentare meno del 30% del totale.

La forma di violenza più diffusa è quella psicologica.

Le persone assistite dai Consultori nel 2018 per casi di abuso e maltrattamento sono state 686, per un totale di 771 accessi. Le donne rappresentano l’83,5% del totale: sono infatti 566, di cui 84 minorenni. Gli uomini sono 120, il 17,5% del totale, 51 di questi sono bambini e ragazzi sotto i 18 anni. Complessivamente, i minori vittime di abusi e maltrattamenti seguiti dai Consultori sono stati 95, pari al 13,8 % del totale.

Dal 1° luglio 2018 al 30 giugno 2019 il Centro di Riferimento Regionale per la Violenza e gli Abusi Sessuali su Adulte e Minori registra 34 accessi, di cui 26 da parte di donne maggiorenni, 5 di ragazze tra i 15 e i 17 anni e 3 da parte di bambine fino a 14 anni.

Uomini maltrattanti

Gli uomini che arrivano ai Centri lo fanno dietro una segnalazione da parte di un servizio pubblico: carcere, servizi sociali, tribunale. Sono uomini tra i 30 e i 59 anni (con una maggior concentrazione nella fascia 40-49) e titoli di studio eterogenei. La violenza fa parte anche del passato della maggior parte degli uomini che si sono rivolti ai Centri: 44 uomini su 66 dichiarano di essere stati vittime di violenza durante l’infanzia, in maniera diretta o come testimoni. La maggior parte di queste violenze è avvenuta all’interno del nucleo familiare: a perpetrarle sono stati il padre (17 casi), la madre (10 casi) o entrambi (7 casi), nonni o altri parenti (5).

dati dell’Agenzia di informazione della Giunta Regionale

I dati di Livorno

  • di Virginia Ferroni

Dal primo gennaio 2019 ad oggi, nella provincia di Livorno, sono stati denunciati 170 casi di violenza nei confronti delle donne, 22 attivati con il codice rosso. Sono i dati forniti dall’Arma dei Carabinieri di Livorno nel corso di un incontro organizzato dalla Provincia volto ad illustrare gli obbiettivi del corso di formazione sulla prevenzione della violenza di genere domestica e assistita. A questo progetto collaborano anche la consigliera di parità Cristina Cerrai e la Fondazione dell’Ordine degli psicologi della Toscana.

L’incontro ha visto la presenza di Marida Bessi presidente della Provincia e del vicesindaco di Livorno Monica Mannucci. “Nonostante si tratti di una tematica molto delicata e triste – afferma Monica Giorgi dell’Arma dei
Carabinieri – esiste un lato interessante di questi episodi, o sia riuscire a comprendere pienamente la pericolosità del caso e il dolore che ne scaturisce e quindi essere in grado di capire come mettere al sicuro
una donna in caso di pericolo”.

“In questi drammatici avvenimenti  – spiegano i presenti – altro elemento molto importante è la segretezza: le persone che lavorano a questi casi devono rassicurare la vittima e metterla nelle condizioni di assoluta protezione
cercando soprattutto di non far sapere al maltrattatore che sono iniziate le indagini. Il buon senso e la tutela per le donne, di qualsiasi età, dovrebbe essere diffuso ed insegnato nelle scuole, affermano i presenti, affinché, fin dalla giovane età, i ragazzi e le ragazze abbiano conoscenza di questo grande problema e ne prendano atto per il futuro”.

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