Camilleri e Sciascia, due giganti siciliani

L'autore di "Il Commissario Montalbano" è venuto a mancare questa mattina

Conversazioni su tiresia con Andrea Camilleri al cinema
  • di Simone Fulciniti

Andrea Camilleri ci ha lasciati. Sono moltissimi gli attestati di gratitudine che si rincorrono nelle ultime ore, numerosissimi anche i messaggi di cordoglio. Era un gigante della letteratura italiana, uno degli ultimi veri testimoni d’un mondo irrimediabilmente perduto.

Il suo legame con Sciascia

Nel corso della sua lunga vita aveva incontrato e conosciuto la crema del panorama intellettuale italiano, spaziando attraverso teatro, lettere, arte e, negli anni del grande successo, televisione. Tra i tanti, amava spesso ripercorrere le vicende che lo avevano legato ad un altro figlio mastodontico della terra siciliana, Leonardo Sciascia. “Mi manca la risposta di Sciascia alle domande di oggi – affermava-. Intellettuali attenti alla società non ce ne sono più e questa è una gravissima mancanza. Il segno distintivo dei grandi scrittori è la perenne attualità: perché sono uomini in grado di precedere gli avvenimenti. Sono in grado di fiutarli, presentirli, prevederli. Uomini che vivono nel loro tempo, ma operano per il futuro”.

Un aneddoto particolare

Camilleri raccontava spesso un aneddoto che lo legava in maniera indissolubile allo scrittore di Racalmuto e ne evidenziava l’acuta personalità. “Andai a trovarlo un paio di volte, mi invitò lui. La prima volta mi telefonò a Porto Empedocle e mi disse, perché non mi vieni a trovare. Chiesi al mio amico Fofò di accompagnarmi con la macchina e lui mi portò fino alla contrada Noce. Quando arrivammo a casa Sciascia, suonammo, aprì la moglie che ci disse:’ Leonardo non c’è, è sceso in paese. Torna tra poco se volete potete attenderlo qui’. ‘No signora, lo andiamo a cercare in paese’, risposi”.

A quel punto la vicenda diventa intrigante. “Fermammo la macchina all’inizio della via, in una zona un po’ in salita e cominciammo a camminare chiedendo ai passanti e a certi vecchietti seduti a frescheggiare se avessero visto passare Leonardo Sciascia. Nessuno lo conosceva. La ricerca andò avanti parecchio finché , in cima alla strada, mi sentii chiamare: ‘Camilleri, bentrovato , vieni andiamo a prenderci un caffè’. Io stavo per entrare in un bar la vicino, ma lui mi fermò, mi prese sottobraccio e mi fece ridiscendere il corso. Solo allora andammo a prendere il caffè”. Una passeggiata dai profondi significati.

“La seconda volta che mi recai da Leonardo Sciascia, quando chiesi alla gente informazioni, tutti lo conoscevano. Mi avevano visto camminare con lui in precedenza e quindi avevano capito che ero un suo amico. Era il loro modo per proteggerlo”.

Grazie di tutto Andrea, dire che ci mancherai è totalmente superfluo.

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