Carnevale di Viareggio grande festa guardando ai problemi dell’umanità

Quest'anno si festeggiano i 147 anni di attività

Il carro intitolato "Robotika". Foto: Furio Pozzi
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VIAREGGIO – Una meravigliosa giornata di sole ha accompagnato il Corso Mascherato che si è svolto sabato 15 febbraio con un’affluenza di pubblico molto elevata. Grande la magia che ha coinvolto tutti i partecipanti con i meravigliosi carri che hanno sfilato tra la folla. Quest’anno il Carnevale di Viareggio festeggia 147 anni, portando lungo i viali a mare 9 carri di prima categoria, 5 di seconda, 9 mascherate in gruppo e 8 maschere isolate.

Tanti i personaggi famosi che hanno preso parte alla giornata di sabato: Stefania Sandrelli e la figlia Amanda, quest’ultima ha ricevuto il Premio Ondina d’Oro 2020 (la madre era stata Ondina d’Oro nel 1999), Clarissa Burt e Juliana Moreira. Ma tanto anche il pubblico presente, proveniente da ogni parte d’Italia: Veneto, Emilia, Sicilia, Campania e molti, grandi e piccini, che hanno scelto di mascherarsi.

Foto: Furio Pozzi

Hanno sfilato i seguenti carri (le descrizioni sono a cura del Carnevale di Viareggio):

– “S’i fosse fuoco” di Luciano Tomei (2° categoria): la costruzione è una denuncia contro i devastanti incendi causati dalla mano dell’uomo. Il gesto sconsiderato di un folle, raffigurato come un maiale tipico della grafica ottocentensca, causa la distruzione di interi boschi. Ma chissà chi si nasconde dietro la mano dei pirmoni? Folle mania, criminalità o desiderio di sentirsi potenti? Si domanda il costruttore;

– “La cultura fa paura” di Silvano Bianchi (mascherate): la società occidentale è in balìa di un nuovo Medioevo. La cultura è la peste della nostra epoca. Le apparenze, le alternative facili, la violenza fisica e verbale, sono i mezzi scelti per vivere, affermarci e conquistare spazio nel mondo.Idee, conoscenza, intelletto qualsiasi forma i cultura vengono prudentemente arginati e messi al rogo, vittime e un degrado sociale e morale;

– “L’amaro italianodi Edoardo Ceragioli (2° categoria): il messaggio satirico della costruzione è un’istantanea sulle ultime tendenze di propaganda politica e sul naufragio della coscienza umana. La chiusura dei porti, la paura dello straniero e l’indifferenza dei più, torvano posto nella rappresentazione di un’affascinante Italia appoggiata al bancone di un bar, che diventa molto d’attracco, mentre sorseggia il Marenegro, l’Amaro italiano servitole da Salvini barista, per mandare giù le drammatiche notizie di naufragi e disperazione;

– “Giù le mani” di Franco Malfatti (2° categoria): giù le mani dai bambini. È questo il monito che l’autore lancia con la sua costruzione. In un paese civile – osserva – l’affido dei minori deve essere una missione irrinunciabile da condurre in modo ineccepibile e deve tutelare anche le loro famiglie. Ma succede che in più di un caso, per interessi economici, il diavolo ci metta lo zampino;

“Olè”. Foto: Furio Pozzi

– “Olè” di Carlo Lombardi (1° categoria): la costruzione si schiera contro la corrida, uno spettacolo tradizionale che in alcuni luoghi è considerato patrimonio cultuale, ma per il costruttore è un macabro rituale, una liturgia di morte. Attore principale del carro è il toro che brandisce una “muleta rossa” e la mostra al torero spaventato;

– “Beata ignoranza” di Roberto Vannucci (1° categoria): sapere e ignoranza due facce della stessa medaglia che ha il volto dell’uomo moderno. Internet, il nostro pane quotidiano, grande strumento di conoscenza, è sempre più oggetto di disinformazione e mentre cala il numero di libri letti, cresce quello di visualizzazioni e like. Il grande centauro, al centro della costruzione, è il simbolo del dilagare dell’ignoranza moltiplicata dai social, dai reality, dalla scuola e dalla politica;

– “A caccia di un lieto fine” di Luca Bertozzi (2° categoria): la tigre maestosa, elegante, bellissima è una delle icone del regno animale con la sua forza, fierezza, grazia e aggressività. Un tempo era venerata oggi è a rischio estinzione per colpa dell’uomo. La costruzione denuncia questo grave pericolo;

– “Quei gran geni di…” di Priscilla Borri e Antonio Croci (2° categoria): grandi invenzioni dell’ingegno italiano hanno fatto evolvere il genere umano. Dalla radio al telegrafo, dalla bussola al cannocchiale, il genio tricolore ha posto a fondamento l’esplorazione e la comunicazione;

“Home sweet home”. Foto: Furio Pozzi

– “Abbracciami, è Carnevale” di Fabrizio Galli (1° categoria): la costruzione è un inno all’altruismo, simboleggiato nell’abbraccio “siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati” diceva Luciano De Crescenzo e prendendo spunto dal suo pensiero il costruttore rappresenta una sua visione onirica dell’abbraccio, in cui i due filamenti del DNA formano personaggi simbolo della conoscenza;

– “Home sweet home, nessun posto è come casa” di Lebigre Roger (2° categoria): mentre l’umanità sembra nuotare allegramente con l’acqua alla gola e la Terra, la nostra casa dolce casa, come recita il titolo, sta andando verso il punto di non ritorno, l’unica via di salvezza è seguire il cervello, coraggio e cuore, proprio come novelli spaventapasseri, leoni e uomini di latta. Personaggi della favola del Mago di Oz che in questa costruzione diventano allegoria per monito all’umanità;

– “Né Eva, né Adamo” dei Fratelli Breschi (1° categoria): un omaggio all’amore in tutte e sue espressioni e un monito contro l’omofobia, un inno all’amore senza sesso o distinzione, colore, o religione e alla libertà di baciarsi senza ostacoli;

“Idol”. Foto: Furio Pozzi

– “Idol” di Umberto, Stefano e Michele Cinquini (1° categoria) la potente fabbrica degli dei non si ferma mai ed è pronto un nuovo idolo. Gigantesco, scattate, imponete, il nuovo soggetto dell’idolatria è servito. Un moderno Frankenstein, creato dalla gente per la gente. L’idolo è il mio schiavo di cui sono schiavo;

– “Il grande balzo” di Alessandro Avanzini (1°categoria): una tigre robotica con le insegne della Repubblica Popolare Cinese, manifesta la sua aggressività su un’icona della cultura pop nord amerciana. Un pezzo di archeologia industriale che rimanda alle immagini della cosiddetta “Rust Belt”, la regione ex roccaforte dell’industrializzazione statunitense;

– “Robotika, intelligenza artificiale” di Luigi Bonetti (1° categoria): il futuro è già presente, la robotika ormai ci segue in ogni istante della quotidinaità. L’intelligenza artificiale soppianterà ogni attività e pensiero umano? È questo l’allarme che lancia la costruzione al centro della quale una grande figura dal volto umano rivela al suo interno la robotizzazione compiuta.

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