Multinazionale Medtronic, 314 lavoratori rischiano il posto

Il colosso americano è un'azienda sana, eppure vuol trasferire la produzione

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La protesta delle lavoratrici della Medtronic
  • di Valeria Cappelletti:

BRESCIA – Torna l’incubo delocalizzazione delle multinazionali che affligge l’Italia: 314 persone rischiano di perdere il posto di lavoro entro il 2020, sono i dipendenti del colosso Medtrnoic, leader nel settore del biomedicale che ha deciso di chiudere gli stabilimenti produttivi di Roncadelle e Torbole Casaglia in provincia di Brescia.

La vicenda

Usciamo dai confini toscani per parlare di un paradosso, come lo definisce Ugo Cherubini, segretario generale di Filctem-Cgil Brescia, perché sebbene in attivo, la multinazionale: “Ha deciso di trasferire la produzione in Messico per abbassare i costi del lavoro e al tempo stesso spostare ricerca e sviluppo in Minnesota e Irlanda, quest’ultima tra l’altro rappresenta uno dei paradisi fiscali europei” ha continuato il segretario. La Medtronic che ha le sue sedi principali in Irlanda e Minneapolis, nel 2010 ha acquistato la Invatec nata nel 1996 proprio nel bresciano e tra le prime ad aver trattato nuovi dispositivi legati alle malattie cardiovascolari.

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L’azienda

Lo scorso 7 giugno, dopo solo un anno dal termine del piano organizzativo che ha portato al taglio di 100 posti di lavoro, la multinazionale ha comunicato la decisione di chiudere i due stabilimenti bresciani. “Un ridimensionamento partito circa tre anni fa a cui non sarebbero dovuti seguire altri tipi di interventi – dice Laura Marini, segretario generale di Uiltec-Uil Brescia – anche perché l’azienda affermava che avrebbe mantenuto i dipartimenti di ricerca e sviluppo dando buone prospettive di continuità. Mai i dipendenti si sarebbero aspettati una comunicazione così tempestiva di cessata attività”.

Una doccia gelata che si è abbattuta sui lavoratori che il giorno stesso della comunicazione, hanno deciso, in accordo con i sindacati, di dare inizio a uno sciopero a oltranza che si protrarrà anche per questa settimana. Una protesta che prevede il blocco della produzione e si concretizza nel fatto che nulla entra o esce dalla fabbrica: “Questo non è semplice – ha detto Cherubini – perché vuol dire presidiare 24 ore su 24 i cancelli delle due aziende”.

MISE

Il 19 giugno si è tenuto un incontro a Roma con il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) che ha appoggiato la linea dei lavoratori: “Mettendosi a disposizione per affrontare il problema anche con risorse proprie, sia a livello economico, ma anche con strumenti normativi e legislativi” ha aggiunto Cherubini. Lo stesso Ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio ha usato parole durissime sulla questione della delocalizzazione, citando proprio il caso Medtronic. Durante l’incontro romano: “I sindacati – ha proseguito Giuseppe Marchi, segretario generale di Femca-Cisl Brescia – hanno espresso la totale disapprovazione di fronte alla scelta dell’impresa. Non si tratta di una realtà del settore tessile che sta attraversando un momento di crisi ma di un’azienda che ha fatto utili significativi e che ha goduto dell’esperienza, della professionalità della realtà bresciana e adesso va via” , ed è notizia di questi giorni che negli Usa Medtronic ha aumentato il dividendo (l’utile consegnato da una società ai suoi azionisti) del 9%.

I passi futuri

“Adesso la nostra parola d’ordine è chiedere la sospensione del piano annunciato – prosegue Cherubini – e l’apertura di un tavolo a 360 gradi con tutte le forze, istituzionali, sindacali, politiche in modo da verificare le condizioni affinché restino i siti produttivi. Diciamo anche che, vista la possibilità che il governo contribuisca con soldi pubblici, noi non vogliamo che li regali all’azienda che dopo dieci giorni va via, per cui il patto deve essere chiaro se ci sono soldi pubblici deve esserci la garanzia scritta di fronte al Ministero e a noi sindacati di chiara continuità occupazionale e mantenimento dei siti”.

medtronicIn attesa di un nuovo incontro chiesto dal Ministero che prevede la presenza di una figura al vertice della multinazionale, il presidio continua e per tutta la giornata di oggi saranno distribuiti volantini a scopo divulgativo sulla strada che transita di fronte agli uffici di Roncadelle. Inoltre giovedì 28 il vicario del vescovo di Brescia verrà in visita al presidio per incontrare i dipendenti.

Le lavoratrici e i lavatori

Ormai da 19 giorni i dipendenti protestano, passando mattine, pomeriggi e notti davanti ai cancelli di Roncadelle e Torbole, sfidando il caldo torrido. La forza lavoro che compone le due sedi bresciane è composta per il 92-93% da donne. “E molte hanno situazioni di difficoltà perché la loro vita familiare è stata calibrata sulla produzione, sui turni di lavoro – ha detto Laura Marini – Alcune sono monoreddito, altre devono pensare alle necessità della famiglia e dei figli perché i mariti sono disoccupati”.

Ognuna di queste donne e ognuno di questi uomini vive un dramma personale, l’incertezza del futuro, i mutui da pagare, le bollette, in una società in cui c’è chi continua a sostenere che la disoccupazione si sia abbassata e che l’Italia sia uscita dalla crisi.

Donne e uomini che nonostante problemi finanziari scelgono di rinunciare allo stipendio per far valere i loro diritti e che hanno trovato negli altri una grande solidarietà: “Dalla signora che dona la cassetta con le ciliegie, alle associazioni e ai lavoratori di altre aziende che si sono attivati per raccogliere soldi da portare nella cassa di resistenza per aiutare gli scioperanti, alle imprese vicine che si sono rese disponibili per l’uso di servizi igienici o semplicemente per le macchinette del caffè” ha concluso Marini. E mentre la protesta continua si innalza uno striscione realizzato dagli stessi lavoratori: “Noi biomedicali Medtronic salviamo vite, salvate le nostre”.

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