Curiosità dall’Arte: Joan Mirò e le sue opere

Uno dei quattro indiscussi caposcuola del Surrealismo

L'autoritratto. Foto: G. Fallani
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Pubblicato ore 14:00

  • di Glauco Fallani

Il grande pittore Joan Mirò ha visto gli inizi della propria carriera, sfociata poi nel lungo e glorioso percorso artistico che tutti conosciamo, facilitata dal fatto che, giunto da poco in una Parigi all’epoca indiscussa capitale
artistica nel mondo, si è visto acquistare un proprio autoritratto, eseguito nel 1917, dall’allora indiscusso re degli Artisti Pablo Picasso.

L’autoritratto. Foto: G. Fallani

Detto quadro, al quale Picasso era particolarmente affezionato, è stato nella collezione personale dell’Artista per tutta la sua vita ed è passato nelle mani dello Stato francese solo quando, in seguito alla morte del Maestro, è stato usato dagli eredi, insieme a molti altri capolavori, per pagare le ingentissime tasse di successione che la Francia vantava da loro.

Oggi “L’Autoritratto” di Mirò fa quindi bella mostra di sé nel magnifico Museo statale Picasso, a mio avviso uno dei più importanti e belli della capitale francese, in una sala dedicata alle opere che sono state proprietà del grande Pablo ma eseguite da altri dove, tra l’altro, è appeso anche un’altra opera di Mirò ed un meraviglioso Modigliani (cosa questa che, a noi livornesi, non può far altro che piacere). Dopo quel “colpo di fortuna” il giovane Juan ha creduto sempre di più in se stesso ed è andato avanti per la sua strada producendo centinaia di opere, tra cui sono presenti decine e decine di capolavori ed entrando nella Storia, insieme a Max Ernst, Renè Magritte e Salvador Dalì come uno dei quattro indiscussi caposcuola del Surrealismo.

Una monumentale scultura di Mirò. Foto: G. Fallani

Uno dei più grandi capolavori non sta in una singola tela, ma è costituito da una serie di multipli iniziata nel gennaio del 1940: “Le Costellazioni”. Una serie originariamente racchiusa in una cartella contenente ventitré inarrivabili tempere su carta che testimonia il fascino dell’artista per le stelle ed il cielo, ma soprattutto che si dimostrano capaci di dar corpo figurativo alla Poesia. Su sfondi, e qui sta il colpo di genio, determinati dalla pulitura dei pennelli dell’opera precedente si possono riconoscere occhi, lune, stelle, globi che formano figure di animali e di persone. Ventitré opere distinte ma indissolubilmente legate tra loro dal fatto che ogni sfondo derivava, appunto, dai colori contenuti nel precedente. (La cartella con tutte e ventitré le costellazioni è stata presente, anche nella nostra zona, nella indimenticabile mostra su Mirò tenutasi a Palazzo Blu a Pisa dal 9 ottobre 2010 al 23 gennaio 2011).

Anche ormai famoso Mirò si recava di buonora ogni mattina nel suo spaziosissimo studio di Palma di Maiorca dove appoggiate al muro giro giro al perimetro della stanza trovava decine di tele iniziate ma incompiute, che lui stesso aveva lasciato lì a “decantare”. Queste potevano rimanere lì per un tempo indeterminato, anche molto lungo durante il quale l’Artista si limitava a passare il proprio tempo nello studio osservandole da una certa distanza, magari voltandole di volta in volta mettendo come base uno qualsiasi dei loro quattro lati, ma senza mai impugnare il pennello o usare i colori finché, come in una sorta di miracolo, era la tela stessa a suggerirgli come portarla a termine. Solo allora la prendeva dall’angolo in cui era stata così a lungo per porla al cavalletto e lì terminarla in una febbrile eccitazione. Joan Mirò, a cui ancora oggi mi piace pensare come ad un “bambino” eccezionalmente arrivato a novant’anni, è morto il giorno di Natale del 1983.

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