Curiosità dall’Arte: siamo proprio certi che Van Gogh si sia suicidato?

L'Artista aveva una grande fede

Van Gogh. Foto di curiousgeorge77 da Pixabay
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Pubblicato ore 12:00

  • di Glauco Fallani

Ho sempre nutrito seri dubbi sul suicidio di Van Gogh. Il 27 luglio 1890, a soli 37 anni, l’olandese si sarebbe sparato senza aver mai dato il minimo segno di perdita della fede che, incrollabile, lo ha accompagnato per l’intera sua esistenza. Una fede che, come scrive l’Artista nella sua corrispondenza privata, considera l’atto del suicidio “peccaminoso e immorale” e che condanna senza appello tutti coloro che si tolgono la vita.

Van Gogh. Foto del dipinto scattata da Glauco Fallani

È mai possibile che una persona che decide di spararsi al cuore, che consapevolmente si appoggia la pistola contro il petto prima di premere il grilletto sbagli, chissà in che modo, mira e si ritrovi a vivere ben due giorni di agonia prima di lasciare questa vita?

Dove aveva preso i proiettili e la pisola? E perché questa non è mai stata ritrovata? Questo è stato a lungo il dubbio che mi ha accompagnato quando durante le lezioni che tenevo su di lui trovavo scritto sui manuali del Liceo che Van Gogh si era sparato ed era morto dopo due giorni tra le braccia del fratello Theo prontamente accorso da Parigi. Una “bella” visione romantica della faccenda, ma sono sempre più convinto che non sia andata così.

È del 2011 una pubblicazione, passata un po’ in sordina, “Van Gogh, The life” in cui gli autori Steven Naifeh e Gregory White sono tra i primi a sostenere ufficialmente quello che ho sempre pensato: Van Gogh non si sarebbe suicidato. Come sarebbero andati, allora, i fatti? Gli autori propongono un ipotesi in cui l’Artista sarebbe rimasto vittima di un omicidio colposo accidentale ad opera di uno di due ragazzi che Vincent conosceva e con i quali era forse andato a bere. Uno dei due, era risaputo nella zona amava indossare abiti da cowboy e si dice avesse fatto vedere in giro un revolver mal funzionante. Forse ubriachi, forse per gioco, sarebbe partito un colpo diretto al petto dell’olandese il quale, sempre secondo la versione degli autori, avrebbe accolto quasi con favore la ferita mortale procuratagli ed avrebbe deciso di coprirli pronunciando la famosa frase detta sul letto di morte: “Non accuso nessuno… sono io che volevo uccidermi”.

Nel 2014 l’esperto di balistica Dr. Vincent Di Maio, su richiesta di Smith e Naifeh, ha ripreso in esame le prove forensi del tempo notando che per spararsi in quel modo da solo all’addome l’Artista avrebbe dovuto impugnare la pistola secondo un’angolazione innaturale, assolutamente scomoda e perciò anche assai improbabile (vedi articolo di Vanity Fair).

Van Gogh, profondamente religioso anche se a modo suo, non si sarebbe mai sparato, ma trovandosi in una circostanza dettata dal destino e non dalla propria volontà avrebbe tranquillamente accettato di lasciar finire la propria esistenza senza far parola di quanto realmente era accaduto.

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